INDICE SMALL CAPS EUROPEE
I mercati azionari europei sono stati dominati negli ultimi anni da una crescente concentrazione dei flussi verso le società a grande capitalizzazione, e questo si è riflesso in una sottoperformance per le small-mid caps, le società meno capitalizzate. Quest’ultimo può rappresentare, oggi, una delle poche aree dove persistono inefficienze tra i fondamentali e le valutazioni di mercato, ovvero opportunità di acquisto a buon prezzo. La dinamica macroeconomica degli ultimi anni può aver svolta un ruolo in tale percorso, con il rapido rialzo dei tassi che ha penalizzato in modo maggiore le società mediamente più indebitate, con minore accesso ai mercati dei capitali e con duration degli utili più lunga.
Ma, come si diceva, lo sconto (a volte significativo) rispetto alle large cap europee può non riflettere un reale deterioramento dei fondamentali, un terreno fertile per strategie di stock picking capaci di intercettare dispersione e inefficienza. Tra i fattori a supporto del tema small-mid caps, oltre alle valutazioni, emerge anche il ruolo delle operazioni di M&A, dove grandi gruppi industriali e fondi di private equity si espandono andando a individuare proprio aziende minori, target ideali per qualità del posizionamento e prezzi buoni (ad esempio, Standard Life su Aegon UK e Siemens su Altair Engineering). Nel Nord Europa si osserva, mediamente, una maggiore concentrazione di aziende esportatrici e innovative, spesso di qualità elevata anche se meno a sconto, mentre in altri Paesi (Regno Unito compreso) le aziende sono caratterizzate da rischi più marcati in termini di governance e liquidità, elementi che possono giovare sulle performance future.
Le mid-cap mettono insieme la stabilità di modelli di business consolidati di modelli di business ormai consolidati e l’esplosività di aziende che sono ancora fortemente orientate alla crescita.
Inoltre, rispetto alle large cap, le minori capitalizzazioni offrono una diversificazione significativamente maggiore, sia a livello geografico sia settoriale, con un legame più forte con le economie domestiche. Ad esempio, nell’indice MSCI Europe Mid Cap è molto più diversificato rispetto all’MSCI Europe, e i primi 10 componenti valgono solo il 12% dell’indice. L’esposizione settoriale è più equilibrata e si evidenzia una minore concentrazione dei settori Tecnologia, Media e Telecomunicazioni, a favore degli industriali. Guardando al factor box di Msci, si comprende che oggi le mid cap evidenziano una maggiore presenza di società caratterizzate da bassa volatilità (oltre che esposte al fattore size).
Abbracciare questo segmento significa accettare un cambiamento in termini settoriali e di tipologia di business, una scelta che può portare a rendimenti disallineati rispetto ai classici indici di mercato. Spesso, le minori capitalizzazioni operano in business più di nicchia (tecnologia in particolare) e sono più dinamiche rispetto alle blue chips, nonchè flessibili alle evoluzioni del mercato. Le small caps, in particolare, offrono un elevato grado di esposizione sui segmenti più ciclici dei mercati azionari europei.
Guardando alla statistica, la correlazione tra i due indici sopra indicati è giustamente molto elevata, prossima a 0,95, affiancata dal beta appena inferiore a 1 (di poco superiore a 1 per le small caps); elementi che confermano una buona dinamicità per le medie capitalizzazioni, che può portare a extra-performance durante le fasi bullish dei mercati. L’offerta in termini di Etf è buona, a livello di medie capitalizzazioni su indici Stoxx e Msci, ancora più elevata per le società small caps, anche con indici proprietari degli Etf provider, in alcuni casi. (riproduzione riservata)