I mercati emergenti mantengono, in ambito azionario, un momentum molto tonico e fondamentali a favore. Tutti elementi propositivi per il 2026, dove molti si attendono ulteriori soddisfazioni per chi è in grado di sopportarne la volatilità. Negli ultimi anni, peraltro, le dinamiche espresse dagli indici emergenti non hanno espresso oscillazioni particolarmente intense. Il legame tra l’indice Msci World e l’indice Msci Emerging Markets offre buoni elementi di diversificazione senza eccessivi rischi, come confermato dalla correlazione inferiore a 0,7 e dal beta su valori analoghi. Tornando indietro una decina di anni, il beta era superiore ad 1.
Il momentum sta peraltro progredendo, permettendo ai sottostanti emergenti di colmare parzialmente il gap di performance rispetto agli indici occidentali espresso nell’ultimo decennio. Negli ultimi 12 mesi, l’indice Msci world è salito del 21% circa (in dollari), mentre gli emergenti hanno allungato del 35% circa. Nonostante questo, i fondamentali restano a favore: con un P/e atteso per l’aggregato emergente prossimo a 13,5, rispetto a 19 per l contesto sviluppato. In termini di esposizione geografica, l’ago della bilancia si è nel tempo spostato sempre più verso la Cina, Taiwan, India, Corea del sud, Brasile, etc. (i primi 2 elementi valgono circa la metà del benchmark).
MSCI EM

Anche numerose case di investimento rimangono nettamente favorevoli ad una posizione di portafoglio sugli asset azionari emergenti. Ad esempio, Franklin Templeton mantiene una visione costruttiva sui mercati emergenti nel 2026 dopo la forte sovraperformance del 2025, grazie a temi come l’intelligenza artificiale, che resta un driver centrale, non solo nei semiconduttori di Taiwan e Corea, ma lungo tutta la catena di fornitura. A ciò si aggiungono la leadership industriale cinese, riforme interne, politiche monetarie più accomodanti e una comprovata resilienza agli shock commerciali. E per GAM, il 2025 ha segnato solo l’inizio della rinascita degli emergenti: demografia favorevole, urbanizzazione e riforme strutturali sostengono la domanda interna, mentre l’evoluzione dell’MSCI EM verso tecnologia e consumi ne sta rafforzando anche la qualità. Il probabile indebolimento del dollaro, i tagli dei tassi e l’IA pongono gli emergenti al centro della crescita globale, con valutazioni ancora sottostimate.
A sua volta, Federated Hermes resta positiva sulle prospettive degli emergenti nell’anno appena iniziato, grazie alla crescita di leader tecnologici e industriali, riforme pro-mercato e un contesto monetario più favorevole. Il posizionamento prudente degli investitori e lo sconto rispetto ai mercati sviluppati aumentano il potenziale di afflussi e l’innovazione diffusa sostiene utili in crescita e possibili rivalutazioni dell’indice MSCI EM. J. Safra Sarasin analizza l’arresto di Nicolás Maduro, un segnale del ritorno dell’influenza statunitense in America Latina, motivato da sicurezza economica e controllo delle risorse strategiche. Le implicazioni includono potenziali benefici per i mercati regionali, pressioni sugli investimenti cinesi e possibili effetti ribassisti sul petrolio nel medio termine, con riflessi sull’intero universo emergente. Infine, Comgest sottolinea un contesto di maggiore volatilità nei mercati emergenti, in particolare nel settore tecnologico asiatico, ma senza un peggioramento dei fondamentali; in tal senso, correzioni di breve termine hanno si interessato titoli chiave ma i trend strutturali restano intatti. Meglio rimanere focalizzati su società quality growth, con visibilità di lungo periodo, capaci di attraversare fasi di incertezza e creare valore sostenibile.
In termini di inserimento in portafoglio, l’offerta italiana è ricchissima, con centinaia di fondi dedicati e una settantina di Etf focalizzati sui benchmark emergenti diversificati. Per coloro che temono la volatilità, ci sono anche diversi prodotti indicizzati che utilizzano filtri fattoriali o fondamentali, in grado di mitigare alcuni elementi di rischio. (riproduzione riservata)