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Weidmann vede l'inflazione tedesca oltre il target della Bce
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Weidmann vede l'inflazione tedesca oltre il target della Bce

di Marco Vignali
12 febbraio 2021, 13:45

L'indice dei prezzi tedesco sfiorerà il 3% a fine anno. Questo avrà ripercussioni sulla politica monetaria che dovrà essere ridiscussa. Il presidente della Bundesbank non si aspetta un'ondata storica di fallimenti ed è contro una sospensione a lungo termine dei limiti all'indebitamento da parte degli Stati

Inflazione negativa o a ridosso dello zero? Neanche per sogno, per lo meno non in Germania. Secondo il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, non solo l'inflazione aumenterà in maniera sensibile nel corso del 2021 a causa della fine del ribasso temporaneo sull'Iva attuato lo scorso anno e alla nuova tassa sulle emissioni di CO2, ma supererà di gran lunga le previsioni della Banca centrale europea, che da anni "manca il suo target di inflazione", inferiore ma vicino al 2%.

Per il numero uno della Bundesbank, intervistato all'Augsburger Allgemeine, non ci sono dubbi sul fatto che le previsioni dell'Eurotower si riveleranno imprecise: proiettando i dati raccolti da inizio anno, infatti, si potrebbe arrivare a fine 2021 "con un aumento dei prezzi fino al 3%. Molto, tuttavia, dipenderà da come ripartiranno i consumi dopo la fine delle misure di lockdown per la pandemia e dal fatto se, ad esempio, gli operatori del settore turismo aumenteranno i prezzi".

In ogni caso, per Weidmann è inverosimile che il tasso di inflazione rimanga basso come lo scorso anno, soprattutto nel lungo termine. I prezzi al consumo in Germania, armonizzati per renderli comparabili ai dati sull'inflazione provenienti dagli altri Paesi dell'Unione europea, sono aumentati dell'1,6% su base annua il mese scorso, dopo essere diminuiti dello 0,7% in dicembre. Una stima effettuata all'inizio di questo mese ha mostrato che i prezzi al consumo nei 19 Paesi che compongono l'area dell'euro sono aumentati a gennaio dello 0,2% su base mensile dello 0,9% su base annuale. Gli analisti si aspettano che i prezzi in Germania aumentino soprattutto quando la più grande forza economica europea comincerà ad abolire le restrizioni in vigore da novembre, volte a contenere una seconda ondata di coronavirus che sembra attualmente fuori controllo.

"La Banca centrale europea manca da anni il suo obiettivo di inflazione nonostante i tassi di interesse ultra bassi e l'acquisto di centinaia di miliardi di euro in titoli di Stato per immettere liquidità nel sistema bancario", ha rincarato la dose Weidmann, che fa parte anche del Consiglio direttivo dell'Istituto. Chiaramente, un sensibile aumento dell'inflazione avrebbe ripercussioni sulla politica monetaria, la quale al momento è pienamente volta a contrastare gli effetti della pandemia. "La politica monetaria tirerà le redini", ha fatto sapere Weidmann, "se le previsioni sui prezzi lo richiederanno. Al momento, tuttavia, l'obiettivo è combattere le conseguenze della pandemia, motivo per cui la politica monetaria è tornata ad essere ancora più espansiva, anche se", ha aggiunto, "quando i tassi di inflazione aumenteranno nell'area dell'euro, discuteremo di nuovo della direzione fondamentale della politica monetaria".

Weidmann, inoltre, non condivide i timori di coloro che credono a un'ondata storica di fallimenti. Secondo il numero uno della Bundesbank, il numero di fallimenti provocati dalla pandemia rimarrà "al di sotto del livello di altre crisi", come ad esempio la grande crisi finanziaria di dieci anni fa. Weidmann ha, infine, messo in guardia contro una sospensione a lungo termine dei limiti all'indebitamento da parte degli Stati. "La Germania ha fatto bene con i limiti all'indebitamento", ha concluso, "e non va dimenticato che proprio questa politica ci ha permesso di consolidare le finanze statali nei momenti favorevoli", permettendo al paese di reagire in modo adeguato a fronte della crisi.

A tal proposito, "la Bce e il sistema delle Banche centrali nazionali sono i principali acquirenti e detentori di titoli di Stato dell'Eurozona", ha sottolineato Alessandro Caviglia, Responsabile Investimenti di Cordusio Sim, "e la quantità di denaro che viene immessa adesso nell'economia mediante l'acquisto di titoli è addirittura superiore a quella del quantitative easing della presidenza Draghi. Qualsiasi posizione corta che potrebbe trarre vantaggio da un consistente ampliamento degli spread si troverebbe a fronteggiare i continui acquisti mensili della Bce", ha proseguito l'esperto, secondo cui "scommettere contro una Banca centrale è come sfidare un avversario che dispone di munizioni infinite". (riproduzione riservata)



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