Beni di consumo primari: un settore di investimento difensivo, che storicamente si comporta bene quando la volatilità sul mercato è elevata e ci sono rischi concreti di un rallentamento economico associato a una fiammata dell’inflazione. Da inizio anno, non a caso, l’indice Msci World Consumer Staples sta mettendo a segno un total return in euro di quasi il 5%, contro il -0,8% delle azioni globali.
All’interno dei beni primari un ruolo da protagonista lo gioca il cibo. Che ha al contempo altre caratteristiche proprie dei megatrend di investimento: a partire dall’intreccio a doppio filo con altre tendenze secolari, come l’aumento della popolazione e la lotta contro il cambiamento climatico.
Per chi volesse esporsi al megatrend con prodotti di investimento dedicati l’offerta è ampia. La tabella in basso, elaborata da Fida, censisce dieci tra fondi ed Etf esposti al food, all’agricoltura o più in generale ai beni di consumo primari.
Nel 2026 questi comparti hanno fin qui svolto egregiamente il loro ruolo difensivo in portafoglio contro le avversità del mercato, tanto che la loro performance media è pari all’11,6%, con punte sopra il 18%. Su orizzonti più lunghi però la musica cambia: a un anno il rendimento medio è del 6,8%, a tre anni scivola addirittura al 5,5%. Il tutto con commissioni medie dello 0,7%: un ter piuttosto basso anche se questo dipende anche dal fatto che gli Etf passivi sono la componente dominante della graduatoria.
Apre la classifica l’Etf AgTech & Food Innovation di Global X, che da inizio 2026 rende il 18,9% con commissioni annue dello 0,5%. Secondo l’investment strategist Alex Roll gran parte della partita del cibo si gioca oggi intorno al tema dei fertilizzanti. «Si stima che il 30-40% dei fertilizzanti azotati commercializzati a livello mondiale transiti attraverso lo stretto di Hormuz: le aziende impegnate a rendere la produzione meno vulnerabile alle interruzioni della supply chain potrebbero svolgere un ruolo sempre più importante».
In particolare, il money manager individua opportunità in America del Nord, dove i produttori locali di fertilizzanti «beneficiano del basso prezzo domestico del gas naturale». Inoltre, aggiunge, «vendono il loro prodotto finale su un mercato globale in cui i prezzi stanno salendo molto più rapidamente, e in Paesi come quelli europei dove i produttori sono sottoposti a pressioni molto più forti sui costi energetici».
Dws, società del gruppo Deutsche Bank, compare in tabella Fida con due comparti: il fondo Global Agribusiness (+13,4% da gennaio, costi dell1,5%) e l’Etf Xtrackers Msci World Consumer Staples (+9,7% e ter dello 0,15%). Stephan Werner, global sector head materials and global agribusiness della società, pur riconoscendo le caratteristiche difensive del settore mette in luce una potenziale criticità: «Molte delle azione potrebbero aver esaurito la capacità di trasferire ulteriori aumenti di prezzo ai consumatori».
Proprio per questo secondo il money manager è importante selezionare i sotto-settori chiave. Come «i produttori agricoli, che stanno beneficiando di un contesto favorevole per gli utili, grazie all’espansione dei margini nelle attività di crushing, ossia la trasformazione di soia o mais in farine per mangimi o oli vegetali». Attualmente il gestore individua «come vincitori relativi nel comparto azionario alimentare le large cap che distribuiscono dividendi, dotate di marchi solidi, posizionate in segmenti attrattivi come quello delle proteine e con una comprovata capacità di determinazione dei prezzi».
Tra i fondi comuni in classifica ce ne è anche uno di Azimut, AZ F.1 Eq. Food & Agriculture: il suo rendimento nel 2026 è pari al 9,3%, con costi annui dell’1,8%. «I titoli del settore food, avendo una domanda stabile e anelastica, si distinguono per la loro capacità di generare flussi di cassa affidabili indipendentemente dalle oscillazioni del ciclo economico», argomenta il gestore del comparto, Matteo Pagella. «Si aggiunge oggi un'importante componente tattica con le tensioni e gli attacchi militari in Iran che hanno innescato un forte incremento dei prezzi dei fertilizzanti e delle materie prime agricole».
A lvello di sotto-settori, il money manager privilegia oggi «supermercati e macchinari agricoli». Le principali società di distribuzione alimentare, in particolare, «stanno integrando con successo soluzioni di AI lungo la catena di distribuzione. Tali investimenti rafforzano il posizionamento dei brand e nuove quote di mercato». Da un punto di vista strettamente finanziario, conclude Pagella, le aziende del food «stanno privilegiando la crescita organica, basata sulla capacità di conversione degli utili in flusso di cassa: questa disciplina operativa consente di supportare la crescita, garantire dividendi stabili e crescenti e per incrementare i buyback opportunistici».
Dal canto suo Amundi compare in tabella con un Etf, S&P World Consumer Staples Screened (+8,6% da gennaio con commissioni dello 0,18%). Ma anche la società del gruppo Cpr Am si approccia a questo tema di investimento. Stéphane Soussan, thematic equity manager, ritiene che oggi «le azioni dei produttori di materie prime alimentari mostrano uno sconto in assoluto e in relativo rispetto al mercato globale».
Il money manager, in questo contesto, adotta «un posizionamento di portafoglio selettivo, prediligendo le esposizioni difensive e le aziende con vantaggi competitivi in termini di barriere all’ingresso». Quanto ai sotto-settori, il gestore si focalizza su «produzione di fertilizzanti, ma anche sull’industria alimentare e delle bevande e sulla distribuzione alimentare, che appare ben posizionata per trasferire i rialzi dei costi sui prezzi finali». (riproduzione riservata)