Le assicurazioni italiane hanno chiuso il 2024 con l’utile più alto degli ultimi 10 anni, raggiungendo 10,5 miliardi rispetto agli 8 del 2023. Hanno 1.000 miliardi di investimenti presenti nei loro bilanci (con i Btp scesi dal 22,3 al 21,2%) e la raccolta netta nel ramo Vita è tornata stabilmente positiva da qualche mese. Pure le minusvalenze latenti nei loro portafoglio di investimento si sono sensibilmente ridotte grazie al calo dei tassi e alla riduzione dello spread sui Btp, anche se, a fine aprile, erano ancora di circa 7 miliardi.
Ma la situazione è chiaramente sotto controllo e le assicurazioni sono è in ottima salute, come emerso durante la relazione dell’Ivass. «Il settore si è lasciato alle spalle le sfide degli anni scorsi», ha sottolineato il presidente dell’istituto di vigilanza assicurativa, Luigi Federico Signorini, che è anche direttore generale della Banca d’Italia, spiegando più nel dettaglio che, dei 10,5 miliardi, 4,5 miliardi sono arrivate dalla gestione danni e i rimanenti 6 da quella vita. Anche se, il risultato di quest’ultima, ha beneficiato per circa 4 miliardi della facoltà concessa anche quest’anno alle compagnie di sterilizzare temporaneamente le minusvalenze presenti nei loro portafogli. Un meccanismo che si ripete ormai da oltre anni e che avrebbe bisogno di «soluzioni più sistemiche, che darebbero maggior certezza agli investitori e al mercato», ha aggiunto Signorini.
I 10,5 miliardi sono il dato più alto dal 2005, superiore anche al picco del 2019 quando il ramo Vita aveva ottenuto sempre un guadagno di 6 miliardi, ma quello Danni si era fermato a 3,9 miliardi (rispetto ai 4,6 miliardi dell’anno scorso).
Le tensioni sulla liquidità del passato si sono ora distese e c’è anche una buona notizia per gli assicurati: dopo mesi e mesi di aumento dei prezzi delle polizze Rc Auto nel primo trimestre di quest’anno le tariffe hanno registrato per la prima volta un calo dell’1,7%.
L’altra buona notizia per i clienti è che la crisi di Eurovita, che aveva coinvolto oltre 350 mila risparmiatori, si chiuderà definitivamente il primo ottobre con la distribuzione delle polizze tra le cinque imprese che hanno partecipato al salvataggio (Intesa, Poste, Generali, Unipol e Allianz) ed è in fase di avvio pure il Fondo di garanzia Vita che dovrà rispondere a nuove eventuali crisi che dovessero presentarsi: sono già stati versati circa 400 milioni dei 3 miliardi cui dovrebbe arrivare complessivamente lo strumenti nei prossimi 10 anni.
Ma non mancano le sfide per le compagnia: nell’offerta delle polizze catastrofali, destinate a diventare obbligatorie per le imprese, che dovrebbero generare circa 2 miliardi di premi, «occorrerà conciliare l’obbligo a contrarre, previsto dalla legge con la prudente gestione dei rischi», hanno sottolineato da Ivass chiamata anche a predisporre un portale informatico per la comparazione di queste polizze. In ballo c’è poi la revisione di Solvency II dal 2027 destinata ad allentare i requisiti patrimoniali liberando 14 punti percentuali di Solvency. In termini assoluti sono 5 miliardi che le compagnie, almeno sulla carta, potrebbero decidere di distribuire agli azionisti: «ma ci attendiamo prudenza», ha sottolineato Signorini, «perché le acque potrebbero non essere in futuro meno tempestose di quelle percorse negli ultimi tempi». (riproduzione riservata)