L’ultima sentenza del Consiglio di Stato sugli affitti brevi potrebbe fare scuola e spuntare le unghie ai tanti comuni italiani che negli ultimi mesi hanno cercato di regolamentare il fenomeno delle locazioni brevi nelle città turistiche.
Bocciando un verdetto del Tar della Lombardia, che aveva «erroneamente riconosciuto al Comune di vietare la stipula di contratti di locazione a finalità turistica», la sentenza stabilisce che «l’attività di locazione di immobili, anche a finalità turistica, che sia esercitata in forma non imprenditoriale, non è soggetta a poteri prescrittivi e inibitori della pubblica amministrazione».
La vicenda trae origine dal ricorso della proprietaria di un’immobile a Sirmione che si era vista inibire l’esercizio dell’attività di locazione turistica dal regolamento comunale. Il piccolo borgo sul lago di Garda era stato il primo in Italia a dotarsi di regole stringenti per ostacolare chi mette a reddito immobili per affitti brevi, seguito da Firenze, Bologna e ora anche da Roma che oltre al piano adottato sta lavorando a un regolamento.
Il verdetto fa giurisprudenza in materia, ma al momento riguarda solo il territorio di Sirmione e non può essere applicato altrove. Per i proprietari o gestori di appartamenti riservati agli affitti brevi che hanno fatto o faranno ricorso al Tar contro le norme imposte dai comuni, come quello di Firenze, la sentenza potrà essere usata come un precedente giurisprudenziale.
In diversi passaggi il verdetto sottolinea che le locazioni turistiche dei privati non sono equiparabili alle strutture ricettive e all’attività imprenditoriale che, per legge, è definita dalla gestione di un numero di immobili in locazione breve superiore a tre. Di conseguenza, secondo la legge regionale della Lombardia i Comuni non hanno poteri di controllo e vigilanza sulla stipula di contratti di locazione turistica se al di fuori di un’attività imprenditoriale.
«È un precedente importante perché stabilisce che la materia è di competenza dello Stato e non dei Comuni e questo apre la strada a tanti altri casi simili nei comuni di Firenze e di Bologna che sono quelli più attivi sul tema», spiega Marco Celani presidente di Aigab e amministratore delegato di Italianway. «Analizzeremo la sentenza per capire come utilizzarla nei ricorsi che sono già in preparazione. E nel frattempo attendiamo anche il pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legge regionale toscana, impugnata dal Governo che la ritiene incostituzionale, di cui si fa scudo il Comune di Firenze che ha varato un regolamento liberticida contro gli affitti brevi», aggiunge Celani.
Non la pensa così la sindaca di Firenze Sara Funaro: «da questa prima lettura si vede che in realtà è una sentenza che niente ha a che vedere né con la situazione di Bologna né con quella di Firenze: è una decisione basata su una legge regionale diversa dalla nostra. Noi sappiamo che oggi abbiamo una legge regionale che ci permette di andare a fare tutta una serie di regolamentazioni, poi vedremo come andranno avanti anche i ricorsi che ci sono stati». (riproduzione riservata)