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AI, potere e infanzia: il conto che verrà presentato
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AI, potere e infanzia: il conto che verrà presentato

12 dicembre 2025, 19:30

La corsa globale all’intelligenza artificiale svela tutte le contraddizioni del nostro tempo: leader che promettono un ritorno al passato, oligarchie tecnologiche che sfidano le istituzioni e un vuoto normativo che riguarda i più giovani. Senza un intervento immediato, il progresso si tradurrà in una perdita profonda di umanità

Volete scoprire il futuro che esiste? Fatevi invitare nella sede di EssilorLuxottica, in via Tortona a Milano.

Hanno avuto questa fortuna i Cavalieri del Lavoro della Lombardia, fra i quali inopinatamente il sottoscritto, vista la teoria di Indro Montanelli, ricordatami dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi al momento di consegnarmi le insegne, e cioè che «fare il giornalista è sempre meglio che lavorare».

Gli occhiali del futuro

A parte gli scherzi, ma non tanto, immaginatevi un folto gruppo di non giovanissimi che si sono misurati, mercoledì sera 10 dicembre, con le descrizioni del collega e capo di EssilorLuxottica, Francesco Milleri, fra occhiali che senza altre strutture assolvono alla funzione di surrogare lo scarso udito (c’erano colleghi che alla fine mostravano il piccolissimo amplificatore dietro l’orecchio, come per dire che con gli occhiali di Luxottica se li sarebbero tolti definitivamente), e, andando ben oltre, con l’innovazione media-tech che va dalla gestione della miopia a quella delle lenti monofocali evolute per la vita sempre connessa.

L’obiettivo è rendere l’eyewear una porta di accesso a nuovi mondi e a infinite possibilità. Per esempio, in combinata con Meta, lo sviluppo e il lancio dei Ray-Ban Smart Glasses che sono dotati di intelligenza artificiale, fotocamera e audio rendendo possibile ascoltare musica, effettuare chiamate in vivavoce, scattare foto e video e ricevere informazioni in tempo reale.

Tutto questo (ma ci sarebbe di più) spiega come il bravissimo ad di Mps, Luigi Lovaglio, non esiti a far sapere che il suo azionista (evidentemente di riferimento) è proprio Delfin, la holding che controlla EssiLux, certo primo azionista assoluto ma anche proiettato in un futuro rispetto al quale prodotti edificatori, anche avanzati, non reggono il confronto neppure per un minuto. E infatti Mps con alle spalle un azionista come Delfin-Milleri, può guardare tranquillamente al futuro di forte innovazione anche nel campo delle attività bancarie.

Così Musk sfida la Ue

Mi è rimasta negli occhi una pagina del Corriere della Sera di martedì 9 dicembre. Titolo: «La sfida alla Ue di Musk». Sommario: «Dietro le sue sparate, la guerra ai vincoli sul digitale che testerà la capacità della Commissione europea di andare fino in fondo con le sanzioni. Lo spettro di ingerenze elettorali».

Vi ricordate? Usando due anni fa la velocità del fulmine Musk venne in Italia, a Roma, e grazie a un giovane rappresentante italiano corteggiò la Presidente Giorgia Meloni millantando cose strabilianti che avrebbe potuto fare in Italia. Risultato a oggi, zero. Si dirà: è stato molto impegnato in Usa prima ad amoreggiare e poi a scontrarsi con il presidente Donald Trump, che infatti alla fine lo ha licenziato dal Club Maga. E appunto da licenziato se la prende con Paesi come l’Italia e in realtà l’Europa, visto che mette nel mirino anche la Commissione europea.

Gli Usa stanno perdendo il loro vero valore

Ma ci rendiamo conto? Un personaggio certamente geniale sul piano tecnologico che per questo pensa di poter comandare i governi di tutto il mondo, al punto che perfino il presidente Trump ha dovuto licenziarlo. Ha fatto bene, ma la responsabilità di pericolosi arroganti come Musk è proprio della politica, immorale, che il presidente del primo Paese del mondo sta attuando. Se gli Usa perdono anche il valore di essere di aiuto e non di sfida agli altri alleati, come invece sono stati, fondamentali, nella Seconda guerra mondiale contro il nazismo e il fascismo, come potranno salvarsi l’anima, vista l’inclinazione a combattere come guardiani del mondo ma in realtà con l’obiettivo reale di conquistare il mondo?

Ma il presidente Trump sa che, se gli Stati Uniti non avessero accolto decine di milioni di immigrati sarebbero rimasti territorio degli indiani e non sarebbero diventati il più grande Paese del mondo, per molti decenni, anche per applicazione materiale della democrazia?

