skin track
Allarme pensioni, è il momento di investire con fondi complementari e fai-da-te: dal Regno Unito arriva la lezione da seguire
Finanza personale Leggi dopo

Allarme pensioni, è il momento di investire con fondi complementari e fai-da-te: dal Regno Unito arriva la lezione da seguire

20 giugno 2025, 20:00 Ultimo aggiornamento: 21 giugno 2025, 08:33

In Inghilterra solo la metà del reddito previdenziale è coperto dallo Stato. Il resto si costruisce con i fondi integrativi obbligatori per legge e gli investimenti. A partire dagli Isa, la versione rafforzata dei Pir italiani. Il modello si può replicare? | Ecco dove investono gli enti previdenziali | Il risiko bancario e quelle casse previdenziali attiviste

Il ministro Giancarlo Giorgetti, da qualche mese a questa parte più che ottimista sui destini del debito pubblico italiano, è stato più realista del re quando, parlando di denatalità di fronte alla Commissione parlamentare di inchiesta sulla transizione demografica, ha ricordato che con l’aumento dell’età media della popolazione stanno salendo le pressioni «sulla spesa pensionistica, sanitaria e per la long-term care».

Una bella spina nel fianco per quella sostenibilità del debito che il governo Meloni sta sbandierando (peraltro con una buona dose di ragione) tra i suoi successi, ma che potrebbe però presto scontrarsi con la realtà dei fatti: in un Paese in un cui una persona su quattro ha più di 65 anni, se non si vuole arrivare al collasso del sistema il sogno di vivere di sole pensioni pubbliche sarà un miraggio per milioni di italiani.

È l’ora di fare da soli?

Urge trovare strade alternative, in fretta. Soluzioni strutturali e non tamponi come l’ex bonus Maroni (ora bonus Giorgetti): fino a 6.900 euro netti l’anno in busta paga per chi rinvierà la pensione anticipata o Quota 103, anche se va sottolineato come la volontà di introdurre incentivi al rinvio del pensionamento su base volontaria sia comunque tra gli obiettivi contenuti nel piano strutturale di bilancio a medio termine.

Ma finché i tavoli della politica non avranno dato il loro verdetto (la legge di Bilancio per il 2025 è stata quantomeno timida, lamentano le voci critiche) ai risparmiatori-lavoratori non resta che pensare in autonomia alla costruzione del proprio futuro pensionistico, valorizzando quelli che in gergo si chiamano il secondo e terzo pilastro della previdenza. E cioè: la previdenza integrativa professionale (i fondi pensione associati al proprio contratto lavorativo come i fondi negoziali, preesistenti e i fondi aperti ad adesione collettiva) e quella individuale (fondi pensione aperti e pip). E poi c’è l’opzione del fai-da-te, con strumenti di investimento come fondi comuni, Etf e fondi che investono in economia reale, ad esempio i Pir e gli Eltif.

L’alleato d’Oltremanica

Un inaspettato assist agli investitori previdenziali italiani può arrivare da un mercato spesso considerato poco affine: quello inglese. Che per una serie di ragione può rappresentare un esempio non impossibile da seguire. Primo, perché è un sistema previdenziale molto più efficiente di quello italiano, ma non è tra i migliori in assoluto: l’autorevole Mercer Global Pension Index 2024 lo colloca all’undicesimo posto su 48 Paesi per quanto riguarda adeguatezza, sosteni bilità e integrità. Nella stessa classifica l’Italia è alla posizione numero 35, superata da Paesi emergenti come Botswana e Malesia. Morale: se guardare ai primi della classe come Olanda, Islanda e Danimarca può essere prematuro, un sistema di fascia medio-alta può essere un buon compromesso.

Ma come funziona il sistema britannico? Come ha calcolato uno studio svolto per la Camera dei Comuni di Londra su dati Ocse, circa la metà delle fonti di reddito dei pensionati inglesi viene dagli assegni pubblici, un 35% dal secondo pilastro e il restante 15% da investimenti personali. Quando ci si ritira dal mondo del lavoro nel Regno Unito si ottiene una pensione pubblica pari al 54% circa dell’ultimo stipendio. Al contempo l’adesione al secondo pilastro (quindi la previdenza complementare professionale) è obbligatoria con un contributo minimo dell’8%, di cui il 5% proveniente dal datore di lavoro e il 3% dal lavoratore. Mentre in Italia, dove l’assegno pensionistico è sopra l’80% dell’ultima busta paga, lo Stato copre oltre il 90% del reddito disponibile a chi esce dal mondo del lavoro. E la previdenza complementare è ancora facoltativa, sebbene sempre più incentivata.

