Mentre il risiko del risparmio gestito è in accelerazione con l’ops lanciata da Mediobanca su Banca Generali, il bilancio del primo trimestre di Anima, che in aprile è entrata nell’orbita di Banco Bpm, conferma il buono stato di salute del settore.
«L’anno è iniziato con ottimi risultati, in continuità con i trimestri precedenti, grazie al grande impegno delle persone di Anima e di tutti i nostri partner strategici», ha commentato Alessandro Melzi d’Eril, amministratore delegato di Anima Holding, «sono certo che l’ingresso nel gruppo Banco Bpm aprirà per Anima ulteriori importanti opportunità di crescita organica e per linee esterne». Lo scorso 4 aprile Banco Bpm ha chiuso l’offerta lanciata sulle azioni Anima a novembre conquistando il 90% del capitale. La stessa Anima nel maggio 2024 aveva acquistato Kairos Partners Sgr e il business della società strumentale Vita Srl, ad agosto 2024.
Le commissioni nette di gestione sono state pari a 87,3 milioni di euro (+9% rispetto agli 80 milioni del primo trimestre 2024, +1% al netto delle acquisizioni). Le commissioni di incentivo hanno toccato i 29,4 milioni (da 26,9 milioni). Considerando queste ultime e gli altri proventi, i ricavi totali hanno raggiunto 134,6 milioni (+10%, e +1% al netto della variazione di perimetro), battendo il consenso fornito dal gruppo di 127,5 milioni.
I costi operativi ordinari sono stati pari a 40,3 milioni, +40%, di cui 33 punti percentuali imputabili alla variazione di perimetro. Il rapporto fra costi e ricavi netti complessivi, escludendo da questi ultimi le commissioni di incentivo, si è attestato al 38,3%.
La voce altri costi e ricavi incorpora nel 2025 un importo di 31,8 milioni, contrattualmente previsto nell’ambito degli accordi sottoscritti con il distributore Banco Bpm, calcolato in funzione dell’effettiva raccolta netta del quinquennio da febbraio 2020 a febbraio 2025 rispetto al target di 4,8 miliardi. Una somma comunque attesa dagli analisti e che ha spinto i profitti del gruppo.
L’utile ante imposte difatti ha raggiunto i 109,9 milioni (+ 36% dagli 81 milioni di euro del primo trimestre 2024), oltre il consenso fornito dal gruppo di 107 milioni, mentre l’utile netto si è attestato a 71,8 milioni (+36%), poco sotto le attese del consenso di 72,5 milioni.
L’utile netto normalizzato (che non tiene conto di costi o ricavi straordinari o non monetari fra i quali gli ammortamenti di intangibili a vita utile definita, e il ricavo dal distributore Banco Bpm) è stato pari a 61,9 milioni (-2%).
La posizione finanziaria netta consolidata al 31 marzo 2025 risulta positiva (cassa netta) per 221,3 milioni (rispetto ai 3,1 milioni al 31 marzo 2024 e ai 251,5 milioni al 31 dicembre 2024). La variazione rispetto a inizio anno riflette il debito verso azionisti per dividendi deliberati pari a 146,3 milioni, in gran parte compensato dalla generazione di cassa da attività operative e da plusvalenze sugli investimenti (in particolare sulla quota detenuta, pari al 4%, di Banca Monte dei Paschi di Siena). (riproduzione riservata)