La marmellata di potere di Trump

Se lo sa, e non vi è dubbio che lo sappia ma fa finta di non saperlo, di conseguenza perché permette che i suoi figli e suo genero interferiscano pubblicamente, con dichiarazioni a diffusione globale, per esempio, sul tema delle criptovalute o di alleanze con questo e quello stato? Appunto: invece di far rispettare la legge antitrust, fondamento essenziale della democrazia americana, a proposito dell’operazione Netflix, ammesso che ci sia una violazione di quella legge, il presidente manda avanti appunto il figlio e il genero.

Ma neanche il sovrano regnante di un Paese senza traccia di democrazia si azzarderebbe a una tale gestione. E con la tossica marmellata del potere, Trump non si perita di mostrare che, mentre presiede il più grande Paese del mondo (almeno per ora), fa fruttare il suo potere per arricchire la sua famiglia attraverso figli e genero. Per fortuna che ogni tanto scatta la giustizia divina ed è di pochi giorni che, nonostante il potere al servizio della famiglia, è stata segnalata una perdita complessiva di un miliardo di dollari di figli e generi nelle criptovalute. Per non parlare delle strategie internazionali.

Quanto manca Henry Kissinger

Quanto manca ora agli Usa e al mondo un uomo come quell’Henry Kissinger, con formazione europea, spirito americano, che fece tutto il possibile, fino a fare il suo ultimo viaggio in Cina già centenario e a pochi giorni dalla dipartita per il Paradiso, per un estremo tentativo di spiegare a Xi Jinping che Cina e Usa, se non vogliono la distruzione del mondo, devono andare d’accordo. Ma allora in Usa c’era ancora Joe Biden, che obiettivamente più che un po’ rintronato, conservava ancora come validi alcuni fondamentali principi di democrazia.

Ed è con la solida ironia britannica che nei giorni scorsi The Economist ha titolato «Cosa è peggio per l’innovazione: Maga o Mao?» La tesi è: sia Trump (79) che Xi Jinping (75) parlano di AI, robot e altre meraviglie ma nel profondo hanno profonda nostalgia degli anni 50. Il presidente Trump anche prima, perché è arrivato a dire che alla fine della Seconda guerra mondiale, nel 1945, negli Stati Uniti non c’erano i 52 milioni di cittadini americani non nati negli Usa.

Un enorme passo indietro

E il concetto di Maga (Make America great again) è quello degli anni 50: quindi un enorme passo indietro secondo il presidente Trump, che ha il difetto fondamentale di non tenere conto che in 70 anni il mondo non può essere quello di allora e un buon presidente deve adeguare la sua gestione del potere ai tempi in cui governa. La riprova? La sua dichiarazione all’annuncio della reintroduzione di dazi su beni e servizi che da decenni godevano del libero scambio, che battezzò come «Il giorno della liberazione»

All’opposto, ma con lo stesso risultato, la gestione cinese, perché gli anni 50 con al comando il presidente Mao Zedong, furono anni di autarchia determinati dalle condizioni dell’epoca, ma ancora oggi, in Cina, nonostante la consapevolezza di stimolare la domanda interna, molte industrie pubbliche corrispondono salari molto ridotti anche per tenere conto dei margini molto bassi.

La vera differenza tra Trump e Xi

La vera differenza fra la politica di Trump e di Xi la si trova nel rapporto con i cittadini: per raggiungere sempre più alte vette della tecnologia, Xi predica i sacrifici. Trump promette agli americani un’economia come quella degli anni 50, e quindi non solo altissima tecnologia ma il ritorno a momenti di alta occupazione per la riapertura di cantieri navali, miniere, anche di carbone, e acciaierie. Oblio dei provvedimenti per il cambiamento climatico, definito addirittura una truffa, al pari dell’abbassamento degli standard automobilistici per risparmiare carburante. E un esponente autorevole dello staff del presidente Trump è arrivato a benedire il ritorno nel settore automobilistico del concetto delle vecchie station wagon. Con il paradosso, per la maggiore capacità di penetrazione nel sistema produttivo da parte di Xi, che dalla Cina arrivano milioni di auto elettriche.

Da questo dettaglio se ne potrebbe ricavare che, nonostante la nostalgia del passato, Xi alcune cose della indispensabile modernità per salvare il mondo dall’inquinamento e il crollo climatico le ha capite e adottate.

La AI e i bambini

Nel ciclone dell’intelligenza artificiale c’è un comparto che non è stato focalizzato, specialmente in Italia: la AI e i bambini. Per fortuna arrivano, quasi preventivamente, notizie dagli Stati Uniti e dalla Cina. E proprio il Natale potrebbe accentuare la problematica anche in Italia se come sembra, i negozi di giocattoli sono stati sicuramente forniti anche di orsacchiotti o robot, animati dalla AI.

