Le Banche centrali la aspettavano, adesso tutti la temono. È l'inflazione la vera croce e delizia dei mercati globali, che da un lato ben accolgono la ripresa dei consumi, dall'altro temono il surriscaldamento dell'economia. D'altronde che il fenomeno abbia due facce non deve stupire perché, come ha spiegato Goldman Sachs, c'è un'inflazione buona e una cattiva.
Il driver positivo della crescita dei prezzi è il rimbalzo della domanda, segno che i risparmiatori sono pronti a tornare a spendere. Il fattore negativo, invece, è rappresentato da rallentamenti produttivi che riducono l'offerta e fanno alzare i prezzi, con il rischio di penalizzare la redditività delle aziende. Complessivamente, secondo la banca d'investimento americana, nel 2021 l'inflazione core in Europa potrebbe crescere dell'1,1%, e di un altro 1,1% nel 2022.
La questione, però, è più complicata di così, perché non tutti i settori europei sono soggetti allo stesso tipo di inflazione, né agli stessi rischi, secondo Goldman Sachs. I segmenti più esposti all'"inflazione buona" sono quello turistico e quello dei trasporti aerei, che hanno particolarmente risentito della flessione della domanda in pandemia. Specialmente durante la stagione estiva, infatti, i consumatori vogliono spendere i risparmi accumulati in viaggi e vacanze. Tuttavia, ha precisato la banca d'affari, l'elevata offerta nel comparto turistico suggerisce una normalizzazione solo parziale.
In generale, i prezzi di tutto il terziario torneranno a salire, ma anche in questo caso la capacità del settore non garantisce una ripresa totale. In particolare, ha continuato Goldman Sachs, lo scenario base prevede che solo la metà dei servizi vedrà i prezzi tornare ai livelli pre-pandemia. Tuttavia, ha aggiunto la banca, c'è sempre la possibilità che una stagione turistica particolarmente intensa normalizzi tutto il segmento. In questo caso, l'inflazione del terziario a novembre potrebbe aumentare del 2,3% su base annua, battendo le precedenti stime (2,1%).
L'"inflazione buona", invece, avrà un impatto limitato sul settore secondario europeo, beni energetici esclusi. I prezzi dell'industria saranno gonfiati da fattori negativi, quali gli imbottigliamenti della catena di approvvigionamento (basti pensare alla carenza di semiconduttori che tiene in scacco il settore automobilistico) e ritardi nei trasporti. L'interruzione delle filiere, ha spiegato Goldman Sachs, è evidente se si guardano le ultime statistiche del settore manifatturiero, che mostrano un'impennata record dei tempi di consegna, prezzi delle materie prime e lavoro arretrato.
I costi di trasporto dalla Cina all'Europa sono schizzati del 400% negli ultimi 6 mesi, anche se quelli del resto del mondo sono rimasti stabili. Di conseguenza, ha concluso la banca, nei prossimi mesi l'indice dei prezzi al consumo armonizzato (Hicp) potrebbe crescere di 40 punti base. (riproduzione riservata)