A fianco dei grandi indici di mercato diversificati l’ascesa degli investimenti settoriali, fattoriali e soprattutto tematici ha portato alla nascita di centinaia di benchmark costruiti appositamente per essere replicati da specifici Etf. Il che crea tuttavia un paradosso: se l’indice è di fatto un benchmark monouso, che si applica a un solo prodotto di investimento, qual è la differenza con una gestione attiva?
Tecnicamente la differenza sta nel fatto che, a differenza dei fondi comuni, non c’è la figura di un gestore che può intervenire a suo piacimento per comprare o vendere un determinato titolo. Ma resta il fatto che la scelta tra un indice e l’altro, anche all’interno dello stesso settore o tema, può rivelarsi decisiva per le sorti del portafoglio. Nel bene o nel male: si tratta a tutti gli effetti di un posizionamento attivo contro il mercato.
Il caso dell’intelligenza artificiale è forse il più eclatante: su 18 Etf esposti al megatrend (di cui solo cinque hanno un track record di almeno tre anni) tolti due comparti a gestione attiva tutti gli altri replicano un indice differente. Il che porta a una stortura non di poco conto: su un orizzonte di un anno il miglior Etf sull’AI ha reso (in euro) il 31,1%, il peggiore è in negativo del 14,7%. Una differenza così importante suscita negli investitori un ragionevole dubbio: quale prodotto di investimento sta replicando più fedelmente il mercato dell’intelligenza artificiale? Quello che ha guadagnato a doppia cifra, quello in rosso di quasi 15 punti percentuali o tutte le vie di mezzo tra questi due valori?
Il vero pericolo, lamentano gli esperti di mercato, è che la proliferazione di indici possa portare a spacciare per prodotti passivi una serie di Etf che, seppur replicando formalmente un benchmark di mercato, nasce già alla base come comparti a gestione attiva mascherata.
Per questo, molto più che per gli indici generalisti, con gli Etf settoriali, tematici e fattoriali (come quelli sullo stile value o sulle small cap) diventa cruciale analizzare, per quanto possibile, le posizioni in portafoglio.
Ad esempio, in un indice sull’intelligenza artificiale potrebbe essere importante capire se vengono solo incluse società che realizzano una fetta maggioritaria del loro fatturato tramite l’AI oppure anche i beneficiari indiretti del trend.
Allo stesso modo per un indice value sarà importante capire la metodologia con cui sono state individuate le società potenzialmente a sconto. Msci, ad esempio, uno dei più autorevoli provider di indici a livello globale, include nei suoi benchmark value solo titoli sottovalutati rispetto a tre indicatori equiponderati: rapporto tra prezzo e utili attesi, rapporto tra prezzo e valore contabile e rapporto tra valore d’impresa e flusso di cassa operativo. (riproduzione riservata)