Lontano dai riflettori dei semiconduttori e dell’intelligenza artificiale un segmento del mercato azionario sta realizzando da oltre un anno un rally altrettanto significativo: quello dei titoli value. Lo stile di investimento che punta a individuare aziende a sconto rispetto al loro valore intrinseco, e che è stato reso celebre in tutto il mondo dal supergestore Warren Buffett.
Nell’ultimo anno gli indici generalisti value sulle azioni globali dei mercati sviluppati hanno realizzato performance superiori al 60%, con multipli prospettici intorno alle 15,5 volte gli utili, quasi cinque punti in meno rispetto all’Msci World.
In un contesto di valutazioni del mercato molto tirate a causa dei multipli dei colossi dell’AI (la stessa SpaceX di Elon Musk si è quotata con una capitalizzazione di mercato pari a cento volte il fatturato) l’investimento value ha proprio l’obiettivo di offrire un ingresso a sconto, puntando sull’apprezzamento di lungo periodo dei titoli.
La tabella Fida in basso riporta una selezione di dieci tra fondi ed Etf focalizzati sullo stile value per rendimento da inizio anno. La loro performance media è del 30,9%, che passa al 53% a un anno e vola al 77% a tre anni. Il tutto con costi medi annui – piuttosto contenuti per l’universo dei fondi azionari – dell’1,17%.
«Negli ultimi anni il value ha recuperato terreno rispetto al growth, beneficiando di tassi d'interesse più elevati e maggiore attenzione degli investitori a qualità degli utili e valutazioni», evidenzia Monica Zerbinati, analista finanziaria di Fida, che nota anche come «a livello geografico emergano differenze significative».
In Europa «il value domina nettamente, sostenuto dal peso di settori come finanziari, industriali ed energia, mentre negli Usa il growth conserva la leadership storica grazie al contributo delle grandi società tecnologiche, anche se negli ultimi dodici mesi il value ha mostrato una maggiore capacità di tenuta».
Fidelity guida la classifica Fida con l’Etf Em Quality Income, che da gennaio guadagna il 37,1% con costi dello 0,5%. Il focus è sui mercati emergenti. Il comparto, sottolinea Max Dawe, director Etf Strategy di Fidelity International, «offre un’esposizione indicizzata e basata su regole a società sottovalutate, combinando rendimenti da dividendo interessanti e fondamentali solidi». In particolare, aggiunge, l’Etf privilegia «aziende caratterizzate da flussi di cassa stabili, elevati rendimenti sul capitale investito e dividendi sostenibili».
Perché proprio i mercati emergenti? Dawe fa notare che «la debolezza del settore tecnologico cinese e il ridimensionamento delle aspettative di crescita hanno spinto gli investitori a orientarsi verso società più convenienti in termini di valutazione e capaci di generare un certo reddito».
Anche iShares (BlackRock) compare in graduatoria con un Etf, focalizzato invece sulle azioni value globali: il comparto Edge Msci World Value Factor (+34,5% nel 2026, ter annuo dello 0,3%). «Una domanda più sostenuta di materie prime e maggiori investimenti in infrastrutture riportano attenzione su società connesse all’economia reale, spesso valutate a multipli più contenuti rispetto ai titoli di crescita», evidenzia Benedetta Goldner, Etf sales director di BlackRock Italia, che spiega quindi il modo in cui lavora l’Etf in questione: partendo da un universo ampio l’indice include i titoli in base a «prezzo rispetto a utili attesi, prezzo rispetto al valore contabile e valore d’impresa rispetto ai flussi di cassa operativi». Il confronto, conclude Goldner, «avviene anche a livello infra-settoriale per distinguere le reali opportunità da valutazioni basse riconducibili esclusivamente alla minore valorizzazione dei comparti di appartenenza».
Dal canto suo AllianceBernstein si approccia ai titoli sottovalutati con il fondo Emerging Markets Value, che da gennaio cresce del 33,2% con commissioni annue dell’1,75%. «Al di là della narrativa dominante gli effetti indiretti della domanda trainata dall’AI stanno creando un’ampia gamma di opportunità ancora sottovalutate nei diversi settori», spiega John Lin, co-gestore del comparto.
Cercando titoli «con fondamentali solidi e in grado di generare utili sostenibili», il money manager guarda in particolare a società «caratterizzate da solidi flussi di cassa e da un significativo potenziale di crescita di lungo termine, rispetto alle quali il sentiment è diventato eccessivamente prudente a causa di preoccupazioni cicliche, incertezza macro o fattori di breve periodo»
Attualmente Lin sta individuando titoli di questo tipo soprattutto «in Corea e Taiwan, con un’esposizione selettiva ai chip e alle relative filiere, e in America Latina, supportata dall’allentamento delle condizioni monetarie e da dinamiche favorevoli dei tassi reali».
Punta sui titoli sottovalutati asiatici (Giappone escluso) il fondo Meridian Asia Ex-Japan di Mfs Im, che da gennaio guadagna il 27,9% con commissioni annue dell’1,05%. Sanjay Natarajan, portfolio manager del comparto, oggi è interessato «ai settori in cui la valutazione e i fondamentali presentano uno squilibrio. Tra questi possono figurare i servizi finanziari, alcune aziende del settore dei beni di consumo e titoli industriali o tecnologici la cui sostenibilità degli utili è sottovalutata».
A livello di paesi, Hong Kong rimane sovrappesato, «poiché riteniamo che le nostre partecipazioni rappresentino alternative di qualità superiore rispetto alle controparti cinesi». Ma anche la Cina è tra le prime scelte, «a seguito dell’esposizione a titoli del settore dei beni di consumo che riteniamo siano aziende con un forte vantaggio competitivo e una crescita duratura nel lungo termine», conclude Natarajan.
Visti i risultati dello stile value ci sono società di gestione che hanno deciso di scommetterci con nuovi fondi dedicati. È il caso di M&G Investments, con il comparto Global Strategic Value, gestito da Shane Kelly insieme ai co-gestori Richard Halle e Dan White. «Uno tra gli aspetti più incoraggianti dell’attuale contesto», sottolinea Kelly, «è la presenza di opportunità value in molteplici segmenti».
Ad esempio, elenca il gestore, «è rientrato nel nostro perimetro di analisi il comparto dei consumi, ai margini durante il periodo di tassi bassi». Il money manager è inoltre sovrappesato «sui materiali, sostenuti da un approccio più pragmatico in Europa. Infine, alcuni tra i titoli tecnologici che hanno registrato performance più solide appartengono a segmenti finora trascurati, come i produttori di hard disk». (riproduzione riservata)