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2021 in sella alle azioni. Quelle giuste

di Massimo Brambilla
28 novembre 2020, 00:01

Milano Finanza Intelligence Unit

Gli investimenti azionari batteranno oro e bond. Wall Street fino a febbraio, poi largo ai titoli europei. Soprattutto value e ciclici, da acquistare sulla debolezza, anche small cap. Senza dimenticare le piazze emergenti asiatiche | Vaccinazioni, la tempistica secondo Goldman Sachs

2021 in sella alle azioni. Quelle giuste

Sono state tre settimane di flussi intensissimi sui mercati azionari: Bank of America li ha misurati su livelli record degli ultimi 15 anni, superando il precedente massimo di gennaio 2018. I flussi diretti alle azioni value sono risultati secondi solo al record di dicembre 2019, così come quelli diretti verso le small cap sono risultati secondi solo al massimo di giugno 2018, mentre verso i mercati emergenti hanno raggiunto il massimo di sempre. Il mese di novembre, tolta gran parte dell’incertezza elettorale americana e appurato che ci saranno almeno tre vaccini efficaci disponibili prima di Natale, ha fornito un volto nuovo agli investimenti azionari: Goldman Sachs, attraverso il monitoraggio di 13 indicatori, ha infatti rilevato un balzo nel sentiment generale degli investitori, dove la visione rialzista del mercato azionario è cresciuta dal 40% al 60% ribaltando il sentiment dei mesi scorsi, un cambiamento accompagnato da un flusso settimanale sui fondi azionari che a novembre ha raggiunto i volumi della bolla internet del 2000.

Il ricco novembre. Il mese da palmares si avvia quindi a concludersi con tutti gli indici azionari, anche dei Paesi emergenti, in avanzamento a doppia cifra e con Wall Street al test dei record, attraverso i temi di borsa tradizionali rimasti più indietro nel 2020: come l’oil & gas, le banche, le assicurazioni, alcuni segmenti del retail e l’auto. Nell’Eurozona sono stati protagonisti di queste settimane anche la tecnologia, le costruzioni e i materiali di base, mentre il settore media e industriale sono stati una peculiarità del listino americano. L’hi-tech Usa, che ha guidato il rialzo degli ultimi anni e il recupero del 2020, non si è ancora tirato indietro: il comparto dei semiconduttori sintetizzato dall’indice Sox, nonostante il +30% rispetto al massimo del 19 febbraio, è avanzato in novembre come il Nikkei stimolando il comparto tecnologico europeo, così come l’indice Nyse Fang+ è riuscito a spuntare un +8% portando a +54% la distanza dal record pre-Covid, mentre l’information technology ha mantenuto anche in novembre l’appeal a livello globale ritoccando del 20% il record del 19 febbraio.

Dove fare cassa. A finanziare gli acquisti sono stati i deflussi dai porti sicuri come l’oro e l’argento tra le commodity, nonché i decennali tedeschi e i trentennali Usa tra i titoli di stato, i cui prezzi avrebbero subito una flessione maggiore in assenza degli acquisti delle rispettive banche centrali nell’ambito dei programmi di quantitative easing. Ma soprattutto è iniziata a tornare in borsa l’ampia liquidità in circolazione e nei portafogli, che potrà continuare a fornire il suo importante sostegno alle quotazioni azionarie quando la volatilità, già dimezzata in novembre osservando il Vix, scenderà sui livelli più rassicuranti mantenuti in prevalenza dal 2012 a oggi, cioè sotto quota 20% in termini di Vix, consentendo agli algoritmi di gestione dei portafogli di impiegare sulle azioni una maggiore quota della liquidità.

