L’annuncio dei risultati della Fase 3 sul vaccino da parte di Pfizer-Biontech, relativi cioè all’ultima fase di test sull’uomo propedeutica alla richiesta di approvazione presso l’autorità sanitaria, ha fornito un nuovo impulso agli indici azionari: a Wall Street l’S&P500 ha aperto lunedì 9 nuovi record storici a livello intraday, non confermati a livello di chiusura per via delle prese di beneficio che hanno interessato i Faang, allentatesi nella seconda parte della settimana. L’S&P500 e il Nasdaq sono quindi fotografabili a breve distanza dai massimi e alcuni dei più importanti operatori americani, tra cui Goldman Sachs e Bank of America, intravedono ora ampi spazi di allungo per i prossimi mesi grazie al vaccino, che spingerà con più forza il recupero di tutte le economie nel corso del 2021. I settori favoriti sono quelli ciclici, compreso i titoli legati al petrolio, soprattutto se rimasti molto indietro rispetto agli indici generali, recuperando il grande divario rispetto alla tecnologia e alla salute, come ha indicato il riscontro sul campo della settimana appena conclusa, dove le utility hanno tenuto il passo degli indici generali. Ciò implica che i listini europei dovrebbero essere favoriti rispetto a quello Usa in un’ottica di medio termine, mentre nel breve queste tendenze di fondo potrebbero rendersi meno chiare a causa della volatilità dettata dalla recrudescenza del virus in Europa e negli Usa, in attesa di altre news sul vaccino che ne lascino intravedere con più chiarezza la tempistica e il numero di player mondiali che man mano concluderanno la sperimentazione.
A piazza Affari il Ftse Mib, rimasto sensibilmente più indietro rispetto al recupero del 2020 di Wall Street visto lo scarsissimo peso del comparto tecnologico, è riuscito in settimana a tornare al test con il punto più alto della reazione che è seguita al minimo di marzo, culminata il 21 luglio a quota 21.133: oltrepassarla significa riaprire la strada per tornare al livello da cui è partita la caduta innescata dalla pandemia, come peraltro ha già fatto il Dax grazie al maggior numero di titoli tecnologici, richiudendo così l’ampio vuoto di prezzi lasciato aperto a 24.670 punti nella caduta di lunedì 24 febbraio, che succede di pochi giorni il picco del 19 febbraio segnato a quota 25.483. Prima, però, il Ftse Mib si troverà ad affrontare le importanti resistenze ben visibili in area 22.000-22.500 punti e poi attorno a 24.000 punti, su cui verosimilmente si apposteranno i venditori in un’ottica più speculativa, cioé nell’intento di trarre profitto anche dalle momentanee correzioni, valutandone poi la consistenza rialzista in termini di velocità e intensità di reazione.

Più simile al Dax è invece il grafico del Ftse riferito ai titoli Star di Borsa Italiana, mentre il Ftse Mid Cap è sempre alle spalle dell’indice delle blue chip: la correzione del 37% di febbraio-marzo innescata dall’epidemia, comunque inferiore al 40% accusato dal Ftse Mib, è stata infatti completamente recuperata a metà ottobre dal Ftse All Star, tant’è che ora è fotografabile in prossimità dei record storici segnati lo scorso 19 febbraio. Una buona parte del merito va ad Amplifon, il titolo di gran lunga più capitalizzato e più scambiato del segmento Star essendo anche nel paniere dei 40 titoli del Ftse Mib e nel paniere più ristretto di Milano Finanza (MF Italy 30), la cui connotazione difensiva lo ha condotto ben al di sopra del precedente record di febbraio. Simile ma meno accentuato, e quindi meno soggetto ai realizzi settoriali, è il quadro grafico di Interpump, che il 9 novembre ha toccato nuovi record storici confermando la tendenza rialzista di breve e di medio termine, mentre Reply ha interrotto l’ascesa a metà ottobre entrando in un trend di breve laterale che dovrà trovare conferme. Più volatile e incerta Falck, dopo che la correzione di ottobre ha allontanato il titolo dal massimo di febbraio. Per tutti gli altri 74 titoli del segmento Star si dovrà porre l’opportuna attenzione al livello di scambi giornalieri sensibilmente più basso, che ne limita la liquidità in termini di quantità prontamente negoziabili e di costo implicito di negoziazione in termini di bid-ask spread. (riproduzione riservata)