MILANO (MF-NW)--Alcuni importanti cambiamenti strutturali stanno influenzando il mercato del lavoro statunitense. Secondo Pimco, queste dinamiche modificano la composizione dell'occupazione e contribuiscono a ridurre le pressioni salariali, con implicazioni rilevanti per la politica monetaria della Fed. PENSIONAMENTI E LAVORO PART-TIME FRENANO I SALARI "I fattori demografici e l'invecchiamento della forza lavoro si scontrano con l'evoluzione delle politiche sull'immigrazione, una più ampia incertezza economica e, molto probabilmente, i primi effetti delle tecnologie che sostituiscono la manodopera, compresa l'intelligenza artificiale", spiega l'esperta. Queste tendenze hanno dato il via a un ondata di pensionamenti tra i lavoratori più anziani e con redditi più elevati. Questo, insieme al crescente passaggio dal lavoro a tempo pieno a quello part-time con retribuzioni inferiori "sta esercitando una pressione al ribasso sull'inflazione salariale rilevata", prosegue Wilding. Inoltre, "dato che anche i tassi di occupazione delle persone in età lavorativa e in possesso di un titolo di studio universitario stanno peggiorando, non si sta verificando nemmeno quell'ondata di rientro nel mondo del lavoro da parte di queste categorie, che normalmente contribuirebbe a far salire i salari medi", osserva l'esperta. USCITA LAVORATORI PIÙ PAGATI PESA SU REDDITO FAMIGLIE Nel complesso, i dati suggeriscono che "i cambiamenti nel mercato del lavoro stiano pesando sul reddito da lavoro aggregato delle famiglie e sui costi delle imprese", dichiara Wilding. "Un numero sproporzionato di lavoratori con retribuzioni più elevate sta abbandonando l'occupazione e, in alcuni casi, sta addirittura uscendo del tutto dal mercato del lavoro. Ciò ha comportato che l'effetto netto di un mercato del lavoro caratterizzato da tassi di assunzione e licenziamento contenuti sia una pressione salariale più moderata", prosegue l'esperta IMPLICAZIONI DI POLITICA MONETARIA Pimco ritiene che la lezione per i responsabili delle banche centrali sia quella di "evitare di affidarsi eccessivamente a un singolo indicatore del mercato del lavoro". Il tasso di disoccupazione "segnala una situazione di tensione che i dati relativi ai salari, al costo unitario del lavoro e ai flussi della forza lavoro contraddicono nettamente", osserva Wilding. "Il mercato del lavoro non rappresenta una fonte di pressione inflazionistica negli Stati Uniti", dichiara l'esperta. le regole di politica monetaria che si basano principalmente sulla disoccupazione come misura della capacità inutilizzata dell'economia rischiano di portare a una politica monetaria più restrittiva di quanto sarebbe necessario, se si considerasse un insieme più ampio di indicatori relativi al mercato del lavoro, conclude Wilding. cba (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)