Un colpo vincente di Jannik Sinner, il gol decisivo della propria squadra del cuore o un testa a testa avvincente in una gara di MotoGp. Lo sport è emozione - si potrebbe proseguire con decine di altri esempi - ma è anche molto di più: è sempre più un business e sta ormai entrando a pieno titolo nell’universo degli investimenti strategici. Non è più solo una passione globale, né soltanto uno spettacolo da consumare davanti a uno schermo o sugli spalti. È un ecosistema in continua trasformazione, con flussi di cassa crescenti, brand globali e una base di consumatori fidelizzata.
Lo sport è mercato che - secondo Zion Market Research e Statista - supererà i 500 miliardi di euro di giro d’affari entro il 2032, con un tasso annuo di crescita composto del 7%. In molti casi, come sottolinea un recente report di PitchBook, i ritorni generati da asset legati allo sport hanno superato, e non di poco, quelli delle borse mondiali. Basti pensare che nel decennio 2014-2024 l’Nba ha prodotto un rendimento del 2.088,9%, ben oltre il +687,3% dell’S&P 500. Ma come si fa, concretamente, a investire nello sport? Le strade esistono, diversificate per grado di rischio, liquidità e accessibilità. Ecco alcune delle opportunità a disposizione degli investitori.
La via più tradizionale passa dai mercati regolamentati. Alcuni club sportivi, come Juventus, Borussia Dortmund o Manchester United (oggi oggetto di delisting da parte della famiglia Glazer), sono quotati. Ma investire in questi titoli significa puntare su una singola società e accettare una forte volatilità: le performance di campo impattano direttamente su bilanci, ricavi da sponsorizzazioni e sentiment degli investitori. In alternativa ci sono brand sportivi globali come Nike, Adidas, Puma, Lululemon o colossi del fitness digitale come Peloton, aziende direttamente esposte alla crescita del settore sportivo e del wellness.
Esistono però anche Etf tematici focalizzati su salute, attività fisica e tempo libero e con strumenti come il Global X Health & Wellness Etf o l’Invesco Leisure and Entertainment Etf si può scommettere sul trend. Sebbene non esista ancora un Etf puramente sportivo, ne esistono invece sugli e-sports (competizioni sportive virtuali): secondo justetf.com, i tre fondi sul settore hanno ritorni a un anno compresi tra il 27% e il 52%.
Se lo sport sta diventando un asset class lo si deve in larga parte ai fondi di private equity. In meno di dieci anni, oltre 70 squadre nordamericane sono entrate nei portafogli di investitori istituzionali, per un valore aggregato di 229 miliardi di dollari. Ares Management, Arctos Sports Partners, RedBird Capital, Sixth Street, Tpg Sports: questi i nomi dietro i fondi miliardari dedicati esclusivamente a sport, media e intrattenimento.
Anche in Europa la dinamica si sta (più lentamente) consolidando. RedBird ha acquisito il Milan, investendo nel potenziale di un brand globale. Sixth Street è entrata nel Real Madrid per finanziare lo sviluppo del nuovo Santiago Bernabéu. La logica è chiara: investire in brand iconici, capaci di generare ricavi ricorrenti da diritti media, merchandising, ticketing e sponsorizzazioni. Accanto ai fondi generalisti, ci sono veicoli specializzati in sport-tech: startup che innovano nei settori di performance, wearables, analytics, fan experience e monetizzazione.
Altro canale d’investimento trainante, ovviamente per i soggetti specializzati, consiste nello sviluppo e nella gestione di infrastrutture sportive: stadi, palazzetti, centri di allenamento, villaggi olimpici. Il real estate sportivo può generare ritorni su più fronti: diritti di naming, concessioni commerciali, utilizzo extra sportivo (concerti, eventi corporate). Tuttavia i tempi lunghi, le autorizzazioni pubbliche (soprattutto in Italia) e le spese di costruzione impongono un orizzonte d’investimento medio-lungo e una tolleranza al rischio elevata.
Sempre più investitori guardano allo sport come veicolo per generare impatto ambientale ma anche sociale positivo. Eventi a emissioni zero, impianti ecosostenibili, programmi di diversity sono elementi centrali nei pitch delle società sportive. E anche lo sport femminile sta vivendo un boom d’interesse. La National Women’s Soccer League ha visto i valori delle squadre salire da 2 a oltre 100 milioni di dollari in pochi anni.
Uno dei trend più interessanti è senza dubbio quello dei fan token, strumenti digitali creati su blockchain e venduti ai tifosi tramite piattaforme come Socios.com. Club come Psg, Milan, Roma e Barcellona hanno lanciato i rispettivi token, offrendo ai fan l’accesso a votazioni, esperienze esclusive e merchandising dedicato.
Da un punto di vista finanziario, i fan token sono altamente volatili, simili più a strumenti di engagement che a vere attività patrimoniali. Tuttavia questi token sono delle forme di investimento e rappresentano un laboratorio perfetto per capire come lo sport possa monetizzare la partecipazione emotiva del pubblico.
Oltre ai fan token, c’è il mercato degli Nft sportivi. Piattaforme come Nba Top Shot, Fifa+, Sorare o Panini Blockchain permettono di acquistare momenti iconici, carte digitali o oggetti da collezione unici. Alcuni Nft sono stati venduti per milioni di dollari, anche se il mercato resta volatile e soggetto a mode. Chi vuole investire nel settore deve adottare una logica simile al collezionismo d’arte: scegliere asset rari, certificati, legati a momenti storici o atleti iconici, anche se i rischi di illiquidità sono reali.
Parallelamente stanno però nascendo piattaforme ancora più ambiziose, come ad esempio Football Players Exchange, che consente di fare trading sul valore di mercato di oltre 400 calciatori. Il loro prezzo è indicizzato tramite modelli di intelligenza artificiale, creando una vera e propria «borsa dei calciatori». Un ibrido tra mercato finanziario e gaming, con potenzialità speculative e rischi elevati.
Che si tratti di acquistare quote di squadre, investire in tecnologie per la performance oppure collezionare highlight digitali, oggi lo sport è quindi (anche) finanza. Con possibilità d’investimento dall’ampio spettro di rischio/rendimento: Etf, azioni blue chip o infrastrutture con flussi stabili per un profilo conservatore, fan token, Nft e piattaforme di player trading per uno più speculativo.
La chiave, proprio come si fa in molti sport, è sempre la stessa: diversificare il rischio e provare a cavalcare trend potenzialmente tra i più redditizi del prossimo decennio. (riproduzione riservata)