Cambiano le stagioni di mercato, i tassi scendono, ma c’è una costante che sopravvive a ogni mutamento di clima economico: l’appetito degli italiani per i Btp. Tanto più se questi titoli di Stato, nelle loro versioni speciali come il Btp Valore di cui si è appena chiuso il collocamento, vengono architettati dal Mef per sbaragliare qualsiasi concorrenza (anche tra i bond governativi stessi) sul mercato.
E così, il collocamento del nuovo titolo a sette anni ha chiamato a raccolta oltre 506 mila investitori individuali, che ci hanno riversato 16,57 miliardi di euro. Per molti di essi ora arriva la seconda parte del gioco: integrare questo nuovo Btp nel portafoglio complessivo. Anche perché, seppur nella sua semplicità, un titolo di Stato di questo tipo va maneggiato con un po’ di accortezza. Ecco dieci mosse per valorizzarlo al meglio.
Il Btp Valore può essere visto come un parcheggio remunerato, con flussi cedolari ogni tre mesi per sette anni, cedole crescenti e premio fedeltà finale dello 0,8% (tassato al 12,5%). L’idea del Mef è quella di spingere gli investitori a tenerlo fino alla fine, godendo della fetta più grande dei frutti nella parte finale. Rispetto a un conto di deposito però il quasi-vincolo di sette anni è un po’ lungo: per tutto questo tempo, se si vorrà godere di tutti i benefici previsti, il denaro dovrà rimanere immobilizzato.
Un private banker consultato da MF-Milano Finanza ha proposto un esempio: l’investitore tipo di questo Btp Valore è un genitore che dovrà pagare gli studi universitari del figlio o della figlia dopo sette anni. In questo modo può bloccare il capitale, che alla scadenza riceverà il premio, e al contempo utilizzare le cedole per spese ordinarie. In alternativa, un altro investitore tipo può essere il pensionato con un buon tesoretto di liquidità (almeno 100 mila euro) che può vivere di rendita per sette anni con le cedole, magari per integrare la pensione pubblica. Le cedole crescenti, inoltre, possono essere funzionali a sostenere le spese crescenti legate alla longevità, come le cure mediche.
La simulazione in basso propone un’analisi dei flussi cedolari e del rimborso a scadenza per un investimento di 50 mila euro. In questo caso, al momento del rimborso l’investitore si troverebbe - al netto della tassazione - con 50.350 euro di capitale e un incasso tramite cedole di 9.625 euro. In totale l’investitore percepirà, nel corso di tutta la vita del bond, 9.975 euro (rendimento netto annuo medio del 2,85%). Un risultato che permette di battere un’inflazione al 2%, con un rendimento reale dello 0,8–0,9%.
Dipende da quanto si è investito. Se con ticket sotto i 50 mila euro ha poco senso fare qualsiasi considerazione al di fuori della gestione di piccole spese quotidiane, con importi maggiori si possono fare riflessioni più sofisticate.
Tornando all’esempio precedente, ogni tre mesi entrerebbero nel conto corrente 284 euro per tre anni, quasi 340 per i successivi due e quasi 440 per l’ultimo biennio. Somme che possono far pensare anche di spostare una parte di denaro verso investimenti a rischio più alto: ad esempio, impostando con una periodicità trimestrale un piano di accumulo su un Etf azionario. Meglio se ad accumulazione (quindi con il reinvestimento dei dividendi nel nav), così da sfruttare l’interesse composto di cui invece strumenti come il Btp Valore sono privi.
Tendenzialmente un Btp di questo tipo è fatto per essere comprato e tenuto fino alla scadenza. Ma è anche vero che le edizioni passate ancora presenti sul secondario hanno un mercato piuttosto vivace. Se si ha necessità di recuperare tutta la propria liquidità (o una parte di essa), non è difficile vendere il titolo. Si possono però fare alcune considerazioni: per esempio, nei primi tre anni il tasso del 2,6% è più alto, con i rendimenti attuali, rispetto a un triennale a tasso fisso (oggi intorno al 2,2%). Quindi pensare al Btp come a un deposito a tre anni può avere una sua logica. Molto dipenderà poi dai meccanismi di domanda e offerta: i precedenti Btp Valore ancora presenti sul secondario prezzano ampiamente sopra la pari. Se la dinamica fosse confermata anche stavolta, si potrebbe, al bisogno, provare a intascare un po’ di plusvalenza.
Una volta passato sul secondario il Btp Valore perde il premio fedeltà, e quindi il rendimento lordo annuo medio deve essere decurtato di uno 0,11% (sempre lordo) all’anno. Il che significa che il titolo arriverà a rendere il 3,11%, comunque sopra un tasso fisso a sette anni (2,96%) anche se è verosimile che proprio per questa ragione il prezzo si vada presto ad adattare ai tassi fissi comparabili. È con quelli che bisognerà poi fare il reale confronto, considerando sempre, però, che la logica delle cedole crescenti rimane invariata: quindi rispetto a un tasso fisso a sette anni si avrà meno all’inizio ma più alla fine.
Per ottenere lo stesso rendimento che avrebbe garantito il Btp Valore in fase di emissione bisogna necessariamente alzare la durata del titolo che si va ad acquistare. Il 2,8% netto, calcola Skipper Informatica, si può spuntare attualmente sui tassi fissi decennali, accettando però di dover sopportare minusvalenze in conto capitale. Al contempo, diversi tassi fissi al 2035 pagano ancora cedole piuttosto corpose: se quindi la Bce dovesse ancora abbassare il costo del denaro, è possibile che i loro prezzi salgano ancora per adattarsi al nuovo ambiente di politica monetaria.
Una circostanza che, se sommata al buon feeling tra Tesoro e agenzie di rating degli ultimi mesi, potrebbe essere valutata in una strategia orientata alle plusvalenze. Fermo restando che, all’aumentare della lunghezza dei bond, si deve in genere essere disposti a tollerare una maggiore volatilità del prezzo, perché i titoli a lunga scadenza reagiscono di più alle variazioni dei tassi.
In un’ottica di portafoglio obbligazionario avere solo un Btp Valore a sette anni non garantisce una buona diversificazione, perché ci si sta esponendo a un solo emittente e su una sola scadenza. Si può quindi valutare di integrare l’allocazione con una parte di altre obbligazioni (anche aziendali o finanziarie) in euro, valutando anche i fondi o Etf obbligazionari a scadenza. Se si è disposti a tollerare il rischio di cambio, infine, è possibile considerare una parte di investimento obbligazionario in valuta.
Il pericolo di non ricevere indietro il capitale investito c’è, ma solo se in sette anni l’Italia dovesse fallire. Ipotesi, allo stato attuale, piuttosto improbabile. Il vero rischio è un deprezzamento dell’obbligazione nel caso la si dovesse vendere: ma con la situazione attuale del debito italiano gli analisti di mercato rimangono abbastanza positivi sulla tenuta delle scadenze intermedie.
Il ragionamento è prematuro, ma una buona pianificazione finanziaria di lungo periodo può già prevedere due possibili scenari. Il primo, utilizzare il capitale che torna indietro maggiorato del premio fedeltà per una spesa concreta (gli studi di un figlio, un immobile). Il secondo, reinvestire quel capitale utilizzandolo come parte di portafoglio da destinare alle rendite. E quindi vedere quali sono gli strumenti utili allo scopo, a cominciare dalle nuove emissioni di Btp. (riproduzione riservata)