Più fiducia nel futuro

Insomma, gli inglesi hanno fatto di necessità virtù, e hanno trovato il modo di compensare gli assegni pensionistici pubblici meno generosi che altrove. Come? Da una parte (circa un terzo del reddito post-lavorativo) con il secondo pilastro obbligatorio. Dall’altra (il restante 15%) con gli investimenti. Ed ecco un altro motivo per cui il modello inglese, in un Paese come l’Italia in cui la propensione a investire è ridotta, potrebbe fare breccia, seppur con la necessità non più derogabile di agire sulle adesioni alla previdenza di secondo pilastro.

Così facendo peraltro, incredibile ma vero, gli inglesi hanno rovesciato il paradigma: oggi nel Regno Unito ad avere una maggiore fiducia nel proprio futuro finanziario dopo la pensione sono soprattutto i giovani. Lo mostra un sondaggio della società di gestione e assicurativa britannica M&G, presentato a Londra nel corso della convention annuale con la stampa finanziaria: più di un giovane under 25 su tre (38%) è ottimista sulla propria sostenibilità finanziaria di lungo periodo. In nessuna altra fascia anagrafica la quota di ottimisti è così elevata. D’altro canto, i più pessimisti sono i lavoratori a cui mancano dieci-venti anni alla pensione, quelli tra 45 e 54 anni. Anche per questo M&G ha appena lanciato una campagna per indurre a una migliore fiducia finanziaria e rappresentare in modo più realistico la pensione: non più la fine di qualcosa (il lavoro, l’indipendenza, la salute) quanto piuttosto una nuova finestra di esperienze, libertà, opportunità.

Pir in salsa inglese

Per incentivare gli investimenti dei sudditi di Sua Maestà il governo ha istituito nel lontano 1999 gli Individual Saving Accounts, o Isas, perfetta traduzione di Piani Individuali di Risparmio, cioè i Pir italiani. Uno strumento di investimento così popolare che oggi viene utilizzato da circa 22 milioni di persone, più di un terzo dell’intera popolazione.

Il concetto degli Isas è semplice, e soprattutto meno rigido rispetto a quello dei Pir: tutto il denaro versato in questi contenitori, fino a un massimo di 20 mila sterline all’anno (circa 23.400 euro) è esente da tassazione su interessi, dividendi e capital gain senza limiti settoriali o geografici né vincoli temporali all’investimento. I risparmiatori possono decidere tra quattro strumenti: un conto deposito, un Isa Stocks & Shares (investimento in azioni), uno di Innovative Finance (prestiti a pmi, finanziamento a startup e progetti immobiliari) e uno di tipo Lifetime, che consente di versare ogni anno dai 18 fino ai 50 anni un massimo di 4.000 sterline, investendo in conto deposito, azioni o un mix delle due soluzioni. Pensato per obiettivi di lungo periodo come l’acquisto di una casa o per l’appunto la pensione, il Lifetime Isa prevede inoltre un bonus statale del 25% fino a un massimo di 1.000 pound.

La strada verso l’Italia

Va da sé che strumenti di questo tipo, a differenza dei Pir italiani, godono di maggiore flessibilità e facilità di comprensione, pur avendo un’intenzione da fondo comune: favorire investimenti di lungo periodo come quelli nell’economia reale e sfruttarne a pieno i benefici in portafoglio.

Per diverse società di gestione lo sblocco del risparmio attraverso i mercati privati è in cima all’agenda. Joseph Pinto, ceo di M&G Investments, nel corso della sua presentazione ha specificato che «anche in Europa vorremmo favorire l’accesso a soluzioni di investimento capaci di generare reddito sul lungo termine per la previdenza integrativa, attraverso un dialogo che coinvolga i regolatori sull’utilità di tali soluzioni per i pensionati e il sistema sociale nel suo complesso».

Intanto la società di gestione, tra i cui corridoi si parla molto italiano (sono italiani l’ad di gruppo Andrea Rossi e la ceo per le operazioni di asset management in Europa, Micaela Forelli) ha scelto proprio il mercato tricolore per avviare il progetto pilota della M&G Credit Accademy, un programma di formazione per i consulenti delle reti distributive partner, finalizzato a sensibilizzarli sulle opportunità offerte da un’esposizione al private debt per gli investitori obbligazionari italiani.

«C’è una «forte richiesta da parte di private banker e consulenti per questo tipo di formazione», ha specificato Pinto, che ha poi concluso ribadendo l’impegno a «dialogare con le autorità regolatorie per favorire educazione, pianificazione finanziaria precoce e accesso a soluzioni di investimento in grado di generare reddito stabile sul lungo termine a fini previdenziali». (riproduzione riservata)



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza