Nel contesto attuale dei mercati finanziari, caratterizzato da una combinazione di tassi di interesse tornati elevati, incertezza geopolitica e segnali sempre più pericolosi sul ciclo economico, il settore farmaceutico europeo torna ad assumere un ruolo centrale nei portafogli. Per sua natura, è un comparto difensivo, storicamente in grado di offrire una buona tenuta nelle fasi di rallentamento economico, grazie a una domanda strutturalmente stabile e poco sensibile al ciclo. Ma il settore farmaceutico presenta anche elementi di crescita e potenzialità di M&A (anche a livello italiano).
FARMACEUTICI EUROPEI

A differenza di altri comparti, il consumo di farmaci è scarsamente comprimibile nei momenti di difficoltà economica, e ciò spesso genera una visibilità sugli utili superiore alla media del mercato. In breve, il settore pharma si colloca tra i settori a maggiore stabilità dei flussi di cassa, insieme a utility e beni di consumo di base. La dinamica demografica europea, ovvero l’invecchiamento della popolazione, ormai evidente su scala continentale,
continua peraltro a sostenere la domanda di prodotti farmaceutici.
Dal punto di vista dei fattori di stile, osservando il recente Factor Box di Msci, si evidenzia il settore farmaceutico europeo tende a presentare una combinazione interessante di qualità e bassa volatilità (indice Msci Europe Health Care). I bilanci sono generalmente solidi, con generazione di cassa elevata e livelli di indebitamento sotto controllo, mentre il dividendo rappresenta un elemento trascurabile, in quanto inferiore (2,4% annuo) alla media de mercato nella costruzione del rendimento complessivo.
In relazione alla fase attuale del ciclo, il pharma appare ben posizionato, grazie alla connotazione tipicamente difensiva:
Nel 2022, il settore europeo ha perso il 10% circa, rispetto al -16% circa del mercato, e il massimo drawdown mai registrato (dal 2007 al 2009) si è fermato a -43%, rispetto a -63% del mercato. E, nonostante l’elevata concentrazione in termini di indice settoriale, la volatilità dell’aggregato è sensibilmente inferiore a quella del mercato: sul lungo termine rispettivamente 12,8% rispetto a 13,4%. La correlazione tra le due variabili negli ultimi anni si limita a 0,70, con un beta prossimo a 0,9 che ne conferma una sufficiente indipendenza.
In termini di costruzione del portafoglio, una strategia sul pharma europeo può essere articolata su più livelli. Una componente core può essere rappresentata dalle grandi società a elevata diversificazione, in grado di garantire stabilità e dividendi. A questa si può affiancare una quota più orientata alla crescita, focalizzata su aziende più speculative, semmai anche biotecnologiche.
Non si tratta, chiaramente, di un comparto in grado di offrire le accelerazioni tipiche di altri segmenti di mercato, ma proprio per questo rappresenta un elemento di bilanciamento fondamentale all’interno di un portafoglio diversificato, soprattutto in una fase macroeconomica delicata.
RECORDATI

In ambito europeo, tra i titoli meglio posizionati e non eccessivamente cari guardando ai fondamentali si segnalano Novartis (P/e atteso di 21, dividend yield del 3%, beta di 0,98), Roche (P/e atteso di 15,5, dividend yield del 3,1%, beta di 1,2), Gsk (P/e atteso di 11,9, dividend yield del 3,1%, beta di 1,1), Sanofi (P/e atteso di 9,7, dividend yield del 5%, beta di 0,84). A livello italiano spicca Recordati (P/e Atteso di 15,6, dividendo del 2,7%, beta di 0,54), anche grazie all’offerta da poco giunta da parte del fondo Cvc, che ne ha subito galvanizzato le quotazioni dopo alcuni mesi in sofferenza: potenzialità di test verso la resistenza posizionata a 54 euro circa. (riproduzione riservata)