MILANO (MF-NW)--Il Brent è tornato a superare i 90 dollari al barile e attualmente scambia a 92,1 dollari, in rialzo dell'1,07%. "Novanta dollari non rappresentano ancora uno shock energetico. Sono però una soglia oltre la quale il petrolio smette progressivamente di essere una semplice storia settoriale e comincia a lasciare tracce altrove. E qualche traccia è già visibile", commenta Gabriel Debach, market analyst di eToro. Il breakeven dell'inflazione statunitense a 10 anni è risalito al 2,30%, mentre le aspettative d'inflazione forward a cinque anni si sono portate intorno al 2,33%. "In altri termini, il mercato obbligazionario sta iniziando a chiedere una compensazione maggiore per il rischio che l'inflazione futura resti più persistente", prosegue l'esperto. Nonostante ciò, il FedWatch continua ad attribuire una probabilità maggiore a un solo rialzo dei tassi di 25 punti base. "Il petrolio è già entrato nel termometro dell'inflazione, ma non ancora nel termostato della Fed", dichiara Debach. "Se il decennale e soprattutto il trentennale salgono senza un equivalente repricing dei Fed Funds, una parte della pressione potrebbe non arrivare dalla banca centrale. Sta emergendo più avanti sulla curva, dove si incontrano aspettative d'inflazione, premio a termine, offerta di debito e rischio fiscale", conclude l'esperto. cba (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)