Nonostante il crescente dibattito su rischi climatici, cyber risk e resilienza operativa l’approccio al rischio delle pmi italiane continua a essere prevalentemente reattivo. Le imprese sono cioè propense a coprirsi e ad assicurarsi solo in conseguenza di obblighi normativi e richieste provenienti da banche, clienti e pubblica amministrazione, o come conseguenza diretta di eventi subiti dall'impresa stessa. Il dato emerge dalla nuova ricerca realizzata da Ey per conto di Italian Insurtech Association (IIA), che sarà presentata questa mattina a Milano durante la prima giornata degli Insurtech Days 2026, l'evento annuale di Italian Insurtech Association dedicato all'innovazione assicurativa.
La ricerca ha coinvolto compagnie assicurative, broker, insurtech e istituti bancari, ed evidenzia come i progressi nella sensibilità verso il rischio siano ancora prevalentemente determinati da fattori esterni, con il 67% degli operatori del settore che rileva solo un miglioramento limitato o nessun cambiamento nella consapevolezza delle imprese rispetto ai rischi a cui sono esposte.
In particolare nel 75% dei casi la maggiore attenzione da parte delle imprese nasce da obblighi di legge o da richieste provenienti dagli operatori di mercato e Pa, mentre nel 42% arriva dopo che si è verificato un danno. Un caso su tutti quello delle catastrofi naturali divenute obbligatorie per le imprese dallo scorso aprile: sebbene il rischio climatico sia ormai presidiato dall'intero mercato assicurativo l’adozione procede a rilento.
Per accelerarla il 50% degli operatori sta investendo in attività di sensibilizzazione e il 42% sta intervenendo sui modelli di pricing per migliorarne sostenibilità e accessibilità. «Il principale gap che emerge dalla ricerca non riguarda tanto la disponibilità di soluzioni assicurative quanto il livello di cultura assicurativa presente nel tessuto imprenditoriale italiano», commenta Simone Ranucci Brandimarte, presidente di Italian Insurtech Association. «Per colmare questo divario è necessario che compagnie, intermediari, broker e tutti gli attori dell'ecosistema facciano fronte comune, promuovendo un approccio più strutturato alla gestione del rischio».
Nonostante questo scenario, le prospettive di crescita del mercato restano positive. Il 92% degli operatori intervistati prevede infatti un incremento della raccolta premi nel segmento pmi nei prossimi dodici mesi: l'83% si attende una crescita moderata, mentre il 9% prevede addirittura una crescita significativa. Un dato che conferma come le pmi rappresentino uno dei principali bacini di sviluppo per il settore assicurativo, proprio alla luce dei persistenti livelli di sottoassicurazione. «Per superare il gap di protezione delle pmi, il settore assicurativo sta evolvendo verso un modello che mette al centro l’accompagnamento delle imprese nella comprensione e nella gestione dei rischi. Il 67% degli operatori indica nel rafforzamento del ruolo consulenziale di agenti e broker la principale leva di crescita, affiancata dallo sviluppo di servizi a valore aggiunto come risk assessment e attività di prevenzione, sempre più integrati nelle soluzioni offerte», spiega Marco Concordati, partner Insurance di Ey.
In questo percorso si inserisce anche l’adozione dell’intelligenza artificiale: sebbene una parte del mercato si trovi ancora in una fase iniziale di implementazione (27%) o non abbia ancora sviluppato use case Ai (9%), tra gli operatori che hanno già maturato sufficiente esperienza prevalgono valutazioni positive, con il 28% che riporta benefici in linea o superiori alle aspettative. (riproduzione riservata)