NominePieter Mulier lascia Alaïa dopo cinque anni. Dato in rotta su Versace
Dopo tre mesi di voci, la conferma arriva dalla maison del gruppo Richemont. Il creativo chiuderà il suo mandato creativo con la sfilata estate-autunno 2026 a marzo. Il designer belga è dato come prossimo direttore creativo di Versace, oggi sotto il controllo di Prada group e la regia strategica di Lorenzo Bertelli
Dopo settimane di indiscrezioni, Alaïa mette il punto fermo. Con una nota, la maison parigina ha annunciato che Pieter Mulier concluderà il suo incarico di direttore creativo dopo la sfilata estate-autunno 2026, in programma a marzo durante la Paris fashion week. Si chiude così una collaborazione durata cinque anni, intensa sul piano creativo e solida sul fronte del business.
Il comunicato non specifica la prossima destinazione del designer belga, ma il settore guarda compatto verso Milano. Mulier è infatti dato in pole position per la direzione creativa di Versace, la Medusa oggi controllata da Prada group, con Lorenzo Bertelli sempre più centrale nella governance e nella visione industriale del gruppo. Un annuncio ufficiale, secondo i rumors, potrebbe arrivare a brevissimo. Alaïa e la capogruppo Compagnie financière Richemont hanno ringraziato Mulier per il lavoro svolto, sottolineando al tempo stesso la forza strutturale della maison e la sua cultura creativa.
«Ringraziamo sinceramente Pieter per la sua visione e il suo impegno, che hanno scritto un capitolo importante nell’evoluzione della maison», ha dichiarato Myriam Serrano, ceo di Alaïa. «In questi cinque anni ha guidato un rinnovamento creativo che ha rispettato l’eredità di Azzedine Alaïa, rafforzando al contempo rilevanza globale, fiducia e riconoscibilità del brand». Sulla stessa linea Philippe Fortunato, ceo di fashion & accessories maisons di Richemont, che ha ribadito come Alaïa resti guidata da valori di atemporalità, indipendenza e artigianalità d’eccellenza. Nessuna indicazione, per ora, su un successore. Nel periodo di transizione sarà lo studio a garantire continuità creativa, in attesa di una nuova organizzazione.
Arrivato alla guida della maison tre anni dopo la scomparsa di Azzedine Alaïa, Mulier ha saputo riaccendere il marchio con un linguaggio sperimentale e modernista, mantenendo centrale l’idea di corpo, scultura e femminilità che ha reso iconico il fondatore. In parallelo, Alaïa ha avviato un piano di sviluppo che ha quasi quadruplicato la rete retail, arrivando a circa 20 boutique monomarca, e ha rafforzato in modo deciso il business degli accessori. Dalle ballerine in mesh, lanciate con la prima collezione di Mulier, alla borsa Teckel east-west, fino ai modelli più recenti come Le click, gli accessori sono diventati uno dei motori di crescita del marchio. Richemont ha più volte citato Alaïa come uno dei «growth driver» all’interno del portafoglio moda e pelletteria. Pur senza dati di brand, è noto che la maison abbia più che raddoppiato le dimensioni dal 2021, anno di arrivo di Mulier.
Fedele allo spirito anticonvenzionale di Azzedine Alaïa, Mulier ha inizialmente ignorato i calendari ufficiali, scegliendo location non ortodosse per le sfilate: dal suo attico di Anversa alla boutique di rue de Marignan a Parigi, fino al Guggenheim Museum di New York. Solo recentemente il brand è rientrato nel calendario ufficiale del ready-to-wear parigino, accompagnando il ritorno con nuove aperture flagship a Parigi e Pechino. A suggellare il momento d’oro, il riconoscimento internazionale: agli ultimi Cfda awards di New York, Mulier ha ricevuto l’International designer of the year award, consegnato da Naomi Campbell, presenza costante e simbolica nel suo percorso da Alaïa.
Formazione in design e architettura all’Esa Saint-Luc di Bruxelles, Mulier ha costruito la sua carriera all’ombra (e poi al fianco) di Raf Simons, da Jil Sander a Dior, fino a Calvin Klein a New York. Proprio i suoi anni da Dior lo hanno reso noto al grande pubblico grazie al documentario Dior and I di Frédéric Tcheng. Un curriculum che, unito a un approccio tridimensionale al design, lo ha reso il candidato ideale per Alaïa, dove le collezioni nascono da volumi e forme prima ancora che da bozzetti.
Ora lo sguardo è rivolto a Versace. Una casa che Mulier ha più volte citato tra le sue influenze e che, come ha dichiarato di recente, era «molto legata ad Azzedine» negli anni d’oro. Se la nomina verrà confermata, si tratterà di uno dei passaggi di testimone più rilevanti del panorama moda europeo, con effetti destinati a riverberarsi ben oltre Milano. (riproduzione riservata)
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