Coprono il 71% della superficie terrestre, garantiscono il trasporto dell’80% del cibo globale, contribuiscono al 4% del valore aggiunto mondiale, dando lavoro a 133 milioni di persone. E nel 2020 il loro prodotto interno lordo ha superato i 2.600 miliardi di dollari, secondo quanto calcolato in uno studio Ocse, segnando un tasso di crescita medio annuo del 2,8% dal 2025. I protagonisti sono gli oceani: un ecosistema da cui dipendono la vita, l’alimentazione e le interconnessioni dell’umanità, ma che è sempre più compromesso da pesca intensiva, inquinamento e uso non sostenibile delle risorse.
La salvaguardia degli oceani ha pertanto tutte le caratteristiche di un magatrend di investimento. Tanto che anche la Coldiretti, in occasione della giornata mondiale degli oceani lo scorso 8 giugno, ha proposto di inserire nell’agenda europea la creazione di una blue economia a livello continentale, il cui primo passo sia la «dotazione di un bilancio adeguato, affiancando ai finanziamenti pubblici quelli privati attraverso meccanismi come quelli dei blue bond», obbligazioni simili per natura ai green bond ma finalizzati a obiettivi di sostenibilità legati alla tutela del mare.
Anche gli investitori, in questo contesto, si trovano di fronte a una sfida di sostenibilità importante. «Investire in modo sostenibile nell'economia oceanica significa investire in pratiche di acquacoltura sostenibile che non dipendono dal pesce selvatico per l'alimentazione, rompendo così il ciclo distruttivo che porta all'esaurimento di una specie per allevarne un'altra», esemplifica Willem Visser, sector portfolio manager, impact and emerging markets di T. Rowe Price.
Per chi volesse esporsi all’economia degli oceani tramite fondi comuni o Etf le opportunità non mancano. La graduatoria elaborata da Fida riunisce cinque comparti tematici focalizzati sulla cosiddetta blue economy, ordinati per rendimento nel 2025. La loro performance media da gennaio non è altissima, nell’ordine dello 0,7% (con punte del 2,4%), e anche su un orizzonte annuo il rendimento rimane piatto. Le cose vanno meglio in una prospettiva triennale, con una performance media dell’11,1%. Il tutto con commissioni variabili: si va da un minimo dello 0,18% (un Etf di Bnp Paribas Am) e un massimo del 2%.
In cima alla graduatoria compare un prodotto di Arca Fondi sgr, il Blue Leaders: a fronte delle commissioni annue del 2% il comparto ha fin qui ripagato gli investitori, risultando tra i migliori sia da inizio anno (2,4% il rendimento) sia in una prospettiva triennale (18,8%). Strettamente legato al fondo c’è peraltro un progetto omonimo che svolge iniziative concrete sul territorio: ultima in ordine di tempo, lo scorso 6 settembre, è stata quella organizzata da Fondazione Marevivo con il sostegno di Banca Popolare del Lazio-Blu Banca. Obiettivo: rimuovere 100 chili di rifiuti galleggianti dal fiume Tevere, tra cui plastica, materiali ingombranti e detriti vari.
Andando più nello specifico della gestione finanziaria del fondo, l’head of equity di Arca Giorgio Bortolozzo fa notare come i tempi attuali non siano tra i più semplici per gli investimenti sostenibili di questo tipo. «Negli ultimi mesi l’attenzione dei mercati si è spostata sulla tecnologia, e in particolare sull’intelligenza artificiale, mentre i temi legati alla sostenibilità sono passati in secondo piano». A questo, sottolinea il money manager, «si è aggiunta l’incertezza sulle tariffe al commercio globale, che ha penalizzato diverse aziende manifatturiere con forte esposizione internazionale». Eppure la blue economy, spiegano i gestori, «continua a mostrare risultati solidi, soprattutto nei settori industriali, sostenuti da normative ambientali sempre più stringenti e dalla necessità strategica di garantire resilienza a un ecosistema cruciale per l’economia mondiale». Tra i sotto-settori più interessanti Bortolozzo identifica «le tecnologie per l’efficienza idrica, dai sistemi di monitoraggio alla riduzione delle perdite, e il trattamento e riuso delle acque reflue, che beneficia di importanti investimenti pubblici e privati. Anche l’acquacoltura sostenibile e i cosiddetti blue foods restano segmenti più piccoli, ma in crescita e con prospettive interessanti per il futuro», conclude il money manager.
Il megatrend degli oceani va di pari passo con un’altra tendenza di investimento di lungo periodo: quella dell’acqua. «Poiché l'acqua rappresenta l'asset strategico della blue economy, riteniamo che gli investitori dovrebbero concentrarsi sugli elementi chiave di questo tema strutturale», ricorda Holger Frey, lead portfolio manager per Swisscanto Lux Swisscanto Funds. «I sotto-settori preferiti, a nostro avviso, trovano quindi la tecnologia idrica, il controllo dell'inquinamento come la gestione delle acque reflue e la tutela delle risorse, in particolare di quelle di acqua dolce». Quali considerazioni fare al momento della selezione dei titoli? «I settori che privilegiamo», prosegue il money manager, «includono aziende con alte barriere all'ingresso che operano in contesti di mercato stabili». Oltre a offrire «un potenziale di crescita strutturale con alcuni operatori, come la francese Veolia, che stimano una crescita annua tra il 6 e l’8%, le società che operano in ambiti quali la misurazione intelligente, le tecnologie per il trattamento delle acque e la pianificazione delle infrastrutture, offrono traiettorie promettenti sia per gli investitori sia per le comunità». (riproduzione riservata)