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Mercati non preoccupati

11 luglio 2026, 02:00

Milano Finanza Intelligence Unit

Settimana di alta incertezza per il mercato azionario italiano, ma nella seconda parte dell’ottava si è osservato un riscatto degno di nota. Nonostante le forti tensione e il riaprirsi del conflitto Usa-Iran, i mercati stanno implicitamente scommettendo che le tensioni siano destinate a non tramutarsi in escalation. Importante, quindi, monitorare gli sviluppi mediorientali, che si conferma il driver primario per le fasi risk-on e risk-off di queste settimane.

L'analisi tecnica del Ftse Mib e le soglie chiave

Fin dalle battute iniziali della seduta di venerdì, il Ftse Mib future (scadenza settembre 2026) ha accelerato al rialzo, ampliando il margine rispetto alla soglia chiave a 51.500 punti. Il trend di fondo torna a mostrare solidità e conferma l'indicazione secondo cui, da un punto di vista grafico, soltanto il cedimento del sostegno posto a 51.220-51.200 punti potrebbe fornire un segnale negativo. Al rialzo, un'ulteriore reazione oltre quota 52.650 potrebbe invece fornire un nuovo concreto spunto rialzista. L’eventuale apertura di nuovi massimi storici darebbe il via libera a nuovi acquisti.

INDICE FTSE-MIB

Mercati non preoccupati

Le prospettive per il Dax e l'S&P 500

Anche per il Dax tedesco la situazione non è molto differente. Graficamente, solo il superamento di 26.000 punti (per il future) aprirà la strada ad allunghi più sostenibili ad allunghi più sostenibili nel medio periodo, anche qui alla ricerca di nuovi massimi storici. Al contrario, la discesa sotto il primo supporto, a ridosso di 24.700 punti, potrebbe fornire un segnale al ribasso.

A sua volta, l’S&P500 sta cercando di riavvicinarsi alle principali resistenze di medio periodo; il quadro tecnico di breve periodo rimane contrastato, con una chiara alternanza di giornate positive e negative a seconda del flusso di notizie che giungono dal medioriente. Tecnicamente, solo il breakout al rialzo di 7.650 punti per il contratto future potrebbe fornire un nuovo segnale direzionale verso l’alto, per ora di difficile realizzazione; pericolosa, al contrario, la rottura del supporto statico posizionato in area 7.260-7.245 punti, che potrebbe fornire un segnale ribassista di una certa validità.

INDICE S&P500

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Il mercato valutario e il rapporto euro/dollaro

Anche il cambio euro/dollaro ha si sta muovendo sulla scia del ritorno di un appetito verso gli asset rischiosi visto nella seconda parte della settimana. Il cambio ha testato 1,145 dollari, ma ciò non muta una dinamica di fondo senza direzione. La situazione tecnica di breve termine rimane, di riflesso, neutrale, senza un trend primario chiaro; un ulteriore tentativo di rafforzamento dovrà affrontare una prima resistenza a ridosso di 1,15 Usd, e un secondo livello in area 1,1530-1,1535 Usd. Un segnale short di una certa affidabilità si concretizzerebbe, al contrario, al cedimento della base posizionata in area 1,1340-1,1330.

Per quanto riguarda il Bitcoin, la criptovaluta sta approfittando del ritorno di appetito vero gli asset rischiosi globali, cercando di recuperare la recente marcata debolezza. La situazione dal punto di vista grafico rimane contrastata ma è in lieve miglioramento. Dal punto di vista grafico, soltanto il ritorno sopra i 67.300 dollari, l’ultimo massimo relativo costruito attorno alla metà di giugno, potrebbe fornire un segnale positivo e innescare una inversione di tendenza più affidabile. Al contrario, il ritorno sotto il minimo relativo a 57.800 dollari fornirà un nuovo segnale ribassista: successivi target a ridosso di 56.500 dollari prima e 55.200 dollari successivamente.

Rendimenti obbligazionari e aspettative di inflazione

In merito ai tassi e ai rendimenti di mercato, la situazione resta fragile ma non preoccupante. Il sell-off osservato sul Btp in settimana ha permesso agli yield di riavvicinarsi al 4%, per poi ritracciare velocemente. Le aspettative di inflazione si sono di nuovo spostate verso l’alto di pari passo al rimbalzo dei corsi petroliferi, ma sono gli Usa in particolare a soffrire, con il T-bond decennale ormai stabile sopra il 4,5% annuo. (riproduzione riservata)



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