Nonostante le forti tensioni osservate a livello globale negli ultimi mesi, i bond societari continuano a muoversi bene. L'economia europea sta entrando nel terzo trimestre del 2026 in un contesto caratterizzato da una resilienza superiore alle attese, nonostante il forte deterioramento dello scenario geopolitico. Da un lato il conflitto in Medio Oriente, dall’altro lato l'aumento dei prezzi dell'energia, delle materie prime e l’impatto sull’inflazione, si tratta di elementi non positivi per i bond, che il mercato sta però digerendo tutto sommato bene.
Secondo S&P Global Ratings, un eventuale peggioramento della situazione mediorientale potrebbe rapidamente tradursi in un nuovo aumento dell'inflazione, con impatto sui tassi e sul rischio di credito. L'inflazione rimane tuttora superiore agli obiettivi delle banche centrali, e sta già iniziando a riflettersi in rialzi dei tassi.
Gli emittenti con rating investment grade continuano a raccogliere capitale con relativa facilità e rappresentano ormai la quasi totalità delle nuove emissioni: valgono, infatti, circa l’85% delle emissioni obbligazionarie con rating. Al contrario, le società speculative grade incontrano crescenti difficoltà ad accedere al mercato. La pressione al ribasso sui rating si sta intensificando per gli emittenti con rating più basso, dove si concentra la maggior parte dei downgrade osservati.
S&P fotografa i tassi di default, in Europa, stabili al 3,2%, con 10 default aziendali riscontrati fino a maggio (contro i 16 dell'intero anno precedente).
CORPORATE BOND IN EURO

Tuttavia, S&P si aspetta anche che il tasso di default negli ultimi 12 mesi raggiunga il 3,75% entro marzo 2027, poiché l'aumento dei costi energetici, i tassi di interesse più alti e le continue incertezze commerciali continuano a pesare sulle condizioni economiche, sulla fiducia dei consumatori e sulla spesa. Dall'inizio del 2026, gli emittenti ad alto rischio hanno rappresentato oltre il 40% dei declassamenti di rating.
In questo contesto in evoluzione, l’indice Bloomberg Euro Corporate è salito del 1,34% da inizio 2026, mentre la progressione sale a +2,56% a 12 mesi e +8,7% a 23 mesi; negli stessi frangenti temporali, l’indice Bloomberg Pan-European High Yield (espressione della dinamica dei bond a basso rating) ha allungato rispettivamente del 1,8%, 4,4%, 12,8%, con volatilità più elevata e scivoloni sincroni rispetto all’asset classa azionaria.
La progressione di entrambi gli indici rimane ben intonata, anche se i fattori di rischio leggermente differenti: più rischio di duration (di tasso) per i rating investment grade, caratterizzati da scadenze più elevate, più rischio di credito e legame con i saliscendi azionari per gli high yield.
In ottica di portafoglio, una quota di entrambi gli elementi ha tutt’oggi senso, anche se le migliori occasioni di entrata si possono sviluppare in momenti di mercato ad alta tensione, e spesso i mesi estivi sono un buon frangente in tal senso.
In merito ai rendimenti attesi, attualmente l’area corporate investment grade rende circa il 3,4% annuo lordo, su scadenze prossime ai 5 anni, ma sale al 5,3% annuo per gli high yield in euro, con scadenze medie vicine ai 3 anni. In quest’ultimo conglomerato, l’Italia vale parecchio, pesando circa il 17% nell’indice Markit iBoxx Euro Liquid High Yield.
Molto elevata nelle ultime settimane la dinamica di nuove emissioni obbligazionarie, a partire da realtà industriali, finanziarie ma anche governative e sovranazionali; queste ultime stanno proponendo nuovi bond denominati anche in divise emergenti, sulla scia di dinamiche interessanti anche sul fronte valutario (peso messicano, real brasiliano, etc). (riproduzione riservata)