TrendGucci Demnation. Il marchio torna bold e Kate Moss chiude lo show
Prima prova sulla passerella per lo stilista georgiano, che forgia una collezione con shape body-aware, tra lavorazioni seamless e accessori feticcio. Chiude lo show Kate Moss sensuale con il celebre G string. «Dobbiamo solo fare le cose bene e tutto tornerà come deve essere», spiega Luca de Meo, ceo di Kering

Il G string è fatale, non perdona. Non perdonava trent’anni fa quando l’aveva portato in passerella Tom Ford, mettendo quel sottile filo a sostenere un logo metallico piazzato, diciamo, in zona coccige. Non lo fa oggi che a richiamarlo è Demna per il suo debutto con la prima sfilata Gucci. E la sorpresa è affidata a un volto decisamente noto, quello di Kate Moss che svela schiena e oltre nell’ultimo look da sera della doppia G. Il messaggio è chiaro e l’aveva detto lo stesso stilista giorgiano. «Heritage e fashion». Due parole chiave, una collisione, aveva spiegato Demna nella sua lettera affidata ai social per scaldare i motori di quella sfilata-evento che si è compiuto. Quello show tanto atteso da tutta l’azienda del gruppo Kering chiaramente desiderosa di tornare a nuovi fasti. Ed ecco che la prima catwalk ufficiale prende corpo in una scenografia come una galleria di un museo, con grandi statue che guardano le gradinate. Musica italiana, musica techno, il mix sonoro e il remix vestimentario tra tradizione e spirito today davanti a quel parterre dove spiccano Luca de Meo e Francesca Bellettini, rispettivamente il numero uno di Kering e il ceo di Gucci, Donatella Versace e Alessandro Michele che parlano stretto stretto, le sorelle Paris e Nicky Hilton, Demi Moore con i capelli a caschetto, tanto per citarne alcuni.

E in passerella spuntano amiche molto stylish come Vittoria Ceretti, Amelia Gray, Karlie Kloss ed Emily Ratajkowski. Indossano quelle creazioni che sono costruite intorno al corpo, esibito e sfacciato. Capi seamless, effetto calzetteria per quando sono aderenti, tailleur sciancrati, tubini ricamati, giacche con velli intarsiati, due pezzi con morbidezza pijama ma completamente bling bling. E borse, borse, ancora borse in mano, riletture di modelli classici, vernicia di nero laccato o con flash metallizzati che ritornano in collezione e portate come borghesi snob di Los Angeles, sfacciate un po’ come nuove Lady Gaga nel film House of Gucci.

Tra ragazzi dai fisici palestrati inguainati in maglie seconda pelle e jeans a vita alta, ciabatte di pelliccia e marsupi, altri evergreen con quella strizzata d’occhio al glam e al tacky. Volutamente pensato per parlare con un grande pubblico street. D’altronde la dichiarazione d’intenti non era un mistero. E da domani una selezione di questi pezzi sarà in vendita in un meccanismo see now buy now. «Questa collezione, e più in generale la mia visione per Gucci, si fonda su un principio di pragmatismo», ha spiegato lo stesso Demna, «creare oggetti desiderabili e autentici, capaci di accompagnare persone diverse, arricchirne la quotidianità e farle sentire bene. Prodotti che esistono e si affermano per ciò che sono, senza bisogno di giustificazioni pseudo-intellettuali». Ossia, voli pindarici? Anche meno.

Giudizio. «Credo che la coppia Francesca (Bellettini, ndr.) e Demna sia una liaison naturale», ha spiegato a MFF Luca de Meo, pochi minuti prima dello show, «e intorno abbiamo costruito una bellissima squadra, perché in qualunque business, tutto parte sempre dalle persone. Gucci è uno dei grandi marchi del lusso mondiale. Quindi dobbiamo solamente fare le cose bene e tutto ritornerà come deve essere». Una scommessa che la maison della doppia G finalmente può affrontare a testa alta con tutti i suoi assi. La mano di Demna ovviamente c’è e si riconosce il suo processo mentale di rottura di schemi, i richiami al Dna della fashion house anche, la visione più real pensata per un pubblico meno attorcigliata su se stessa e più immediata è super coerente. (riproduzione riservata)