La prossima settimana, da lunedì 20 a giovedì 24 ottobre, il Mef collocherà il Btp Valore ottobre 2032, titolo riservato solo agli investitori retail, con cedole trimestrali crescenti e un premio finale per chi lo detiene fino a scadenza. Un titolo di Stato che potrebbe rendere fino al 3,3%, ha calcolato Unicredit.
Lo strumento ha registrato un grande successo in passato, a conferma dell’elevata domanda di titoli di Stato da parte dei risparmiatori, che oggi hanno in mano attorno al 15% dei Btp. Una percentuale rilevante, sottolinea giovedì 16 ottobre una nota di Unicredit, che coglie l’occasione per analizzare come gli italiani investono la loro ricchezza finanziaria.
Secondo gli ultimi dati disponibili al primo trimestre 2025, le famiglie italiane concentrano la maggior parte della loro ricchezza liquida in contanti e depositi. L’analisi di Unicredit, a questo punto, si concentra sugli asset finanziari, escludendo immobili e attività imprenditoriali, poco liquidi e difficilmente sostituibili con altri investimenti.
Le cinque principali classi di investimento considerate sono: contanti, obbligazioni (quindi anche Btp), azioni quotate, fondi comuni e prodotti pensionistici. La distribuzione degli investimenti è analizzata per tre gruppi di ricchezza: gli italiani più ricchi (top 10%) con 2.500 miliardi di euro in attività liquide; il gruppo intermedio (60-90% della distribuzione) con circa 1.000 miliardi di euro; il 50% più povero, con 190 miliardi di euro in attività liquide. In tutto, si tratta di circa 3.700 miliardi di euro di liquidità concentrati nei conti correnti, senza alcuna remunerazione. Anzi, soggetti solo a costi.
Non sorprende, notano gli analisti, che la propensione a investire aumenti con la ricchezza. Tuttavia, «la liquidità domina i portafogli: per il 50% più povero rappresenta l’80% degli asset liquidi, circa il 60% per il gruppo intermedio e si riduce al 25% per i più ricchi, comunque ancora elevata». La preferenza per contanti e depositi non è unica dell’Italia, ma comune nell’Eurozona (30% circa degli asset finanziari, contro il 10% negli Stati Uniti).
Gli investimenti diretti in azioni quotate restano contenuti: i top 10% destinano solo il 5% del portafoglio alle azioni, «preferendo probabilmente servizi di gestione professionale. In questo gruppo, circa il 30% della ricchezza è investita in fondi comuni. I prodotti assicurativi sono particolarmente rilevanti per il 50% più povero, più dei fondi comuni stessi», nota Unicredit.
Mantenere elevati livelli di liquidità, avvertono gli esperti, «non è ottimale in termini di ritorno: si preferisce al rendimento potenziale la sicurezza nell’investimento a scapito del ritorno nel lungo periodo. Gli italiani dovrebbero quindi ridurre il contante e aumentare gli investimenti».
Per il gruppo intermedio, la situazione è chiara: i depositi medi oscillano tra 30.000 e 50.000 euro per famiglia, mentre i più ricchi detengono circa 250.000 euro in conti. Per il 50% più povero, lo spazio per investire è più limitato: la media dei depositi è di 12.000 euro, appena sopra la liquidità necessaria per spese impreviste.
«Fondamentale sarebbe aumentare l’esposizione a fondi comuni e azioni», nota Unicredit, «soprattutto per il gruppo medio, ancora poco investito rispetto ai più ricchi. I titoli di Stato hanno guadagnato peso nei portafogli delle famiglie negli ultimi anni grazie a rendimenti interessanti, costi contenuti e alta liquidità, rappresentando oggi in media il 7% dei portafogli, ancora meno del 10% pre-crisi del 2008».
Per il 50% più povero, incrementare gli investimenti richiede strumenti con basso importo minimo e costi contenuti: «in questo contesto, i titoli di Stato retail rappresentano un’opzione particolarmente adatta. Anche i fondi comuni possono offrire esposizione alle azioni con buona diversificazione», conclude Unicredit. (riproduzione riservata)