Mentre gli Stati Uniti fanno i conti, lato mercato azionario, con il terremoto Donald Trump, sull’obbligazionario è in corso una fase di normalizzazione. La curva dei rendimenti dei Treasury, seppur ancora invertita (le scadenze più brevi rendono di più di quelle lunghe) è meno ripida rispetto a un anno fa. Sul fronte delle cedole, nel breve si trovano comunque ancora rendimenti interessanti: 4,3% il T-bond a un mese, 4,2% il sei mesi, 4% a un anno e 3,9% il biennale.
Per investire nelle corte e cortissime scadenze americane ci sono i fondi monetari in dollaro: detti anche fondi di liquidità, questi comparti si caratterizzano per l’investimento in Treasury a scadenza breve. L’asset class è molto ampia: per gli investitori retail italiani ci sono circa 70 fondi di questo tipo. La tabella Fida in basso censisce i migliori 10 per performance da inizio 2025. Il loro rendimento medio è dello 0,6%, che passa al 9,1% a un anno e decolla al 23,5% su una prospettiva triennale. Il tutto con costi che, vista la tipologia di portafogli, sono piuttosto ridotti: la commissione media dei prodotti in tabella è dello 0,3%, ma c’è anche chi scende allo 0,1% e chi sale all’1%.
«I costi correnti complessivi», evidenzia a tal proposito Monica Zerbinati, analista finanziaria di Fida, «si collocano in un range che va dallo 0,06% fino all'1,15%, con una variabilità significativa che riflette approcci gestionali diversificati». Emergono, secondo l’esperta, due principali filosofie: primo, «fondi a basso costo, con commissioni che oscillano tra lo 0,1% e lo 0,25%, caratterizzati da una strategia di efficienza e contenimento degli oneri per l'investitore». Secondo, «fondi con approccio più articolato, i cui costi possono raggiungere lo 0,75%-1,15%, che offrono servizi più complessi o strategie di gestione più raffinate».
La diversificazione nelle composizioni di portafoglio di questi fondi, sottolinea ancora Zerbinati, «è evidente nei rendimenti registrati. Dall'inizio dell'anno variano da un massimo sopra l’1% a un minimo di -0,53%. Su un orizzonte temporale di cinque anni, le performance oscillano tra un incremento del 20% e un +4,5%».
Eurizon (gruppo Intesa Sanpaolo) con il fondo Obbligazioni Dollaro Breve Termine mette a segno una performance da inizio anno dello 0,9% (più del 17% a tre anni), con costi dello 0,8%. Rientra insomma nella seconda categoria elencata da Zerbinati: costi più alti ma strategie di gestione più complesse. Lorenzo Mazzei, gestore del comparto, fa notare che attualmente «i mercati prevedono meno di tre tagli dei tassi da parte della Fed per quest’anno, previsione che potrebbe comunque cambiare in modo significativo in funzione delle politiche economiche e internazionali della nuova amministrazione americana, ma appaiono prudenti nel prezzare ulteriori riduzioni dopo quest’anno». In questo contesto, evidenzia il money manager, «i bond con scadenze superiori a un anno, soprattutto quelli a tre anni, risultano particolarmente interessanti poiché offrono rendimenti competitivi e potrebbero beneficiare maggiormente di un eventuale rally generalizzato sui tassi di interesse».
Anche Pictet Am con il comparto Ultra Short Term Bonds punta su una gestione articolata, e infatti i costi sono dell’1%. Ma con rendimenti dello 0,6% da inizio anno che arrivano al 25% sui tre anni. Nell’ultima analisi sul portafoglio il team di gestione segnala di aver investito «in scadenze più lunghe, tenendo in tal modo una duration piuttosto elevata: nel corso del mese di gennaio i nostri investimenti principali sono stati Intesa Sanpaolo Ny a 6 mesi e Ubs Stamford a 3 anni di nuova emissione». Per quanto riguarda la strategia, spiegano i money manager, «la curva dei rendimenti non presenta più una profonda inversione perché ora si prevede un allentamento della politica monetaria decisamente minore rispetto ad alcune settimane fa: ciò crea nuove interessanti opportunità di investimento». Dal canto loro i gestori di Pictet vogliono «aumentare la scadenza media ponderata, investendo in scadenze più lunghe e concentrandoci su emittenti di alta qualità».
Con il fondo MM Responsible Usd Swisscanto mette a segno da inizio 2025 una performance dello 0,5% (23,7% a tre anni). Questo comparto rientra invece nella prima categoria di costi: commissioni basse (0,3%), stile di gestione più semplice. Thomas Kirchmair, head global rates della società di gestione, fa notare che gli ultimi dati fondamentali degli Stati Uniti «suggeriscono un ulteriore raffreddamento del mercato del lavoro ed è probabile che la Fed taglierà ulteriormente i tassi». Le obbligazioni brevi, secondo Kirchmair, «probabilmente ne beneficeranno di più rispetto alle scadenze più lunghe, in quanto il premio per l'incertezza fiscale si rifletterà probabilmente qui». Attenzione però al forte rischio di cambio: «Dal punto di vista di un investitore in euro, gli investimenti in obbligazioni denominate in dollaro dipendono in larga misura dalle aspettative sul tasso di cambio: più brevi sono le scadenze, maggiore è l'influenza dell'andamento dell’euro-dollaro sulla performance», spiega il money manager. «Dal punto di vista odierno, un investimento in obbligazioni in euro con scadenze più brevi o in fondi del mercato monetario in euro è probabilmente più conveniente che speculare su un dollaro americano più forte rispetto alla moneta unica».
Come porsi infine nei confronti del rischio di tasso? RJ Gallo, head of municipal bond investment group di Federated Hermes, ritiene che oggi quello dei Treasury «con scadenza pari o inferiore a tre anni sia basso». In effetti, aggiunge, «tutti i titoli del Tesoro con scadenza pari o inferiore a tre anni hanno rendimenti superiori alla loro duration, il che significa che i rendimenti di mercato a breve termine dovrebbero aumentare di oltre il punto percentuale prima che questi titoli rischino di produrre un rendimento totale negativo». (riproduzione riservata)