L’ultimo caso è stata Dallbogg Life and health, assicurazione bulgara che in Italia colloca coperture Rc Auto e, in maniera residuale, cauzione. Nel Paese la compagnia opera in libera prestazione di servizio (lps), ovvero senza essere vigilata direttamente da Ivass, controllata invece dall’autorità di Sofia. Nei giorni scorsi la Financial Supervision Commission (Fsc), l’autorità di vigilanza bulgara, ha vietato a Dallbogg la sottoscrizione di nuovi contratti transfrontalieri per tre mesi. Una decisione che è stata presa per le inefficienze di Dallbogg nella gestione dei sinistri che appare curiosa, considerando che il divieto varrà solo dall’1 luglio e quindi la compagnia, in questi giorni, potrebbe continuare indisturbata a collocare i suoi prodotti in Italia.
Con Ballbogg si è però riaccesa l’attenzione sulle compagnie che operano in Italia in libera prestazione di servizi. In caso di crisi l’Ivass italiana ha le armi spuntate, ha ricordato il presidente dell’Istituto, Luigi Federico Signorini, nel corso dell’ultima relazione annuale e le differenze di regolamentazione tra i vari Paesi europei possono creare spiragli per l’ingresso nella Penisola di operatori poco affidabili. Il problema è particolarmente grave quando ad essere coinvolte sono compagnie Vita, con il rischio di veder bloccati, o addirittura persi, i risparmi di una vita.
Ne sanno qualcosa gli oltre 110 mila italiani che hanno sottoscritto contratti con Fwu, l'assicurazione con sede a Lussemburgo finita in liquidazione per un totale di quasi 400 milioni di euro coinvolti. Clienti che, ad oggi, non hanno ancora avuto indietro neppure un euro dei loro investimenti. Anzi, secondo quanto segnalato nei giorni scorsi dalla stessa Ivass, in qualche caso si sono visti offrire nuovi servizi finanziari, incluso l’investimento in oro, presentati come alternativa per contenere o recuperare le perdite subite, con il rischio di nuove truffe.
Il fatto è che davanti a queste compagnie l’Ivass italiana non ha poteri di intervento anche se sta ragionando su possibili strumenti che possano limitare i danni e non è rimasta con le mani in mano. Non sono mancati per esempio controlli sulle reti che hanno distribuito prodotti Fwu, in alcuni casi, secondo quanto risulta a MilanoFinanza, pure con il coinvolgimento della Guardia di Finanza. A creare disparità sono però le legislazioni differenti tra i vari Paesi europei, come ha dimostrato anche il caso della slovacca Novis che tiene con il fiato sospeso ci sono circa 19 mila italiani. L’autorità assicurativa di Bratislava le ha revocato la licenza addirittura a giugno 2023 ma ad oggi non è ancora in liquidazione. In Italia, a garanzia clienti e dei creditori, revoca e liquidazioni sono contestuali.
Come evitare nuove crisi? I ritocchi a Solvency II, che entreranno però in vigore solo a gennaio 2027, prevedono uno scambio più intenso di informazioni tra le autorità dei vari Paesi, che potranno essere utili a prevenire altri casi. Ma sarebbe utile armonizzare il più possibile le regole delle crisi e anche il funzionamento dei fondi di garanzia Vita, che proteggo i clienti in caso di fallimento di una compagnia almeno nei Paesi che ne hanno uno.
L’Italia, dopo il caso dell’italiana Eurovita che si è risolto con un’operazione di sistema, ha deciso di crearselo ed è destinato oltre 3 miliardi con i contributi delle assicurazioni. Proprio in questi giorni si stanno fissando le regole del suo funzionamento, comprese quelle che stabiliranno l’eventuale partecipazione delle compagnie che in Italia operano in lps che decidessero di aderire. Una novità importante per i clienti che potranno preferire queste ultime a quelle che sceglieranno di non partecipare al fondo. (riproduzione riservata)