Nonostante la volatilità e le incertezze geopolitiche delle ultime sedute di borsa (soprattutto negli Usa con i dazi di Donald Trump) i mercati azionari sulle due sponde dell’Atlantico potrebbero continuare a crescere nei prossimi 12 mesi, arrivando anche alla doppia cifra. A stimarlo sono Michele Morgant, senior equity strategist, e Valdimir Oleinikov, senior quantitative analyst di Generali Investments, che sulla base dell’analisi di mercato suggeriscono un total return atteso del 7-11% per gli Stati Uniti e dell'8-12% per l'Eurozona.
Se i numeri sono questi, gli esperti di Generali Investments rimangono cautamente sovrappesati sulle azioni, ma con un’avvertenza importante: oggi più che mai è importante la diversificazione, sia geografica sia settoriale. Negli Stati Uniti, osservano i money manager, «la crescita degli utili appare ancora resiliente, ma alcuni segnali di saturazione sono evidenti, portando a una rotazione dal settore tecnologico. Per compensare, Morganti e Oleinikov si stanno concentrando su «una strategia equiponderata tra S&P 500 e Russell 2000, con un sovrappeso sulle piccole capitalizzazioni».
In Europa invece, evidenziano gli esperti, si osserva oggi «un momentum degli utili in ripresa, ma da una base bassa: le condizioni macro migliorano e il contesto di disinflazione crea un ambiente favorevole all'investimento», seppur con tutta la cautela derivante dai rischi geopolitici. Generali Investments, dal canto su, ha aumentato il peso sulle small cap europee e giapponesi, mantenendo al contempo una leggera esposizione su Cina e India. «La rotazione settoriale è in atto», dicono i money manager, «con i mercati emergenti favoriti dagli stimoli economici cinesi e da una crescente competitività nell’intelligenza artificiale».
Allo stato attuale, secondo gli esperti, in Europa i settori ciclici vanno preferiti rispetto ai difensivi, «riflettendo il miglioramento degli indicatori economici e la stabilità del contesto finanziario». Oltre al comparto finanziario (cioè banche e assicurazioni), nel continente il portafoglio di Generali Investments sovrappesa la difesa (complice il maxi piano da 800 miliardi per il riarmo annunciato la scorsa settimana), le costruzioni favorite dal maxi-piano fiscale tedesco, l’energia, il pharma, l’immobiliare e i chip.
In sottopeso invece beni di consumo, servizi professionali, vendite al dettaglio, media, trasporti e utility. In tutto ciò, concludono Morganti e Oleinikov, «l’aumento dell’attività di fusioni e acquisizioni e i segnali positivi dagli indici Pmi europei indicano un rafforzamento della fiducia nel mercato». (riproduzione riservata)