Dopo la contrazione del pil europeo nel primo trimestre, arrivano numeri incoraggianti dalla Germania: a maggio l'indice Ifo, unità di misura della fiducia delle imprese tedesche, è salito a 99,2 punti, in rialzo rispetto ai 96,8 di aprile e oltre il consenso di 98. L'indicatore relativo alle condizioni attuali si è attestato a 95,7 punti, mentre quello sulle aspettative è a 102,9.
"Il sentiment tra i manager tedeschi è notevolmente migliorato", ha spiegato Clemens Fuest, presidente dell'istituto Ifo. "Il dato, ai massimi da maggio 2019, dimostra che le aziende sono più soddisfatte della loro situazione corrente e più ottimiste riguardo ai prossimi mesi. L'economia tedesca sta acquistando velocità".
Nel dettaglio, la componente dei servizi è salita a quota 13,7 punti, quattro volte i 3,5 di aprile, raggiungendo i massimi da febbraio 2020. “Ciò è stato il risultato di aspettative molto più fiduciose. Sono migliorati anche i giudizi sulla situazione attuale, con un ritorno di ottimismo all'ospitalità e al turismo in particolare", ha commentato Fuest.
Fiducia crescente anche nel segmento del commercio: dal risultato negativo dello scorso mese (-0,5), il dato è salito a ben 8 punti. "Mentre i grossisti continuano a beneficiare degli sviluppi positivi nella produzione, i rivenditori sperano che l'economia si apra ulteriormente", ha spiegato Fuest. Se il settore manifatturiero è rimasto stabile intorno ai 25 punti, l'edile è salito a 2,8 punti (0,7 ad aprile) nonostante "la carenza di materiale stia diventando una preoccupazione sempre più grande".
Certo è che se le notizie sembrano incoraggianti, potrebbero anche peggiorare la posizione, peraltro già scomoda, della Bce: la rinnovata fiducia dei consumatori rafforza le posizioni dei falchi, secondo cui Francoforte dovrebbe rallentare l'acquisto di Pepp già a partire dal terzo trimestre del 2021. "È normale che il dibattito tra falchi e colombe vada a intensificarsi man mano che l’economia migliora", ha spiegato Pasquale Diana, economista senior di AcomeA.
Eppure secondo Fritzi Koehler-Geib, capo economista di KfW, benché il risultato "faccia ben sperare", è fondamentale ricordare che "serve pazienza": "Se le misure di Qe fossero allentate troppo velocemente, la Germania potrebbe recedere dai progressi fatti finora". E i dati rivisti sul Pil trimestrale tedesco sembrano dar ragione all'esperto: infatti il prodotto interno lordo del primo trimestre è stato rivisto a ribasso da -1,7% a -1,8%. Dato che comunque non deve allarmare poiché, ha proseguito l'esperto, "una cauta riapertura dovrebbe innescare un forte impulso di crescita nella seconda metà dell'anno, grazie al recupero nei servizi e a un crescente allentamento dei colli di bottiglia degli input nel settore manifatturiero".
Ancora più ottimista è Oliver Rakau, capo economista tedesco di Oxford Economics: "La fiducia delle aziende supporta le nostre stime: a partire dal secondo trimestre ci aspettiamo un rimbalzo dell’economia del 2,5%. I consumi esploderanno a partire dal trimestre in corso, visto che finalmente i risparmiatori sono pronti a spendere la liquidità accumulata durante la pandemia".
Comunque, secondo AcomeA "è improbabile che la Bce voglia mandare un segnale nella direzione del tapering prima della Fed. Se lo facesse, con ogni probabilità l'euro si rafforzerebbe, cosa che chiaramente l'Europa non può permettersi in questo frangente". Per questo la Borsa di Francoforte oggi non risente delle preoccupazioni sull'innalzamento dei tassi e festeggia i risultati Ifo segnando un +0,77%. (riproduzione riservata)