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Andrea Picchio
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Btp, sarà un 2026 positivo e lo spread può andare sotto 60. L’intervista ad Andrea Picchio (SocGen)

di Raffaele Crocitti
20 dicembre 2025, 10:00 Ultimo aggiornamento: 09 gennaio 2026, 10:55

Milano Finanza Intelligence Unit

Sarà un anno positivo per l’Italia, che attrae sempre più investitori, anche da fuori Europa. La parola d’ordine, però, deve essere rigore.

Andrea Picchio, responsabile Global Markets in Italia per Société Générale, analizza i temi dell’outlook 2026 della casa francese sul reddito fisso, nel quale gli strategist Jorge Garayo e Ninon Bachet descrivono un momento molto positivo per l’Italia.

Domanda. Quali le ragioni di questo 2025 così positivo per Italia e Btp?

Risposta. Per noi che da anni abbiamo voluto una presenza stabile nel Paese e crediamo nelle opportunità del sistema Italia, questa non è una sorpresa ma una dovuta conferma. Il mercato ha apprezzato e continua a guardare con favore al nostro Paese principalmente per tre ragioni: un maggior rigore della politica fiscale, una buona allocazione dei fondi europei derivanti dalla Recovery and Resilience Facility e una crescita economica solida e stabile. Su queste tre dimensioni l’Italia si è distinta da altri Paesi europei. Un elemento su tutti sicuramente importante è stato l'impegno da parte del governo a ridurre il deficit sotto la soglia del 3%, determinante per avvicinarci all'uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo imposta dall’Ue, che potrebbe avvenire già nella primavera del 2026. L’Italia è ben instradata con un trend ora di avanzo primario, che vediamo in crescita fino al 2028.

D. Visto questo trend, possiamo aspettarci altre promozioni da parte delle agenzie di rating nel 2026?

R. Oltre ai fattori citati, la stabilità politica e le assenze di frizioni anti-europee hanno sicuramente contribuito alla promozione del rating nel 2025. Visto il quadro molto favorevole, ci aspettiamo la possibilità di ulteriori outlook positivi nel 2026, ma probabilmente con una pausa su ulteriori aumenti del rating Italia. A ragione, le agenzie di rating devono osservare una persistenza di indicatori positivi prima di garantire ulteriori rivisitazioni. Il livello assoluto di debito pubblico e la crescita effettiva verranno però monitorati con costanza per le valutazioni future. La strada è quella giusta e c’è sicuramente una percezione molto positiva da parte della comunità finanziaria internazionale.

D. Cosa influenzerà lo spread e a quali livelli potrebbe arrivare?

R. La divergenza di politica fiscale e di deficit tra Germania e Italia è il primo fattore per il restringimento dello spread. In Germania ci attendiamo una spesa pubblica in crescita che peserà sulla necessità di un maggiore indebitamento. In Italia invece ci attendiamo rigore fiscale e stabilità politica. Vediamo anche una minore correlazione tra il mercato del credito dei corporate bond e l’andamento dello spread: il Btp è più resiliente a potenziali shock derivanti dal mercato obbligazionario corporate.In assenza di shock imprevisti sul mercato equity, se oggi lo spread è a 70 punti base, non ci stupiremmo di vederlo a 60 punti, o meno, a fine 2026.

D. Cosa notate circa la curva del Btp nel 2025 e cosa ci possiamo aspettare?

R.I Btp hanno sovraperformato altri titoli sovrani dell’area euro, tra cui i titoli governativi francesi, su cui hanno pesato gli scenari di incertezza del 2025. Il mercato dei Btp è ampio, offre ottima liquidità e un rendimento interessante, fattori che hanno attratto l’interesse di un numero crescente di investitori esteri, anche di altri continenti. Il 2025 per la comunità finanziaria è stato l’anno della convergenza tra Paesi come Italia, Spagna e Grecia e quelli dell’Europa continentale. Continuerà questo trend nel 2026? Il mercato forse non ha ancora fattorizzato a pieno il potenziale ulteriore aumento del deficit di zone come la Germania, questo può giocare ulteriormente a favore della performance del Btp in termini relativi. Siamo su una buona traiettoria, nei prossimi anni continuiamo ad attenderci un avanzo primario e una crescita positiva, anche se non al ritmo attuale.

D. E tra la platea degli investitori?

R. La parte dei portafogli delle banche italiane allocati tipicamente in titoli governativi ha visto negli ultimi anni un incremento dell’allocazione ai Btp, arrivata al 65%. Le banche tedesche e francesi, invece, non hanno fatto altrettanto con i propri titoli domestici e potenzialmente hanno ancora una buona fetta di liquidità da investire su titoli governativi dell’area euro. Potrebbe beneficiare di ciò anche il Btp. C’è poi un aumento di investitori retail che sono stati avvicinati al Btp, una partecipazione vista con favore anche dagli investitori istituzionali esteri che si stanno affacciando. In Europa ci aspettiamo meno appetito da parte dei fondi pensione, in particolare quelli olandesi, per titoli con scadenze a lungo termine, mentre rimarrà invariato da parte delle assicurazioni europee, che possono trovare nei governativi una durata che il mercato delle obbligazioni corporate non offre con altrettanta liquidità.

D. Cosa può fare l’Italia per proseguire su questa scia positiva?

R. I rischi geopolitici e l’indebitamento di altri Paesi euro rappresentano uno scenario di incertezza per gli investitori.Mantenere l’attuale strategia di rigore e stabilità potrebbe continuare a premiarci e a farci preferire dagli investitori. (riproduzione riservata)



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