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Quando la correzione è un’opportunità d’acquisto

di Massimo Brambilla
23 gennaio 2021, 10:19

Milano Finanza Intelligence Unit

Il nuovo affondo del virus non fermerà la controffensiva dei vaccini. La debolezza del dollaro, che promette di non fermarsi qui, aiuta il settore oil a incubare le opportunità più interessanti

Quando la correzione è un’opportunità d’acquisto

Per i mercati, la notizia più allarmante è giunta giovedì sera da Shanghai: dopo due mesi di assenza del Covid, sono stati registrati i primi casi di una nuova diffusione locale del virus. In vista della lunga festività del capodanno cinese, che si estenderà dal’11 al 17 febbraio, Pechino sta diramando l’invito alla popolazione di non spostarsi durante le vacanze per fare ritorno ai villaggi natali, come invece è tradizione. Il petrolio Wti ha reagito subito con un arretramento da quota 53 a 51,5 dollari al barile, temendo che il primo consumatore netto mondiale di greggio (e seconda economia globale) possa ricorrere ancora a lockdown, anche parziali. La memoria dello scorso febbraio ha trascinando al ribasso anche i listini azionari: è la classica pioggia sul bagnato, visto che gli operatori hanno già il nervo scoperto sull’Europa a causa delle varie restrizioni governative indotte dall’offensiva invernale del virus, con il risultato di assistere alle prime revisioni al ribasso delle stime di crescita del pil europeo nel 2021.

Se l’efficacia dei vaccini rimarrà tale, questo periodo dovrebbe verosimilmente essere l’ultimo ostacolo di rilievo nella marcia verso l’immunità diffusa almeno nei soggetti più a rischio di decesso, allontanando definitivamente le possibilità di assistere a ulteriori lockdown a beneficio di una stabile ripresa economica: le statistiche italiane dell’Istituto Superiore di Sanità indicano infatti che, ad oggi, il 41,5% dei decessi complessivi causati dal Covid-19 appartiene alla fascia di età compresa tra 80 e 89 anni, seguita dal 24,4% della fascia 70-79 anni e poi dal 20,2% relativo agli over 90, nonché dal 9,5% della fascia 60-69 anni. Una volta che saranno vaccinati gli ultra settantenni la mortalità, e conseguentemente il carico ospedaliero, si ridurrà quindi dell’86,1%, cosa che dovrebbe avvenire prima dell’estate in tutta l’Ue, salendo al 95,6% quando si completerà la copertura degli over 60. Lo stesso avverrà negli Stati Uniti, in Cina e in Giappone, avvalorando lo scenario che circoscrive la criticità economico-sanitaria ai mesi di febbraio e marzo.

Petrolio e azioni a braccetto. Fino ad allora è lecito attendersi una volatilità elevata sia del petrolio e sia dei mercati azionari, alimentata verso il basso da un’ulteriore recrudescenza del virus o da risultati aziendali e macroeconomici dell’ultimo trimestre inferiori alle aspettative, mentre verso l’alto giocano le aspettative di nuovi vaccini e il secondo mega pacchetto di aiuti Usa all’economia e alle famiglie, che sfiora i 2mila miliardi di dollari secondo le dichiarazioni di volontà degli ultimi giorni. Nel frattempo, le flessioni delle quotazioni azionarie che intervengono nelle fasi di maggiore incertezza possono creare occasioni di acquisto in un’ottica di ampio respiro, cioè guardando almeno alla fine dell’anno o traguardando anche il 2022: la scommessa più interessante riguarda i titoli legati al petrolio, che mostrano soprattutto in Europa ampi spazi di avanzamento prima di affacciarsi sui livelli pre-Covid. Si tratta di uno dei settori più value (cioè a sconto) e più ciclico (cioè legato al recupero economico globale a cui è a sua volta connessa la domanda di greggio) nell’insieme di titoli value e ciclici che ormai tutti hanno dichiarato di voler sovrappesare in borsa nel 2021, assieme ai mercati emergenti asiatici con in testa la Cina anche in ambito obbligazionario, tant’è che nella settimana appena conclusa JP Morgan ha lanciato un buy su Exxon Mobil per la prima volta dopo sette anni. A rendere più interessante il settore è la netta sensazione che, quando la domanda di petrolio riprenderà vigore una volta lasciati alle spalle i lockdown, l’offerta farà fatica a soddisfarla perché nell’ultimo anno sono stati tagliati quasi tutti gli investimenti produttivi negli Usa e quelli di matrice europea.

Il ruolo del dollaro. Il progressivo indebolimento del biglietto verde costituisce un ulteriore fattore rialzista per i prezzi del greggio, rendendone meno caro l’acquisto visto che le quotazioni sono espresse in dollari: nel 2008 e nel 2011, quando la discesa del dollaro contro le principali valute portò il Dollar Index (che ne sintetizza i cambi) sotto quota 78, il petrolio Wti si spinse fino a quota 110 dollari al barile e più, il doppio rispetto alla quotazione attuale. La discesa del Dollar index, partita lo scorso maggio da quota 100, lo ha condotto oggi attorno a 90 attraverso tre ondate ribassiste che hanno trovato una pausa solo da agosto alle elezioni Usa del 3 novembre: la vittoria dei democratici, infatti, ha alzato le attese sull’ammontare dei nuovi aiuti fiscali all’economia Usa, elevando di pari passo il livello del debito pubblico Usa che già oggi è nell’ordine del 135% del pil. Per questo sono in molti a credere che il Dollar index scenderà presto sotto il minimo raggiunto nel febbraio 2018, aprendo spazi di ulteriore discesa pari alla distanza tra il minimo di febbraio 2018 e il massimo di dicembre 2016 bissato nel marzo 2020. L’obiettivo del nuovo indebolimento sarebbe stimabile a quota 73, proprio sui minimi del 2008 e del 2011 con grande gioia per l’export Usa, accompagnando i prezzi del greggio in un’ascesa simile a quella intercorsa tra il 2009 e il 2011. Se così fosse, a piazza Affari Eni e Tenaris (quest’ultima molto attiva nell’impiantistica americana) sarebbero destinate a raddoppiare la quotazione attuale, come peraltro hanno fatto molti titoli tecnologici negli ultimi 12-18 mesi. Insegnando che chi primo arriva meglio alloggia. (riproduzione riservata)

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