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A lezione da Doris
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A lezione da Doris

Milano Finanza - Numero 190 pag. 1 del 25/09/2021

Ennio Doris, un mito per i risparmiatori italiani, e non solo perché lo hanno visto per anni sui teleschermi mentre disegnava una banca intorno a loro. Ma per la rivoluzione che in 50 anni ha compiuto a loro favore, facendo il medico dei loro risparmi. Pochi giorni fa Ennio ha deciso di lasciare la presidenza del gruppo Mediolanum per diventare presidente onorario. A 81 anni può sembrare una decisione naturale, ma lo è perché c'è un altro Doris, Massimo, che da tempo ha preso il suo posto negli spot televisivi (salvo lo slogan di chiusura, sempre con la voce del padre) e nella gestione straordinariamente efficiente del gruppo bancario, assicurativo e di gestione del risparmio. Non è frequente che questo accada in Italia. Ma è assolutamente rarissimo che un uomo, partito come ragioniere da un paese agricolo del Veneto conosciuto principalmente per il mercato delle vacche, sia riuscito a fare quanto ha fatto lui, dialogando con i più autorevoli premi Nobel e allo stesso tempo infondendo al settore il senso di umanità, di protezione e di innovazione dei risparmiatori che non era mai esistito.

Per avere un servizio innovativo e impeccabile fin dall'inizio. In un roadshow a Londra e a New York avevo fatto vedere già nei primi anni 2000 come si potesse compiere qualsiasi operazione in un battibaleno con il nostro banking centre. Quindi, caro Paolo, riepilogando, da consulente finanziario prima, a consulente globale dopo, a Family Banker infine con l'avvento della banca. E soprattutto ho indicato che i nostri si chiamino family banker, perché da noi la famiglia è al centro ed è il riferimento per tutti i bisogni, con tutte le medicine, come avevo in testa dalla notte con il falegname.

P.P. Una banca che non c'era, integrata con una rete fortissima. Mi pare tuttavia che tu, conoscendo il mondo delle pmi, non solo del tuo Veneto ma anche il mercato di aziende importanti ancora familiari, hai dato alla banca la missione di portare all'Aim centinaia di aziende…

E.D. Sì, questa è una missione. Il Paese soffre della mancanza di un vero mercato dei capitali, dovuta a scelte fiscali e legislative sbagliate del passato che hanno di fatto impedito gli investimenti in azioni. La prima iniziativa in senso opposto è solo del 2016: la Legge di Bilancio che ha introdotto i Pir dal 2017. Noi abbiamo sposato al 100% il progetto lanciato dal governo Renzi, ma era solo l'inizio. Di fatto il mercato lo abbiamo fatto noi. Le previsioni erano di fare al massimo 2 miliardi di euro di raccolta nel primo anno a livello di sistema. Così però non si andava da nessuna parte. Ho iniziato a sensibilizzare i risparmiatori, gli imprenditori, i media, la Confindustria, Borsa Italiana, addirittura i concorrenti, cosa che un imprenditore non fa mai. Alla fine il sistema ha fatto quasi 11 miliardi di euro nel 2017 contro quelle previsioni iniziali. Noi da soli 2,4 miliardi a fine 2017, 3 miliardi a marzo 2018. Ma poi hanno complicato il meccanismo con una legge meritoria negli intenti ma inapplicabile concretamente. Occorre ora una scintilla perché il motorino di avviamento della macchina dei Pir riparta. È più difficile far ripartire una macchina bloccata e spenta in questo modo. Una scintilla potrebbe essere raddoppiare il beneficio fiscale: 60.000 euro investibili all'anno incentivati fiscalmente. Non è sano che il finanziamento delle piccole e medie imprese sia ancora quasi tutto bancario. In Italia il 90% dei finanziamenti alle imprese arriva dalle banche, per di più a revoca. Come fai così a sostenere i piani di sviluppo a medio e lungo termine? È una partita impari quando in Usa o in Inghilterra le aziende si quotano, fanno aumenti di capitale, emettono debito e si finanziano invece solo al 20 % con le banche. La finanza deve accompagnare l'economia anche da noi. Lo dico da italiano che vuole bene a questo Paese. Mi auguro che il presidente Draghi possa occuparsene. Il risparmio privato è un grande asset dell'Italia; va incentivato fiscalmente e allo stesso tempo può diventare capitale per il sistema produttivo. Al mercato Aim il numero delle pmi italiane quotate dovrebbe essere minimo 2-3 mila. Invece siamo ancora su numeri molto bassi. Per aiutare gli imprenditori a quotarsi abbiamo fatto la nostra investment bank con uno staff guidato da un giovane e brillante banchiere che viene da Bank of America, Diego Selva. Con lui lavorano una quindicina di professionisti. Siamo pronti, ma il presidente Draghi deve far scattare la scintilla.

P.P. Annunciando il passaggio a presidente onorario hai detto che potrai fare ancora cose utili per il gruppo Mediolanum, ma in modo diverso, dedicandoti anche ad altre attività…

E.D. Certamente non comanderò più, non farò il presidente onorario come lo ha fatto molto attivamente Enrico Cuccia, che ha proseguito anche quando è stato costretto ad «andare in pensione» a 75 anni. Continuerò a dedicarmi a Banca Mediolanum in modo diverso, con i miei tempi e soprattutto nella motivazione dei family bankers. E poi ho altri progetti, come quello che ho appena raccontato ad Avvenire. Sto supportando e finanziando Arnoldo Mosca Mondadori, che fornisce alle carceri macchine per la produzione delle ostie per le comunioni in Chiesa. Un'occasione di avvicinarsi alla fede e di riscatto per tante donne e uomini che hanno sbagliato in precedenza. Stiamo facendo il progetto nelle carceri italiane, in Brasile, in Africa. E altre iniziative che si aggiungono a quelle della Fondazione Mediolanum seguita da mia figlia Sara. La mia salute negli ultimi mesi è stata precaria. Ora sto bene. E anzi, Paolo, ti racconto che è quasi avvenuto un miracolo. Avevo ispessimenti dei tessuti cardiaci che venivano giudicati irreversibili, soltanto curabili con un farmaco Pfizer. Sono miracolosamente scomparsi. Non c'è più la malattia. So che il Papa ha pregato per me, grazie a Chiara Amirante di Nuovi Orizzonti. E gliene sono grato.

P.P. E poi …

E. D. Poi ho visto un tuo cortometraggio con Renato Pozzetto dal barbiere per i 35 anni di Class Editori dove tu alla fine chiedi a Pozzetto, che ha la mia stessa età, che cosa farà per i prossimi 35 anni. E lui ti risponde: ci devo pensare, te lo dirò alla prossima barba. Per i miei prossimi 35 anni te lo dirò anche io alla prossima barba. Tu intanto tieni la barra dritta per un'informazione indipendente e professionale come hai fatto in questi 35 anni.

P.P Grazie Ennio della lezione che ci hai dato e che continui a darci. (riproduzione riservata)

Paolo Panerai



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