Pur sapendo voi lettori che la nostra casa editrice è stata la prima (e lo è tuttora) ad aver realizzato un sistema di intelligenza artificiale generativa con MFGpt, non ci fa affatto velo suonare l’allarme, non per privare bambini e ragazzi di godere della straordinaria efficienza e realtà della AI con cui si può parlare. Gli allarmi arrivano da due Paesi che in definitiva sono più avanti del resto del mondo nella AI.

ChatGpt osservata speciale

A essere stata messa sotto osservazione se non addirittura sotto accusa è in primo luogo ChatGpt. E non poteva essere diversamente, visto che con le centinaia di miliardi di dollari di investimento è sicuramente la più generalista e la più utilizzata anche per la politica di gratuità effettuata dal promotore e proprietario OpenAI.

A parte gli orsacchiotti che assumono il ruolo di istruttori o ai robot che raccontano novelle per i bambini più piccoli, ci sono poi i video che incantano i bambini più grandi.

Non è secondario l’effetto sociale, perché sul piano dell’educazione l’AI può eliminare il gap con chi, di famiglia abbiente, può godere di insegnanti specializzati. Ma subito occorre ricordare che, se i videogiochi sui televisori comportavano rischi sui televisori, lo sono ancora più se assistiti da intelligenza artificiale.

Ma guardando dall’altro lato, cioè da quello degli effetti negativi, non si può non ricordare che ogni evoluzione è una trasformazione, inevitabilmente con aspetti negativi. Siamo solo agli inizi ma la AI se non sarà tempestivamente regolamentata in primo luogo rispetto ai ragazzi, insieme ai risultati positivi ne avrà di assolutamente negativi, per il semplice fatto di avere ragazzi cresciuti da robot.

Mario Rasetti e quel braccio robotico

Per questo pericolo, grazie alla grande sapienza e amicizia del professor Mario Rasetti, il maggiore studioso della materia, in tempi non sospetti (2019) fummo ricevuti dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al quale donammo un disegno in cui un braccio robotico dondolava la culla con dentro un neonato. Nel testo che consegnammo al Presidente c’era già allora la descrizione dei rischi che il mezzo meccanico rappresentava rispetto all’umanità assoluta di accudire un neonato.

In questo contesto c’è anche chi sostiene che l’essere cresciuti da AI può rappresentare un vantaggio non secondario se lo si colloca nella civiltà dei prossimi anni, dove AI sarà dovunque. Non è il convincimento di chi, come noi, ha la responsabilità di aver già materializzato anche in Italia una AI generativa, anche se non dedicata anche ai ragazzi come quelle che stanno nascendo un po’ in tutto il mondo. Del resto, sono già noti, anzi arcinoti, gli effetti negativi che genera nei ragazzi e giovani il morboso rapporto con il cellulare e le sue performance. Figuriamoci se si passa ad AI che, per esempio, consente di risolvere qualsiasi problema matematico o di comporre un tema.

Un pericolo enorme

Non pochi, come noi, ritengono che, se le autorità non prenderanno immediatamente piena coscienza di quando sta per accadere, i danni saranno pesantissimi. Ci potrà essere una infanzia realmente sconvolta nei suoi processi intellettuali ed umani. Fra l’altro, ciò che potrebbe accadere è la perdita completa di senso critico, delle modalità di mettere in attività il dubbio prima di orientarsi e decidere.

Come primo provvedimento, dovrebbe essere stabilità un’età minima limite al di sotto della quale nessun ragazzo potrà attingere all’intelligenza artificiale. Non basterà fissare il principio, occorre che i genitori si impegnino per farlo rispettare e che non siano essi stessi veicolo verso l’uso improprio della AI.

Ma è il progresso, bellezza… Perché il progresso è solo positivo.

Mi pare chiaro che, prima del disastro, sia chiara la necessità di un pronto intervento regolatorio e, fatto altrettanto importante, l’allestimento di informazione e di educazione nei confronti di padri e madri, perché sappiano cosa è bene fare e che cosa è assolutamente dannoso fare.

Qui a Class Editori sentiamo questo obbligo e ci stiamo preparando per affrontare il problema.

Post Scriptum: omaggio a Marco Benedetto

È morto ieri Marco Benedetto e gli rendo omaggio, non solo perché era un mio grande amico fin dagli esordi, quando lui lavorava all’Ansa e io a Panorama. Poi lui è diventato amministratore delegato di Repubblica e io ho fondato Class Editori. Ora ritrova in Paradiso mio figlio Luca, di cui Marco è stato il padrino di battesimo. Ciao Marco, saluta Luca. (riproduzione riservata)



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