Tempo di obiettivi in casa Azimut. La holding di risparmio gestito presieduta da Pietro Giuliani, che ha archiviato il 2025 con una raccolta netta di 32,1 miliardi di euro e masse a un passo dai 141 miliardi, alza il sipario sui target per i prossimi mesi: a cominciare sul dividendo che verrà proposto all’assemblea degli azionisti, superiore a quello dello scorso anno che era stato pari 1,75 euro per azione. Il che implicherebbe, ai prezzi attuali, un dividend yield più alto del 4,8%.
Per il 2026 da poco iniziato la società ha inoltre fissato, prevedendo condizioni di mercato normali, una raccolta netta totale di 10 miliardi e un utile netto di 550 milioni, al netto di componenti straordinarie. Inoltre, prosegue la nota di Azimut, «prosegue il percorso del progetto Tnb, con l’estensione dell’accordo di esclusiva con Fsi, confermando l’obiettivo di completare l’operazione nel corso del 2026, subordinatamente alle necessarie autorizzazioni regolamentari».
«Come è stato anticipato, noi vogliamo aumentare anche la politica di dividendo nonostante ci poniamo nella fascia alta, e cominciare in maniera ancora più incisiva e più forte il buyback», conferma Giuliani ai microfoni di Class Cnbc. «Lo aumenteremo perchè, con tutti gli utili che produciamo, oltre a fare acquisizioni e a investire industrialmente nel lavoro che facciamo, faremo in modo da aumentare la remunerazione degli azionisti».
Sull'operazione Tnb, invece, il manager ha spiegato che «noi stiamo lavorando con l'autorità di controllo», aggiungendo che questa operazione «si farà senz'altro perché in 36 anni di storia del gruppo Azimut non abbiamo mai avuto problemi seri con l'autorità di controllo, quindi non ne avremo neanche in questo caso».
Il tutto si inserisce nell’ambito del piano strategico Elevate 2030, che definisce gli obiettivi delle diverse linee di business della piattaforma italiana e internazionale. In particolare, il gruppo prevede di raddoppiare entro il 2030 le masse medie estere dai circa 56 miliardi attuali a circa 95-110 miliardi, mantenendo una marginalità core compresa tra 30 e 40 punti base.
La strategia internazionale si articola in quattro verticali di business introdotti nel 2025 e prevede per la sola piattaforma internazionale, esclusa l’Italia, una raccolta netta annua compresa tra 5 e 8 miliardi fino al 2030.
Per Alessandro Zambotti, ceo e cfo di Azimut, «le capacità di gestione del gruppo hanno continuato a tradursi in valore per i clienti, con una performance media ponderata netta cumulata pari al 27,8% dal 2019. Questo percorso costituisce il presupposto per gli obiettivi 2026, fissati in 10 miliardi di euro di raccolta e 550 milioni di euro di utile netto, quest’ultimo senza considerare componenti straordinarie».
Gli fa eco l’altro ceo, Giorgio Medda: «Continuiamo a sviluppare la nostra offerta di servizi e soluzioni in vista dell’implementazione della direttiva Retail Investment Strategy, attraverso il nostro modello di consulenza finanziaria evoluta, Azimut Next Generation Advisory, che offre un nuovo approccio alla gestione degli obiettivi individuali degli investitori, basato su un’offerta integrata multiprodotto supportata dall’intelligenza artificiale». (riproduzione riservata)