skin track
Bond, dove trovare le occasioni nell’investment grade dopo l’ultimo taglio Bce? I fondi che rendono in media il 4,3%
Gestori Leggi dopo

Bond, dove trovare le occasioni nell’investment grade dopo l’ultimo taglio Bce? I fondi che rendono in media il 4,3%

27 giugno 2025, 20:00 Ultimo aggiornamento: 02 luglio 2025, 11:45

Con i rendimenti dei titoli in discesa ora i gestori cercano opportunità in alcuni settori specifici: ecco le loro scelte

Con la stagione dei tagli ai tassi di interesse da parte della Bce ormai avviata c’è ancora spazio per il credito investment grade in portafoglio? Con questa espressione si identificano quei bond di emittenti finanziari e industriali considerato a basso rischio di default dalle agenzie di rating. Un minore rischio che si traduce in un più basso rendimento delle obbligazioni rispetto a quelle di emittenti a basso merito creditizio, i cosiddetti high yield.

L’importanza dei fondamentali

Tradizionalmente accostato a un investimento in titoli di Stato (nonostante la tassazione più alta, al 26% e non al 12,5%) il credito investment grade gode comunque, in genere, di varie opportunità di extra-rendimento, legate ad esempio ai fondamentali aziendali. Nonostante le varie incertezze legate alle politiche di Donald Trump, ai conflitti in Medio Oriente e alla volatilità dei mercati «i parametri creditizi continuano a indicare che le società investment grade godono di buona salute», evidenzia Flavio Carpenzano, investment director reddito fisso di Capital Group. «I fondamentali robusti, unitamente alla solidità e alla continuità della domanda per questa asset class, sono fattori chiave che contribuiscono a mantenere ridotti gli spread».

Stati Uniti vs Europa

Cosa aspettarsi dalla Bce d’ora in avanti, e quali possibili ripercusioni per un investimento in bond investment grade? «In Europa», spiega Giulio Renzi-Ricci, head of asset allocation di Vanguard Europe, «l’inflazione appare più contenuta, con attese intorno all’1,7% grazie a una dinamica moderata di salari e servizi, lasciando margini per un approccio più accomodante da parte della Bce». Sul fronte obbligazionario, aggiunge il money manager, «preferiamo mantenere una duration breve negli Stati Uniti, dove la curva è più ripida, e una duration più lunga nell’Eurozona, con opportunità proprio nel credito investment grade».

I fondi che rendono di più nel 2025

Per chi volesse approcciarsi all’asset class con prodotti di risparmio gestito dedicati la classifica elaborata da Fida propone dieci fondi a gestione attiva ordinati per rendimento da inizio anno. Salvo un paio di eccezioni tutti i comparti appartengono alla categoria degli obbligazionari globali investment grade con copertura in euro: e questo perché la debolezza del dollaro ha compromesso una fetta importante dei rendimenti per tutti quei fondi che non prevedono copertura valutaria. La performance media dei fondi in graduatoria è del 4,3% (con punte dell’8,7%), che sale leggermente al 4,5% su un orizzonte annuo e arriva al 5,8% su una prospettiva triennale (ma con molte differenze tra i migliori e i peggiori). Il tutto con commissioni abbastanza contenute: il costo medio è dello 0,9%, più di un Etf passivo ma comunque sensibilmente meno rispetto alla media dei fondi azionari attivi, che si aggira intorno all’1,8%-1,9% (dati Morningstar).

Le scadenze da preferire

Con il fondo Bny Mellon Global Bond H Bny Investments mette a segno una performance del 4,4% nel 2025 (con commissioni dell’1%). La società di gestione è attiva nell’asset class anche con i comparti Bny Mellon Global Credit Fund e Bny Mellon Global Aggregate Bond Fund.

April LaRusse, head of fixed income specialists di Insight Investment (società dell’ecosistema Bny) fa notare che «i crescenti interrogativi sulla sostenibilità del debito ci rendono cauti nei confronti delle obbligazioni a lunga scadenza, caratterizzate da una volatilità decisamente maggiore nella parte lunga della curva dei rendimenti, un fenomeno che ci aspettiamo possa accentuarsi nel tempo». Quanto ai settori, fa notare la money manager, «quelli meno cicli come le utility offrono ancora spread che riteniamo interessanti, ma per loro natura operano spesso all’interno del mercato nazionale, il che li rende meno esposti ai rischi legati alle tariffe internazionali».

Per queste società, aggiunge LaRusse «la preoccupazione principale è quella di un rallentamento economico più ampio». Per mitigarla si può invece puntare «su società con flussi di cassa prevedibili e resilienti, in grado di resistere alla volatilità economica: il settore delle telecomunicazioni rappresenta un buon esempio di questa resilienza, in quanto i consumatori danno la priorità ai servizi mobile rispetto ad altre spese, garantendo così una domanda costante anche durante le fasi di rallentamento economico».

La carta dei titoli finanziari

Jupiter Am si approccia all’asset class con il comparto Global Fixed Income (+3,4% da gennaio, commissioni dell’1%). Ariel Bezalel e Harry Richards, i due gestori del fondo, oltre a includere titoli di Stato con rating elevato dei Paesi sviluppati a livello di credito investment grade si focalizzano su «emittenti selezionati con rating tripla B». A livello settoriale i money manager si concentrano soprattutto sul «finanziario, che continua a offrire buone opportunità, grazie a fondamentali solidi e a spread interessanti, soprattutto nel segmento subordinato». Occhi puntati poi sull’energia, «dove troviamo valore anche in alcuni strumenti ibridi»

Al di fuori degli Usa

Il fondo Bond F. Global Flexible Q di Ubs Am da inizio anno rende il 2,8%, con i costi più bassi dell’intera graduatoria, pari allo 0,52%. Alexander Wise, investment specialist fixed income, si concentra oggi su «obbligazioni societarie con scadenze medie, nella fascia tre-dieci anni», e rimane invece «sottopesato sulla parte lunga della curva». Il money manager preferisce inoltre «i bond corporate in euro rispetto a quelli in dollari, pur riconoscendo che in Europa c’è poco margine per un ulteriore restringimento degli spread, anche a causa dei dazi statunitensi in arrivo». Wise preferisce infine «i mercati al di fuori degli Stati Uniti, compresi quelli denominati in dollaro australiano e nozelandese», mentre rimane più cauto «sui settori cartolarizzati». In merito al rating, il gestore privilegia infine «le obbligazioni BBB e BBB-, con una piccola esposizione all’high yield». (riproduzione riservata)



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza