La crescita del pil mondiale nel 2021 potrebbe essere la migliore del secolo. Schroders ha rivisto al rialzo le previsioni per il prodotto interno lordo globale dal 5,3% al 5,9%, aggiungendo che "quest'anno la crescita economica sarà la più veloce in 100 anni".
Insieme al pil, però, crescerà anche l'inflazione, che secondo la multinazionale di risparmio gestito quest'anno potrebbe toccare quota 2,9%, soprattutto a causa dei colli di bottiglia lungo le filiere e il rally delle materie prime. Questi fattori, hanno precisato gli esperti, saranno solo temporanei dato che la domanda che deriverà dalla ripresa possa essere assorbita dall'economia senza portare a un altro round di aumento dei prezzi. Bisogna poi considerare, ha aggiunto Schroders, che "l'inflazione tende a diminuire nelle fasi di ripresa economica", perché "la produttività si rafforza, permettendo alle aziende di mantenere i prezzi su livelli competitivi".
Tuttavia, se gli attuali driver di crescita sono destinati a sgonfiarsi, l'inflazione nel medio termine potrebbe tornare a crescere. "Secondo le nostre previsioni", ha spiegato Schroders, "l'inflazione headline tornerà attorno al 3% nei prossimi due o tre anni" e il trend potrebbe proseguire nel 2023, qualora non vengano introdotte misure per frenare l'aumento della domanda.
Insomma, per le Banche centrali è arrivato il momento di considerare un approccio più severo. Monito che arriva proprio nel giorno in cui la Fed si pronuncerà sugli sviluppi della politica monetaria. Le parole di Schroders seguono a stretto giro gli avvertimenti di Deutsche Bank sugli effetti collaterali che un approccio troppo accomodante potrebbe avere sull'economia: secondo la banca tedesca, infatti, posticipare l'innalzamento dei tassi comporterebbe un'interruzione delle attività finanziarie, a cui potrebbe far seguito una recessione.
Anche secondo Schroders, la Banca centrale statunitense "si troverà a dover agire per garantire che la ripresa dell'inflazione a fine 2022 non sfugga di mano". (riproduzione riservata)