
Il dibattito tra gli investimenti di tipo Growth (azioni ad alta crescita) e quelli di tipo Value (alla ricerca del valore) rappresenta una delle contrapposizioni più significative. Si tratta, infatti, di due filosofie di impiego del capitale profondamente differenti, su come si crea valore nel tempo. Lo stile Growth si basa sull'idea di acquistare il futuro, il Value, al contrario, si focalizza sulla ricerca di valore inespresso delle azioni.
Nel primo caso, gli investitori privilegiano le aziende caratterizzate da elevati tassi di crescita, forte capacità innovativa e modelli di business in grado di espandersi rapidamente; le valutazioni di queste società tendono a essere spesso elevate (anche molto) poiché il mercato è disposto a pagare oggi multipli superiori, nella prospettiva di utili consistenti negli anni a venire.
Al contrario, chi ama l’approccio Value mira a individuare aziende solide che il mercato, per varie ragioni, sta valutando non correttamente, ovvero sotto il loro reale valore; in questo caso, l'attenzione si concentra sui fondamentali aziendali, sulla qualità dei bilanci e sulla capacità di generare flussi di cassa sostenibili nel tempo.
In sostanza, l'universo Growth si nutre di aspettative, innovazione e trasformazione tecnologica, il Value si appoggia sulla ricerca di inefficienze di mercato e valore intrinseco. In generale, un'azione può essere definita Value quando presenta valutazioni contenute rispetto ai propri fondamentali, ad esempio un rapporto prezzo/utili (P/e) inferiore a 10: nel medio-lungo periodo, tale condizione potrebbe offrire interessanti opportunità di rivalutazione per il titolo.
Molti analisti sono convinti che la tecnologia e il mercato azionario Usa abbiano corso troppo, e che sia giunto il momento di mettere più di un gettone sulle azioni value e di abbandonare il sovrappeso sull’azionario statunitense, troppo sbilanciato verso la tecnologia. Ma i recenti risultati del colosso Nvidia hanno di nuovo galvanizzato il settore, rinvigorendo nuovamente il sentiment a favore delle aziende growth.
Guardando ai numeri, da un anno ad oggi l’indice Msci Europe growth (che racchiude le azioni europee con alti tassi di crescita) è in rialzo dell’11% circa, rispetto al +23% delle azioni value europee, il che potrebbe confermare la tesi a favore di uno switch dalla tecnologia al valore.
Ma le cose cambiano nell’ambiente statunitense, con l’indice S&P500 value che si ferma a +22% a 12 mesi, rispetto all’allungo del 36% abbondante delle società ad alta crescita. Buona parte della solida performane negli Usa è arrivata in queste settimane, sulla scia dei buoni risultati di colossi growth a livello globale, tra cui Nvidia.
L'esplosione dell'Ai sta, infatti, alimentato una straordinaria sovraperformance dei titoli Growth, guidata soprattutto dai colossi del settore tecnologico e dei semiconduttori. Se è vero che il mercato americano sta incorporando aspettative di crescita particolarmente ambiziose, innescando volatilità elevata, il sentiment verso lo stile Growth non vuole cedere il passo.
La vera novità è rappresentata dalla progressiva diffusione delle nuove tecnologie oltre il perimetro delle società strettamente tecnologiche. Se nella prima fase della rivoluzione dell'Ai i principali beneficiari sono stati i produttori di hardware e infrastrutture digitali, oggi l'adozione dell'intelligenza artificiale sta interessando un numero crescente di settori tradizionali come banche, utilities, società di servizi. Guardando alle scelte tematiche, l’impatto sulle performance è però ancora legato al passato: gli Etf con sottostanti indici legati all’infrastruttura Ai sono in volata negli ultimi 12 mesi (con progressi anche superiori al 100%), mentre i replicanti che guardano al futuro, puntando sulle applicazioni, si muovono a ridosso della parità negli ultimi 12 mesi, confermandosi una scelta forse troppo in anticipo. (riproduzione riservata)