Guardare avanti. La disponibilità dei vaccini già in dicembre (la FDA americana li approverà nel meeting del 10 dicembre mentre l’ European Medicines Agency lo farà probabilmente il 17 settembre, secondo il Global Economics Comment di Goldman Sachs) rende economicamente meno cupa l’attuale recrudescenza del virus negli Usa e in Europa, anche se in quest'ultimo caso le ripercussioni sul pil dell’ultimo trimestre 2020 e del primo trimestre 2021, seppur certamente meno severe rispetto a quelle del primo semestre dell’anno, non appaiono trascurabili. Tuttavia la stima che entro aprile la Gran Bretagna, gli Usa e il Canada avranno il 50% della popolazione vaccinata, seguita dall’Ue, Giappone e Australia in maggio, autorizza a pensare che dall’inizio del secondo trimestre l’economia globale migliorerà rapidamente. Almeno il 50% di questo miglioramento è già scontato nei valori degli indici azionari, mentre il resto dipenderà anche dalle decisioni della nuova amministrazione Usa in termini di politica fiscale e di aiuti all’economia, nonché dal Recovery fund e dalla Brexit in Europa. La grossa fetta di ciò che non è ancora scontato nei prezzi va a favore dei titoli value ciclici, da acquistare nelle immancabili fasi correttive, privilegiando ora Wall Street e poi l’Eurozona a partire da febbraio-marzo 2021. Questo non vuol dire che bisognerà disfarsi dei temi legati alla digitalizzazione e alla green economy, che in un’ottica di ampio respiro daranno ancora soddisfazioni, ma piuttosto dove dovrebbero essere indirizzate le nuove risorse, compresa la liquidità in eccesso:  in generale, infatti, le azioni saranno da preferire ai titoli di stato dei Paesi sviluppati e l’oro potrà ritornare nei portafogli a partire da settembre.

Quali titoli. Il consenso degli investitori istituzionali è pressoché unanime sui temi che domineranno i listini nel 2021, tant’è che gli aggiustamenti delle posizioni sono già iniziati: i titoli value, soprattutto quelli ciclici, sono da preferire a quelli growth che hanno dominato i mercati azionari fino a ottobre e più in generale negli ultimi anni; anche perché la distanza di questi ultimi rispetto ai primi, in termini di performance di borsa, ha raggiunto secondo Goldman Sachs livelli senza precedenti nella storia, soprattutto in riferimento al comparto finanziario, a quello delle risorse e materiali di base e al settore petrolifero, dove il greggio è previsto in accelerazione a partire dal secondo trimestre del 2021 dominando vistosamente l’anno nuovo tra le materie prime. Bank of America non si limita a preferire i titoli value, ma anche le medie e piccole capitalizzazioni perché statisticamente regalano le migliori soddisfazioni in fasi come quella che sta iniziando: poiché questi titoli tendono a risvegliarsi con un certo ritardo rispetto alle blue chip, nell’ambito dell’Eurozona è opportuno monitorarli a partire dal secondo trimestre 2021 con l’idea che difficilmente possano entrare nel mirino degli investitori prima dell’estate.

Sì agli emergenti. Il consenso degli operatori è pressoché unanime anche sui mercati emergenti asiatici come meta d’investimento del 2021, sia in termini obbligazionari che azionari, soprattutto denominati in valuta locale dato che il dollaro è visto in ulteriore deprezzamento nell’ordine del 6-8%: oltre ai vantaggi derivanti dalla firma recente dell’accordo di libero scambio commerciale in tutta l’Asia (RCEP, Regional Comprehensive Economic Partnership firmato da Australia, Cina, Giappone, Nuova Zelanda, Corea del Sud, Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malaysia, Myanmar, Filippine, Singapore, Thailandia e Vietnam), questi Paesi emergenti non solo hanno beneficiato del fatto che i servizi pesano meno sull’economia (mediamente per il 54%, rispetto al 72% dei Paesi sviluppati), ma nel 2020 hanno goduto anche della domanda di beni da parte dei paesi sviluppati che ha consentito alla produzione industriale di recuperare rapidamente i livelli pre-Covid. La piazza Cinese rimane in assoluto la favorita per gli investimenti azionari, a cui in novembre si è affiancata fuori dall’Asia quella di Mosca in un’ottica più speculativa, in scia all’allungo del petrolio dove la Russia è il secondo produttore mondiale assieme all’Arabia Saudita. (riproduzione riservata)



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