
Importante è prendere in considerazione i fattori che nel lungo termine condizionano le performance di qualsiasi patrimonio: sono il fisco e la rischiosità degli asset su cui si punta. Sul primo fronte numerose le occasioni da cogliere: richiedono però la consulenza di un professionista. Sulla linea di fuoco della pericolosità degli investimenti la logica della diversificazione è la più difensiva. Un esempio? Chi punta sui bond si fa talvolta attrarre da emissioni redditizie di società o di istituti bancari dai tagli molto elevati. Meglio dividere invece gli importi destinati in quote riferite a obbligazioni a basso lotto minimo, fra l’altro quasi sempre oltremodo più liquide. Chi mira ai dividendi azionari si concentra quasi sempre su pochi titoli, magari solo italiani, trascurando l’alternativa degli Etf, strutturalmente meno concentrati proprio in termini di rischio. In realtà c’è una terza variabile di cui spesso non si tiene conto: è l’incertezza sul mondo del domani. Richiederebbe però doti di preveggenza, che nessuno può avere. Iniziano intanto a emergere alcune alternative, quanto meno da valutare, che hanno un punto forte: ridurre il più possibile l’investimento necessario. È il caso, per esempio, in ambito immobiliare, del «rent to rent» e del «rent garantito».
Da sempre chi vuole vivere di reddito punta soprattutto sul mattone. Il boom delle affittanze turistiche ha quasi di colpo ridato fiato al settore, spiazzando la pura locazione abitativa. È una scelta che sta fruttando e coinvolge soprattutto persone che si specializzano su questa forma di creazione di reddito. Attenzione però ai cambiamenti in corso. L’inflazione ha fatto salire i prezzi del mattone, rendendolo meno attrattivo proprio in ottica di affitti di breve termine. Ecco che entra allora in scena una nuova opzione: è il «rent to rent», cioè l’affittare appartamenti mal o non gestiti da proprietari che non vogliono o non sanno svolgere questo business, personalizzarli e infine proporli a locatari per periodi più o meno corti. Specializzandosi su una simile nicchia (almeno per ora) si può creare rendimento senza investire, nuovo criterio che spiazza completamente le classiche concezioni del mercato immobiliare. Naturalmente ci sono pure qui dei rischi, in presenza di margini di profittabilità inevitabilmente minori: si affitta infatti per affittare, con quindi un doppio passaggio. La formula tuttavia è più elastica e dinamica rispetto a quella della classica modalità del comprare per locare e, se basata su più immobili, può rendere bene, pur senza eccessivi impegni di tempo.
Di nuovo in ambito immobiliare: in alcune zone italiane inizia a diffondersi la proposta di nuovi edifici – mini ville o appartamenti in piccoli condomini – a basso prezzo (massimo 150.000-200.000 euro), che garantiscono un reddito con un normale contratto di affitto, quasi sempre stipulato contestualmente alla compravendita con il costruttore o una società sua associata. In questo caso entra inoltre in gioco l’aspetto del fisco, perché in alcune aree della Penisola vigono agevolazioni per chi investe nel mattone a scopo di «rent», per esempio in contesti urbani a forte tensione abitativa. Ci sono due fattori da prendere in considerazione: l’affidabilità del partner e la possibile rivalutazione negli anni della proprietà. Da notare che talvolta il segmento cui ci si rivolge non è il comparto turistico ma quello della clientela business, più remunerativa e stabile nel tempo.
I conti deposito piacciono agli italiani, da sempre propensi a mantenere tanta liquidità in banca. Niente di nuovo ma negli ultimi tempi si è resa disponibile un’opzione che può rendere bene senza provocare ansia. Sta nell’inseguire velocemente, traferendosi di banca in banca, le offerte disponibili, cogliendo occasioni semplicemente impensabili pochi due anni fa. Operando con istituti aderenti al fondo interbancario di tutela dei depositi (limite massimo di 100.000 euro per singola banca) e rincorrendo le varie proposte, diverse in base ai vincoli che le caratterizzano, si ottiene agevolmente un reddito facile da gestire e a basso rischio. Naturalmente occorre informarsi con regolarità allo scopo di centrare le proposte via via più remunerative. È una specie di trading ma senza le incertezze di quello riferito ad asset puramente finanziari.
Logicamente l’alternativa dell’obbligazionario non è mai stata così attraente come lo è nella fase in corso. Costruire un portafoglio risulta abbastanza semplice ma è importante scegliere quasi solo emissioni a basso taglio (1.000 euro), senza rischio di cambio – quindi niente Usd o Gbp – quotate su Borsa Italiana e ben scambiate. Ce ne sono molte (torneremo presto sul tema) ma importante è scegliere emittenti affidabili e capaci di sostenere le incertezze in futuro di un’eventuale economia ballerina. Più si acquistano attorno al prezzo di emissione e meglio è, lasciandosi un margine di capitale eventualmente utilizzabile se le quotazioni dovessero scendere nei prossimi anni, ipotesi plausibile ma comunque poco probabile.
Se per chi è giovane puntare su investimenti in ottica di lunghissimo termine è fondamentale, per i middle age e i senior lo è un po’ meno ma lo è comunque. Cosa si intende per «asset long term»? Sono quelli che puntano ai cambiamenti epocali del mondo, per esempio megatrend, start-up innovative, mercati emergenti e criptovalute. In tale ambito si aumenta la rischiosità ma utilizzando soprattutto Etf e pianificandone gli acquisti con entrate scaglionate in rapporto all’andamento delle quotazioni ci si può preparare a trasformazioni economiche che si annunciano sconvolgenti. Ancor meglio farlo con strumenti che distribuiscano dividendi, sebbene per ora siano pochi: si punta così al rendimento di breve termine abbinandolo a rivalutazioni del capitale nel medio e lungo periodo. Attenzione naturalmente a non esagerare: un 10-15% di capitale così diversificato dovrebbe garantire un’indicizzazione al fattore innovativo dell’economia, che potrebbe annunciarsi più utile rispetto perfino al classico ancoraggio all’inflazione. In conclusione è possibile affrontare con una certa distensione eventuali traumi lavorativi ma occorre farlo seguendo strade in parte innovative, nell’ottica che più si ottimizza in termini di denaro investito e di rischio e più ci si tutela nella creazione di un futuro sereno.
Tratto dal numero di ottobre 2023 di Patrimoni