L’intelligenza artificiale è davvero una bolla pronta a esplodere? O i multipli elevati dei titoli tecnologici Usa sono giustificati in qualche modo dai fondamentali di bilancio? Ci sono pochi dubbi per BlacRock: la società di investimenti più grande al mondo continua a credere nella rivoluzione AI in portafoglio, tanto da continuare a sovrappesarla anche nel 2026.
«La forza che più di tutte sta guidando il mondo è ovviamente la digitalizzazione dell’economia tramite l’uso dell’AI», spiega Bruno Rovelli, chief investment strategist per l’Italia. La differenza rispetto alle rivoluzioni tecnologiche del passato è la velocità di adozione: «La rivoluzione di Internet, seppur rapida, ha impiegato più di 30 anni per sprigionare tutta la sua forza. L’AI segue un ritmo molto più accelerato».
Questa trasformazione però solleva una domanda cruciale per gli investimenti: come generare ritorni sufficienti a giustificare una mole così elevata di capitali investiti in un tempo così breve? Secondo Rovelli, la risposta passa da due condizioni: un’accelerazione della produttività e la prosecuzione del trend per cui la tecnologia assorbe quote crescenti di redditività dagli altri settori.
Dal 1870 al 2024, segnala Rovelli, il pil pro capite Usa ha faticato a crescere oltre il 2% annuo, nonostante grandi innovazioni. Secondo lo strategist, l’AI ha il potenziale per rompere questa tendenza. «Per la prima volta nella storia possiamo ipotizzare che le capacità cognitive dell’umanità aumentino in modo esponenziale e non lineare», sottolinea.
In parallelo, il trasferimento di utili verso il settore tecnologico continua. «Il cloud lo ha già dimostrato: in futuro la redditività potrebbe spostarsi verso le infrastrutture o verso gli utilizzatori di software di intelligenza artificiale, anche se non possiamo saperlo in anticipo», osserva Rovelli.
La corsa all'AI presenta due freni principali. Primo, i limiti fisici: «I data center rappresentano oggi circa il 5% dei consumi elettrici negli Stati Uniti e potrebbero salire al 12-13% entro il 2030. Da decenni l’offerta di energia elettrica non cresce: o la si amplia o bisogna sottrarla da qualche altra parte», avverte l’esperto.
Secondo punto, i rischi di finanziamento. Finora a investire sono stati soprattutto i colossi tech, che hanno iniziato a fare maggiore affidamento sul debito. «È difficile pensare che l’AI possa essere finanziata solo con la cassa delle società. Tuttavia, nel breve periodo non vediamo questo fattore come un freno agli investimenti».
Il parallelismo con la fine degli anni Novanta rimane inevitabile. Stavolta però, argomenta lo strategist, i multipli sono molto più bassi. «Finché gli utili crescono come oggi, è difficile che i multipli si contraggano», afferma Rovelli. A livello macro, inoltre, il corporate Usa presenta un financing gap negativo: le aziende generano più cassa di quanta ne serva per finanziare i propri investimenti. «Un contesto molto diverso rispetto alla bolla di Internet». E a proposito di rischio bolla, l’esperto ricorre a una battuta molto emblematica: «Quello che vediamo tutt’al più è una bolla nel parlare di bolle».
Il mercato, al tempo stesso, «sta diventando più selettivo: i drawdown autunnali hanno colpito in modo molto diverso i titoli AI», evidenzia Rovelli, che aggiunge: «Non si premia più il tema in sé, ma la qualità e la credibilità dei progetti e la solidità dei bilanci».
Sul versante azionario, in questo contesto, oltre agli Usa (con focus su tech e AI) BlackRock mantiene una visione favorevole sul Giappone, «dove le riforme di governance stanno sostenendo gli utili».
In Europa invece Rovelli opta per una selezione a livello settoriale. «L’anomalia maggiore riguarda i finanziari, con ritorni sul capitale ai massimi degli ultimi dieci anni ma valutazioni ancora inferiori del 40% rispetto agli Usa. Ci aspettiamo che il re-rating del settore continui, dopo un anno già molto positivo», spiega Rovelli.
Un’ultima considerazione riguarda la costruzione dei portafogli. Rispetto al passato, la correlazione tra azioni e obbligazioni è aumentata: prima del 2019 i bond salivano nel 50% dei casi in cui le azioni scendevano, oggi la percentuale è sotto il 30%. «Un cambiamento che impone maggiore diversificazione e un approccio più dinamico alla gestione del rischio», conclude l’esperto. (riproduzione riservata)