Il vento a Londra sta cambiato. Quella che per decenni è stata la cassaforte immobiliare dei miliardari di tutto il mondo, oggi inizia a mostrare qualche crepa, e anche abbastanza profonda. Secondo gli ultimi dati dell’Ons (Office for National Statistics), il mercato immobiliare residenziale di Londra sta vivendo un calo senza precedenti nel suo segmento più alto dei quartieri di lusso, i cosiddetti prime boroughs, travolti da una «tempesta perfetta» che unisce tassi di interesse elevati e, soprattutto, una rivoluzione fiscale che non risparmia i grandi patrimoni.
I numeri di ottobre raccontano una realtà inequivocabile: il cuore immobiliare della City si sta svalutando. Il distretto finanziario di Londra (City of London) ha registrato un calo dei prezzi del 18% su base annua. Non va meglio nel prestigioso borgo di Kensington & Chelsea, dove il valore degli immobili è crollato del 16,5%, portando il prezzo medio a 1,19 milioni di sterline: il livello più basso degli ultimi dieci anni. Anche Westminster, teatro della politica e delle residenze storiche, segna un pesante -16%.
In generale i prezzi delle case a Londra sono diminuiti di oltre il 2% su base annua a ottobre. Secondo l’Ons il prezzo medio degli immobili nella capitale inglese nel mese è stato di 547 mila sterline.
Per gli esperti immobiliari, a innescare il calo dei valori degli immobili hanno contribuito i disinvestimenti causati dalla decisione del governo di abolire o riformare drasticamente il regime dei «non-dom» (coloro che risiedono nel Regno Unito ma hanno domicilio fiscale all’estero). Per decenni, questa norma ha permesso ai paperoni esteri di non pagare tasse sui redditi prodotti fuori dai confini britannici, rendendo Londra l’hub ideale per l’élite globale.
Con la fine di questi privilegi e l’annuncio di nuove imposte di registro (Stamp Duty), molti proprietari hanno deciso di vendere. L’incertezza generata dall’ultimo budget governativo ha fatto il resto, spingendo gli investitori verso mercati più ospitali (come Dubai, la Svizzera o anche l’Italia con la sua flat tax) o semplicemente portandoli ad attendere tempi migliori.
Il paradosso del mercato londinese attuale è la sua frammentazione. Se il centro soffre, la periferia «tiene» con i quartieri più accessibili come Havering (+5,3%), Lewisham (+4%) che addirittura crescono.
La domanda sembrerebbe starsi spostando e cambiando: non più investimenti speculativi su attici a cinque stelle, ma acquisti di prima casa in zone semicentrali da parte di residenti locali. Il mercato immobiliare di Londra potrebbe così diventare pian piano meno globale e più locale, un processo doloroso per le casse della City ma che potrebbe, nel lungo periodo, riequilibrare un settore residenziale che per anni è stato fuori portata per la classe media.
Gli analisti sono concordi: la stagnazione del comparto prime durerà finché non ci sarà chiarezza normativa. Il rischio è che Londra perda definitivamente il suo status di «porto sicuro» per i capitali stranieri, trasformando il calo dei prezzi da un fenomeno ciclico a un cambiamento strutturale della metropoli. (riproduzione riservata)