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Fabrizio Corbo torna in Erika Cavallini come direttore creativo

«Vorrei portare un sentimento», ha confidato a MFF il designer, riapprodato nel marchio detenuto da Abraham industries dopo esperienze in Max Mara, Dolce&Gabbana e Msgm

di Eleonora Agus
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Un look Erika Cavallini fall-winter 2026 (courtesy Erika Cavallini)
Un look Erika Cavallini fall-winter 2026 (courtesy Erika Cavallini)

Un ritorno al cuore per Fabrizio Corbo da Erika Cavallini. Il designer, che già otto anni fa aveva lavorato in Abraham industries, il gruppo che detiene il marchio, torna ora in qualità di direttore creativo, dopo le esperienze maturate tra Max Mara, Dolce&Gabbana e Msgm. «Questa collezione è il debutto ufficiale con il mio volto», racconta il designer a MFF. «Ufficiale» perché, in realtà, Corbo è rientrato in azienda un anno fa e la collezione attualmente in store porta già la sua firma. La scelta di comunicarlo ora risponde a una strategia precisa, allineare immagine e prodotto, social e retail, racconto e realtà. La fall-winter 2026 è quindi la sua seconda collezione, ma è la prima pienamente dichiarata.

«Mettere le mani sul prodotto» è per Corbo un privilegio e insieme un metodo. L’artigianalità, il pezzo unico nella sua unicità, i tessuti italiani e l’attenzione al dettaglio sono valori del brand che riconosce affini alla sua estetica, e che intende pertanto preservare. La novità sta nel sentimento. Infatti, se la signature di Erika Cavallini ha sempre dialogato con un certo minimalismo sartoriale, Corbo introduce una componente più dolce, eterea e romantica. Una contaminazione tra maschile e femminile che non cancella l’identità del brand ma la espande. «Vorrei portare un sentimento», racconta. E lo fa partendo da una storia. Il titolo stesso della collezione, Forget me not, è un manifesto. Un messaggio cucito su un’etichetta interna ai vestiti, talvolta posizionata simbolicamente all’altezza del cuore, come a sottolineare il bisogno di non dimenticare l’amore. È una metafora, come un messaggio scritto all’interno di una bottiglia e affidato alle onde del mare.

Fabrizio Corbo (courtesy Erika Cavallini)
Fabrizio Corbo (courtesy Erika Cavallini)

La narrazione che segue l’intera collezione è quella di un amore tra una sirena e un marinaio. Un sentimento nato in burrasca, forte ma impossibile. La sirena immaginata da Corbo, però, non è una figura tentatrice e peccaminosa come la tradizione ci insegna. È consapevole, luminosa, resiliente. Accetta il destino ma sceglie di non cancellare ciò che è stato. «Non dimenticarmi» è la sua unica richiesta. In un tempo che tende a distruggere ciò che finisce, il designer sveglie la memoria come atto positivo. L’amore, anche se concluso, rimane nel ricordo come forza generativa.

L’allestimento e la dimensione sonora, con una performance live della musicista Gaia Banfi, amplificano l’atmosfera del mare d’inverno, eco di Rotterdam. Quando ha concepito la collezione, infatti, Corbo viveva nella città olandese. E quindi il grigio del porto, la luce rarefatta e la dimensione sospesa del Nord Europa hanno influenzato palette e mood della collezione. Il ritorno di Fabrizio Corbo non è un’operazione nostalgia, ma un atto di continuità evolutiva. Riconoscere i codici di Erika Cavallini, come l’artigianalità, il rigore sartoriale, la poesia sottile, e innestarvi una dimensione più narrativa e sentimentale. La rotta di Corbo è tracciata. Meno sovrastrutture, più verità emotiva. E inizia con un messaggio cucito vicino al cuore e affidato alla memoria di chi la indossa. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 25/02/2026 19:00
Ultimo aggiornamento: 26/02/2026 10:08
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