Sgonfiata in modo significativo la significativamente la bolla Novo Nordisk -con il titolo che lo scorso anno quotava circa 50 in termini di multiplo P/e, mentre ora è attorno a 13- è possibile investire a cuor leggero in un paniere diversificato di titoli farmaceutici europei. A maggior ragione considerando la volatilità che inizia ad osservarsi sui listini azionari, che arrivano da anni di un incessante trend rialzista, che non può durare per sempre. Questo settore, da sempre, è considerato giustamente una scelta difensiva, dove rifugiarsi in condizioni di forte incertezza dei mercati azionari, con un elevato rapporto rendimento-rischio.
Se ne è avuta prova durante i saltuari crolli azionari, anche se nelle fasi marcatamente bullish dei listini le azioni farmaceutiche performano meno. Durante la crisi del covid, la resilienza è stata notevole, e nel 2022 il settore ha perso il 10%, rispetto al -16% circa de mercato europeo; il massimo drawdown mai registrato (dal 2007 al 2009) si è invece fermato al 43%, rispetto al 63% del mercato.
Un altro elemento interessante è che la volatilità dell’indice di settore (ad esempio, Msci Europe Health Care) è sensibilmente inferiore a quella del mercato, sul lungo termine 14,4% rispetto a 16,1%, nonostante la forte concentrazione (38 azioni il primo, con il 50% abbondante del paniere concentrato su 4 nomi).

La statistica conferma una buona decorrelazione rispetto al trend comune di mercato, grazie alla correlazione di poco superiore a 0,65 confermato dal beta prossimo a 0,85; di riflesso, tali azioni sono in grado di muoversi in modo parzialmente indipendente rispetto alle oscillazioni dei listini globali, dinamica molto utile in ottica di controllo del rischio di portafoglio.
Mentre in termini di esposizione ai fattori di stile, valutata attraverso il Factor box di Msci, si evidenzia una netta prevalenza di azioni a bassa volatilità e di elevata qualità, a scapito degli altri fattori come yield (alto dividendo) e size (capitalizzazione). Neutrale, oggi, il fattore Value (titoli a sconto), con un P/e medio fotografato a 14,7, in linea al mercato, mentre in termini di dividendo si fotografa un 2,5% medio annuo, rispetto al 3% dell’indice europeo.
In termini di performance, il ritardo (-20% circa in termini relativi) espresso negli ultimi 12 mesi in termini di indice (per buona parte attribuibile al titolo Novo Nordisk che è tracollato) può offrire una buona opportunità di ingresso. Soprattutto per coloro che vogliono mantenere un piede nell’azionario ma si aspettano maggiore volatilità e incertezze nelle performance future del mercato in generale.
L’offerta di strumenti indicizzati settoriali focalizzati sui titoli farmaceutici è buona in ambito italiano, puntando a sottostanti calcolati da Stoxx e Msci. Ma anche coloro che preferiscono esporsi al rischio specifico hanno diverse possibilità, anche limitandosi al solo panorama europeo. Tra i titoli meglio impostati e non cari si segnalano Astrazeneca (P/e atteso pari a 19,4, dividend yield del 1,8%, beta di 1,1), Novartis (P/e atteso pari a 14,9, dividend yield del 3,4%, beta di 0,94), Roche (P/e atteso pari a 14,5, dividend yield del 3,3%, beta di 1,3) e Sanofi (P/e atteso pari a 11,6, dividend yield del 4,4%, beta di 0,8).
Ma anche titoli come Novo Nordisk (P/e atteso pari a 13,3, dividend yield del 3,7%, beta di 2), Gsk (P/e atteso pari a 10,8, dividend yield del 3,6%, beta di 0,96), Haleon (P/e atteso pari a 20, dividend yield del 1,9%, beta di 0,33), Ucb (società biotech, P/e atteso pari a 29,9, dividend yield del 0,6%, beta di 1,7) e la più difensiva Recordati (P/e atteso pari a 16,9, dividend yield del 2,5%, beta di 0,55). (riproduzione riservata)