A undici giorni dall’annuale assemblea degli azionisti di Berkshire Hathaway, ribattezzata Woodstock per Capitalisti, Warren Buffett si presenta con una nuova domanda che tiene banco tra investitori e analisti: ora che ha venduto buona parte delle sue azioni Apple al momento perfetto, cosa comprerà con l’enorme tesoro di liquidità accumulato?
Il colosso fondato da Buffett detiene attualmente circa 318 miliardi di dollari in contanti, più di qualsiasi altra azienda nella storia, inclusa sé stessa. Una montagna di denaro cresciuta in parte grazie ai profitti generati dalle sue numerose controllate, ma che ha avuto una spinta decisiva nel 2023 con la vendita di una fetta significativa del suo portafoglio azionario, in particolare di azioni Apple.
Il tempismo è stato impeccabile. L’investimento nel colosso di Cupertino, iniziato nel 2016 tra qualche scetticismo, è diventato uno dei più redditizi nella storia di Berkshire, con guadagni teorici di circa 110 miliardi di dollari al momento della cessione. Da allora, Apple ha perso circa mille miliardi di valore di mercato rispetto al picco di dicembre, confermando la lungimiranza di Buffett.
Ma la vera domanda ora è: questo gigantesco tesoretto serve a cogliere occasioni d’acquisto in un mercato ribassista imminente? O Buffett sta aspettando che le tensioni commerciali e i rischi macroeconomici offrano nuove opportunità di salvataggio simili a quelle colte durante la crisi finanziaria del 2008?
Secondo Adam J. Mead, autore di The Complete Financial History of Berkshire Hathaway, la precedente esperienza di Buffett con Coca-Cola, altro investimento iconico che aveva raggiunto valutazioni esagerate negli anni '90, potrebbe aver influito sulla sua decisione di ridurre l’esposizione in Apple. Buffett stesso ha ammesso di essersi pentito di non aver ridotto la posizione in Coca-Cola in tempo.
La liquidità di Berkshire ha comunque un effetto rassicurante sugli investitori: nel 2024 ha superato l’S&P 500 di quasi 25 punti percentuali. Ma capire quando e dove impiegare tale capitale non è semplice. Con una capitalizzazione di mercato superiore ai mille miliardi di dollari, servono operazioni enormi per incidere sui risultati di Berkshire.
Tra le ipotesi più audaci, si parla dell’acquisto totale di Coca-Cola o American Express, entrambe partecipazioni storiche, con un costo stimato rispettivamente intorno ai 280 e 130 miliardi. Oppure, in caso di nuove crisi, prestiti salva-colossi come quelli concessi in passato a Goldman Sachs, Bank of America o Dow Chemical. Ma anche questi, oggi, dovrebbero essere molto più rilevanti per fare davvero la differenza.
Qualcuno teme che Buffett sappia qualcosa sull’economia globale che il resto del mercato ignora. In fondo, grazie alla rete di società controllate, riceve informazioni economiche in tempo reale.
Ma più che preannunciare una catastrofe, il suo comportamento potrebbe indicare semplicemente che, al momento, nessun titolo, nemmeno quello di Berkshire stessa, ha ancora un prezzo abbastanza interessante per lui. Buffett ha saputo quando vendere. Capire quando e cosa comprare si sta rivelando molto più complicato. (riproduzione riservata)
