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Blitz sui fondi pensione: ecco di quanto aumenta il nuovo balzello
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Blitz sui fondi pensione: ecco di quanto aumenta il nuovo balzello

29 maggio 2026, 20:00

l contributo di vigilanza che i fondi pensione versano alla Covip aumenta dopo il cambio della base di calcolo introdotto dal decreto Pnrr. Una simulazione calcola il rincaro 

Il nuovo balzello di vigilanza che i fondi pensione devono versare da quest’anno risulta più caro del precedente del 42%. Come anticipato da MF del 27 maggio, con un intervento inserito nel decreto Pnrr di febbraio, convertito in legge il 20 aprile, il governo ha modificato la base di calcolo del contributo che i comparti di previdenza complementare devono versare ogni anno alla Covip, l’autorità di vigilanza presieduta da Mario Pepe. Un costo che, in ultima istanza, ricade sugli iscritti.

In pratica, fino al 2025 l’imponibile era rappresentato dai flussi annuali raccolti dai fondi pensione (ovvero versamenti dei lavoratori, quote di trattamento di fine rapporto e contributi dei datori di lavoro per i dipendenti). Da quest’anno, invece, il calcolo è effettuato sul patrimonio gestito, ben più elevato della raccolta annua. Secondo gli ultimi dati della relazione annuale della Covip, a fine 2024 il patrimonio dei fondi pensione in Italia era pari a 243 miliardi di euro, mentre i flussi annui si sono attestati a 20,5 miliardi.

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Il cambio dell'aliquota e l'impatto sul contributo

Nel frattempo è stata ridotta anche l’aliquota, passata dallo 0,5 per mille allo 0,06 per mille. La nuova aliquota è quindi circa un decimo della precedente, ma si applica a una base oltre dieci volte superiore. Questo squilibrio, secondo le simulazioni sui dati 2024, determina un aumento del 42%: il contributo passerebbe da 10,3 a 14,6 milioni.

L'aggravio per le diverse categorie di fondi

Nel dettaglio, l’aggravio varia tra le diverse categorie: +26% per i fondi pensione negoziali, +37% per quelli aperti, +23% per i piani individuali pensionistici (pip) di nuova generazione e fino a +82% per i fondi preesistenti (così chiamati perché istituiti prima della riforma della previdenza complementare del 1993). In alcuni casi, per operatori di maggiori dimensioni, secondo quanto appreso da MF-Milano Finanza, il rincaro arriva anche al 60%. Per gli iscritti l’impatto non è uniforme: varia in base ai contributi versati e al patrimonio accumulato. Chi aderisce da più anni rischia quindi un aggravio maggiore rispetto ai nuovi iscritti. Di fatto si introduce un aumento dei costi che finisce per riflettersi sui rendimenti futuri.

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Il trattamento fiscale e il rischio patrimoniale

I fondi pensione beneficiano di un trattamento fiscale agevolato, condiviso con fondi sanitari e polizze vita tradizionali, grazie all’esenzione dall’imposta di bollo annuale dello 0,2% sul capitale. Non solo. I comparti di previdenza complementare hanno anche una tassazione agevolata sui rendimenti: il 20% al posto dell’aliquota standard del 26% per gli altri prodotti finanziari. Oltre alla possibilità di dedurre dal proprio reddito i contributi annui fino a 5.300 euro e a un’imposizione fiscale light sulle prestazioni che può andare dal 9 al 15% a seconda degli anni di permanenza. Con la nuova disciplina, però, il contributo di vigilanza assume caratteristiche sempre più simili a una forma di patrimoniale, anche perché il decreto Pnrr prevede la possibilità di aumentare l’aliquota fino allo 0,1 per mille negli anni futuri. In ogni caso il provvedimento appare in contraddizione con le recenti iniziative del governo volte a favorire l’espansione dei fondi pensione, come l’ingresso automatico dei neoassunti previsto a partire da luglio e la maggiore facilità nel trasferimento delle posizioni individuali, provvedimento in partenza da fine ottobre, e le nuove tipologie di rendita molto più flessibili.

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Le polemiche politiche e l'interrogazione del M5S

Per questo non sono mancate le polemiche attorno alla modifica del contributo dovuto dai fondi pensione alla Covip. A partire dal Movimento 5 Stelle che è passato subito al contrattacco: il vicepresidente e responsabile economico Mario Turco ha depositato nei giorni scorsi un’interrogazione al ministero dell’Economia per chiarire obiettivi e gettito atteso dalla misura. Il timore del senatore pentastellato è l’effetto moltiplicatore della nuova base imponibile.

«Con un blitz inserito nel decreto Pnrr aumenta il prelievo sui fondi pensione, colpendo il risparmio previdenziale di milioni di cittadini che cercano di costruirsi una pensione integrativa per il proprio futuro. È una scelta profondamente sbagliata e contraddittoria. Da anni ai lavoratori», ha detto Turco, «viene detto che la pensione pubblica non sarà sufficiente e che occorre investire nella previdenza complementare. Ma invece di incentivare i fondi pensione, il governo introduce nuovi costi e nuovi oneri che finiranno per ridurre i rendimenti e quindi gli assegni pensionistici futuri». (riproduzione riservata)



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