La luna di miele tra investitori e mercato azionario italiano non accenna a concludersi. Da inizio anno il Ftse Mib, paniere delle 40 azioni a più elevata capitalizzazione di Piazza Affari, è cresciuto di quasi il 18%. Pochi indici dei mercati sviluppati possono dire di aver fatto meglio: ci sono riusciti solo Madrid e Francoforte, entrambi al 21%.
Il merito della corsa della borsa italiana va rintracciato soprattutto nei titoli bancari, favoriti dagli utili record (un retaggio della stagione dei tassi di interesse elevati) e dalla stagione del risiko bancario in corso. D’altronde, chi volesse esporsi al Ftse Mib tramite un Etf che replica l’indice, sarebbe investito al 46% in società finanziarie (banche, risparmio gestito e assicurazioni), al 15% in servizi di pubblica utilità e solo al 3% in tecnologia, uno dei settori più sofferenti in borsa quest’anno.
Battere un mercato che corre così tanto non è semplice, ma alcuni fondi a gestione attiva ci stanno riuscendo: la classifica Fida censisce i migliori 10 comparti focalizzati su Piazza Affari per rendimento da inizio 2025. La loro performance media è del 20,2%, con punte sopra il 25,5%. Il rendimento medio passa al 21,1% su un orizzonte annuo e all’80% su una prospettiva triennale. Il tutto, va precisato, con commissioni piuttosto elevate: la media dei 10 fondi in graduatoria è dell’1,6%, ma ci sono comparti che arrivano anche al 2,1%.
Nell’universo azionario italiano ci sono tre macro-categorie, ognuna con le sue specificità. La prima è quella delle large e mid cap, che mostra «performance solide e ben distribuite nel tempo: +118% a cinque anni e +97% a 10, con una volatilità che si mantiene su livelli elevati ma coerenti con il benchmark, +11% su base annua», argomenta Monica Zerbinati, analista finanziaria di Fida. Ci sono poi le large e mid cap value: «Una nicchia più aggressiva, selettiva, votata al recupero di valore latente, che mostra performance del +162% a cinque anni e del +138% a 10, ma con un prezzo più caro in termini di volatilità e drawdawn». Questa categoria, sottolinea l’esperta, è «ideale per un investitore consapevole, pronto ad accettare turbolenze in cambio di extra-rendimenti potenziali».
E poi ci sono le mid e small cap, «il comparto oggi più fragile con performance a breve, ma anche a medio-lungo termine modeste». Più che un’opportunità, conclude Zerbinati, questa «sembra oggi un’area per investitori contrarian o alla ricerca di scommesse tattiche».
Non a caso, tra i fondi migliori da inizio anno la categoria delle mid e small cap non appare. Fa invece parte della prima categoria, quella delle large e mid cap, il comparto Lemanik Sicav High Growth Ret, che da gennaio rende il 25,5% (seppur con costi elevati e pari al 2%). Andrea Scauri, gestore del fondo, nell’ipotesi di un rallentamento dell’economia è «molto piu selettivo rispetto a qualche mese fa», sul settore bancario. «Riteniamo che vi siano opportunità dal consolidamento: le nostre principali posizioni continuano ad essere concentrate su Banca Monte dei Paschi e Mediobanca».
Banche a parte, il money manager ritene che «le principali opportunità risiedano in quei titoli industriali legati al piano infrastrutturale tedesco». Senza dimenticare che «la stabilità di governo ha riportato l’attenzione degli investitori istituzionali sul mercato italiano, che continua a trattare a sconto rispetto alle altre piazze europee».
Le società di gestione del gruppo Intesa Sanpaolo, Eurizon e Fideuram, compaiono in tabella Fida con quattro fondi: Fideuram Italia (+19,8% nel 2025, costi dello 0,8%), Eurizon Azioni Italia (+19,4% e commissioni dell’1,8%), Fonditalia Equity Italy (+18,3%, costi dell’1,25%) e EF Equity Italy Smart Volatility R (+18,2%, commissioni dell’1,5%). Luigi Degrada, responsabile dell'unità Gestione Fondi Italiani di Fideuram Am e gestore sul mercato azionario Italia, invita a non dare per dimenticarsi delle small cap in portafoglio. «Nel corso dell’anno dovrebbe consolidarsi l’interesse per le piccole e medie capitalizzazioni, che si è iniziato a manifestare nelle ultime settimane». Il segmento, aggiunge il money manager, «è stato trascurato negli ultimi tre anni e ha avuto performance nettamente peggiori rispetto alle grandi capitalizzazioni».
Lato valutazioni, Degrada guarda con interesse anche «ai titoli delle telecomunicazioni in un mercato che potrebbe essere in consolidamento e meno competitivo». Più complesso il discorso riguardo alle utility, che secondo il gestore «rischiano di perdere attrattiva a causa delle minori aspettative su un deciso calo dei tassi di interesse: «questo potrebbe impattare soprattutto i servizi regolati, vicini ai massimi storici e quindi caratterizzati da dividendi poco allettanti e da un indebitamento elevato».
Euromobiliare Am Sgr (gruppo Credem) si approccia a Piazza Affari con il comparto Euromobiliare Azioni Italiane che, seppur con costi elevati (commissioni del 2,1%) nel 2025 rende il 18,9%. Massimo Aloi, portfolio manager della società di gestione, ritiene il settore bancario ancora interessante, «in maniera selettiva, in ottica di fusioni». Le valutazioni del comparto «rimangono basse tenuto conto delle potenziali sinergie, credito del rischio sotto controllo e discesa dei margini compensata dall'aumento dei ricavi da servizi», e i titoli «garantiscono ritorni in termini di dividendi e buyback ancora elevati».
Anche in termini di valutazioni l’Italia, secondo il money manager, rimane un mercato interessante. «A oggi l’indice Ftse Mib tratta infatti ad un rapporto prezzo-utili atteso di circa 11,5, in media con i valori dell’ultimo decennio. Resta a sconto rispetto all’azionario europeo, a fronte però di una dinamica degli utili simile». (riproduzione riservata)