I rendimenti obbligazionari nell’area euro si stanno nuovamente stabilizzando, dopo alcune settimane di turbolenza relativa. Gli yield restano mediamente contenuti, sia in ambito governativo che corporate, questi ultimi favoriti da spread tuttora molto compressi anche per via del sentiment azionario favorevole. Il Bund a 5 anni si limita ad offrire il 2,45% annuo, affiancato dal Btp stessa scadenza che si ferma al 2,8%. Per un investitore con propensione al rischio media, una scelta che anche oggi è più che sensata consiste nel posizionare una parte de portafoglio su sottostanti obbligazionari in valuta forte, in particolare modo la sterlina inglese, ma anche il dollaro statunitensedollaro statunitense.
L’ambiente macroeconomico di tali Paesi è notevolmente differente, con l’area statunitense caratterizzata dal cambio ai vertici della Fed e da un’economia forte, con aspettative di mercato a favore di piccole limature del costo del denaro, nel corso del 2026. Tutto dipenderà dalla dinamica di elementi come l’inflazione e il mercato del lavoro, forze in grado di imprimere una accelerazione o un rallentamento in merito all’azione della banca centrale. Mentre nel Regno Unito le aspettative sono maggiormente a favore di interventi da parte della BoE, al ribasso sui tassi, anche se a sua volta la lotta all’inflazione potrebbe limitare le possibili azioni. L’economia si sta dimostrando però più fragile e stagnante in termini di crescita, e ciò gioca a favore di un maggior interventismo da parte della parte della BoE.
GILT YIELD

Sia che si tratti di Usa o Regno Unito, l’ambiente obbligazionario si conferma invitante, grazie ai rendimenti a scadenza elevati. Il rischio valutario è chiaramente un elemento chiave, con il mercato che prezza potenziali indebolimenti del biglietto verde rispetto all’euro nel 2026, mentre la sterlina inglese appare più stabile, nelle ultime settimane anche in deciso recupero rispetto ad altre divise, compreso l’euro. Sterlina più stabile e yield obbligazionari più elevati sembrano favorire, di conseguenza, il Regno Unito agli Stati Uniti. La scelta in ogni caso deve essere considerata più da cassettista (che mira ad incassare importanti flussi cedolari nel tempo) che di trading, un compendio rispetto ad altre posizioni in euro meno remunerative.
Guardando ai singoli bond si possono ottenere rendimenti interessanti, pur rimanendo su rischi contenuti, facendo attenzione al rischio di credito (rating) e non esponendosi eccessivamente a livello di portafoglio. Con gli Etf si può stare più tranquilli in tal senso, in quanto singolarmente racchiudono centinaia di obbligazioni. Ad esempio, guardando alle singole emissioni denominate in sterline si segnala il bond Regno Unito luglio 2035 (Isin GB00BMGR2916), che offre oggi un rendimento a scadenza del 4,53% annuo lordo, mentre l’emissione Intesa Sanpaolo febbraio 2031 in sterline (Isin XS2294840363, rating BBB+) ha scadenza inferiore ma rende il 4,57% annuo lordo. Interessante anche il bond a massimo rating della Bei, scadenza gennaio 2032, che rende il 4,1% annuo lordo in sterline.
Considerando gli Etf, importante specificare che senza una precisa data di scadenza/rimborso il rendimento a scadenza oggi stimato deve essere considerato indicativo, una fotografia dell’attuale portafoglio ma senza un valore predittivo in caso di chiusura della posizione dopo alcuni anni; in base a dove andranno fattori di rischio come i tassi di mercato, il rischio di credito (e la valuta), la performance potrebbe disallinearsi, e non di poco, dal rendimento inizialmente stimato. Ad esempio, l’Etf SPDR Bloomberg 15+ Year Gilt (Isin IE00B6YX5L24) esprime attualmente un rendimento lordo a scadenza del 5,14%, mentre l’Etf U.K. Gilt Ucits Etf (Isin IE00BH04GW44) rende il 4,4%, ma con duration più contenuta. Interessante anche il SPDR Bloomberg Sterling Corporate Bond Ucits Etf (Isin IE00B4694Z11), che rende il 5,05% annuo lordo in sterline. (riproduzione riservata)