X, la piattaforma di Elon Musk, ha accettato di pagare circa 10 milioni di dollari per risolvere la causa legale intentata da Donald Trump contro la società e il suo ex amministratore delegato.
L’accordo raggiunto fa di X la seconda piattaforma di social media a risolvere una causa legale intentata dal presidente statunitense, quando la società lo aveva escluso per il suo ruolo nell’assalto al Campidoglio degli Stati Uniti del 6 gennaio 2021. Trump, insieme ad altri querelanti, aveva citato in giudizio la piattaforma, all’epoca chiamata ancora Twitter, e il suo ex amministratore delegato, Jack Dorsey. Elon Musk, dopo aver preso il controllo di Twitter nell’ottobre 2022 e aver rinominato la piattaforma X, ha reintegrato l’account di Trump nel novembre 2022, dopo aver consultato gli utenti e aver scoperto che la maggior parte di loro voleva il suo ritorno sulla piattaforma.
Il team legale di Donald Trump aveva preso in considerazione l’idea di lasciare che la causa si spegnesse, considerando la vicinanza di Musk al presidente statunitense e il fatto che avesse speso 250 milioni di dollari per aiutarlo a essere eletto. Tuttavia, nonostante la stretta relazione tra Trump e Musk, i due hanno infine deciso di andare avanti con l’accordo. Nel frattempi, il Tycoon, che Trump ha messo a capo del nuovo Dipartimento dell'Efficienza Governativa (Doge), ha preso posto accanto al presidente nell’Ufficio Ovale martedì 11 febbraio, rispondendo ad alcune domande relative ai suoi sforzi di riduzione dei costi.
Il mese scorso, Meta aveva raggiunto un accordo simile riguardo alla sospensione dell’account di Trump su Facebook, per un importo di 25 milioni di dollari, di cui 22 milioni destinati alla biblioteca presidenziale di Trump. L’accordo con Meta, dunque, è stato più che doppio rispetto a quanto X dovrà pagare. Nel contempo, gli avvocati di Trump stanno cercando di raggiungere un accordo anche con Google, che aveva bannato Trump da YouTube sempre in seguito ai disordini al Campidoglio del 2021. Le cause legali contro le tre aziende tecnologiche, intentate nel luglio 2021, sono durate anni e sembravano essere giunte a un punto morto prima delle elezioni presidenziali di novembre. Tuttavia, dopo la vittoria di Trump, anche le trattative con il ceo di Meta, Mark Zuckerberg, hanno ripreso slancio.
Nel 2022, un giudice federale ha archiviato la causa contro Twitter, ma gli avvocati di Trump hanno presentato appello. La Corte d'Appello federale ha esaminato il caso nell’autunno del 2023, senza però emettere una sentenza definitiva. Due settimane dopo le elezioni, gli avvocati di Trump hanno informato la corte, che stavano trattando un accordo con la società. La settimana scorsa, tutte le parti coinvolte hanno presentato una richiesta di archiviazione dell’appello, che è stata accolta il 10 febbraio.
Dopo la sconfitta alle elezioni del 2020, Trump aveva utilizzato la piattaforma, all’epoca chiamata Twitter, per diffondere informazioni false sul voto e incitare i suoi seguaci a recarsi a Washington per il raduno «Stop the Steal» del 6 gennaio 2021. Alcuni dei suoi sostenitori si sono poi diretti verso il Campidoglio, dove hanno preso parte alla rivolta per protestare contro la certificazione della vittoria di Joe Biden, che era allora sotto la supervisione dell’allora vicepresidente Mike Pence.
Mentre i manifestanti si radunavano, Trump aveva usato il suo account Twitter per affermare ai suoi milioni di seguaci che Pence aveva il potere di bloccare la certificazione dell’elezione e non aveva agito. Due giorni dopo la rivolta, Twitter ha sospeso definitivamente l’account di Trump, motivando la decisione con il rischio di incitamento alla violenza. «Dopo una revisione approfondita dei recenti tweet dell’account @realDonaldTrump e del contesto in cui sono stati ricevuti e interpretati, abbiamo deciso di sospendere permanentemente l’account a causa del rischio di ulteriore incitamento alla violenza», aveva dichiarato Twitter all’epoca. (riproduzione riservata)
