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Borse europee sotto pressione: dove investono i fondi e gli Etf che resistono alle vendite
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Borse europee sotto pressione: dove investono i fondi e gli Etf che resistono alle vendite

02 aprile 2026, 20:00

Contro la volatilità i gestori Ue puntano su titoli a sconto e alte cedole

Per gli analisti di mercato il 2026 doveva essere l’anno dell’Europa: forti di valutazioni contenute e una bassa esposizione ai titoli dell’intelligenza artificiale a rischio bolla, sul finire dello scorso anno i listini del Vecchio continente erano diventati la prima scelta di molti grandi fondi che stavano pianificando la rotazione di portafoglio dagli Stati Uniti e dai grandi nomi della tecnologia.

Lo scoppio della guerra in Medio Oriente ha però bloccato il flusso e ora l’Europa, complice la sua forte dipendenza dalle importazioni di petrolio e gas, procede col freno a mano tirato: tanto che nell’ultimo mese un Etf sullo Stoxx 600 ha lasciato per strada (si considera il totale return) quasi il 9% del suo valore.

Fondi ed Etf: chi vince e chi perde nel lungo periodo

Il Vecchio continente però, quando si parla di investimenti, è un mosaico molto variegato, ed è possibile pertanto trovare (tra fondi ed Etf) delle soluzioni di investimento che stanno ampiamente sovraperformando il mercato. La tabella in basso, proposta da Fida, riunisce dieci comparti sulle borse europee per rendimento da inizio 2026. La loro performance media è del 6,7% (-2,1% per lo Stoxx 600), che passa al 20% a un anno e sfiora il 57% su una prospettiva triennale. Il tutto con commissioni medie annue dello 0,8%, ma molto variabili tra i comparti attivi e quelli passivi.

La recente correzione, sottolinea l’analista finanziaria di Fida, Monica Zerbinati, «non intacca un ciclo triennale che ha premiato le large cap europee con rendimenti superiori al 35% e punte del 40% per il segmento value», quello cioè che cerca di individuare titoli sottovalutati rispetto al loro valore intrinseco. Ed è proprio lo stile value, aggiunge l’esperta, «il filo conduttore più robusto dell'intera analisi: la sua superiorità rispetto al growth non si misura soltanto sui rendimenti, ma si manifesta con ancora maggiore nitidezza sugli indicatori di rischio». Il drawdown massimo quinquennale (differenza tra un punto di massimo e uno di minimo, ndr) «del growth europeo large cap supera il 26%, quello del value si ferma sotto il 19%, mentre la volatilità negativa triennale è rispettivamente al 7,4% e al 5%». Sul fronte opposto, «le medie e piccole capitalizzazioni europee rappresentano l’elemento strutturalmente debole del fenomeno: a cinque anni l’indice delle mid e small cap segna appena il +4,2% contro il +42,6% delle large e mid, mentre il segmento growth scende addirittura in territorio negativo, a -7,8%», conclude Zerbinati.

La carta delle cedole elevate

Da inizio anno i fondi ed Etf che stanno dando migliori soddisfazioni agli investitori sono quelli più difensivi: da una parte il value, dall’altra le strategie ad alto dividendo e i titoli con fondamentali di bilancio di qualità. Rientra proprio nel filone delle cedole elevate l’Etf Europe Equity Income di Wisdomtree (+4,5% con costi annui dello 0,29%).

Nella fase attuale, evidenzia Ayush Babel, director quantitative research, «gli investitori possono trarre beneficio da un approccio più selettivo e difensivo, privilegiando società con fondamentali solidi, flussi di cassa resilienti e una gestione disciplinata del capitale». In Europa, ciò si traduce «in un focus su aziende con un chiaro impegno nella remunerazione degli azionisti, storicamente uno dei tratti distintivi del mercato azionario della regione». È fondamentale tuttavia, avverte il money manager, «combinare queste esposizioni con filtri di qualità, al fine di evitare le cosiddette value trap: società che appaiono interessanti in termini di valutazione o rendimento, ma che presentano fondamentali in deterioramento».

Tra sconti e qualità

Aperture (parte di Generali Investments) compare in graduatoria con il fondo European Innovation (+4,3% nel 2026 con costi annui dello 0,3%). Anis Lahlou, chief investment officer della società, ritiene che «la recente volatilità di mercato rappresenti un’opportunità per diversificare verso l’Europa, un mercato che riteniamo ancora conveniente rispetto agli Stati Uniti, visto che tratta con uno sconto del 20-25% rispetto agli Usa». Quanto al comparto in sé, il money manager adotta un «approccio flessibile e ad alta convinzione, che si concentra su tre aree: value, quindi titoli sottovalutati, quality, ossia società solide e in crescita stabile, e earnings momentum, vale a dire crescita esponenziale che porta a revisioni al rialzo degli utili».

Nel contesto di mercato attuale Lehlou ha orientato il portafoglio fin da inizio anno verso «abilitatori dell’intelligenza artificiale e principali aziende europee della difesa: aziende che beneficiano di cambiamenti strutturali, dove nuove tecnologie o modelli di business si traducono in una crescita degli utili sostenuta e in un vantaggio competitivo di lungo periodo».

Occhi puntati sui flussi di cassa

Dal canto suo Ubs Asset Management (Am) compare in classifica con il comparto Kss European Equity Value, focalizzato sui titoli sottovalutati. Philip Haigh, senior portfolio manager equities global value, adotta un «approccio contrarian, investendo in società solide e sottovalutate con modelli di business resilienti».

Recentemente il money manager ha ridotto o venduto «posizioni in settori come energia e finanziari, dove le performance sono state solide e le valutazioni sono cresciute, per riposizionarci su aree di maggiore convinzione, in comparti più difensivi e orientati alla qualità, dove i prezzi sono diventati più interessanti». Più in generale, il gestore adotta una strategia «a lungo termine, con un orizzonte medio di circa cinque anni, il che porta a orientarci verso i flussi di cassa, analizzando le società sulla base degli utili normalizzati e del flusso di cassa libero». (riproduzione riservata)



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