Crocevia di tre mondi: mediterraneo, arabo e africano. Così è spesso chiamata l’Algeria, paese del Nord Africa conosciuto anche come il “Balcone del Mediterraneo”, una regione dai forti contrasti geografici, tra vallate verdi, ripide alture della catena montuosa dell’Atlante, dune di sabbia tra le più estese di tutto il Sahara, e dalla grande ricchezza storica e culturale. Un Paese in cui suggestioni storiche e paesaggi naturali mozzafiato si fondono in un sorprendente connubio tra natura e cultura. Molti dei siti archeologici risalenti all’epoca romana e splendidamente conservati sono oggi Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco. Vere e proprie città romane, dove il cardo e il decumano segnavano gli spazi pubblici e privati, dalle terme alle botteghe, dalle biblioteche ai templi. Città imponenti e floride, popolate da veterani dell’esercito, commercianti, banchieri, servite da una fitta rete di strade, ponti e acquedotti. Perché l’Algeria era una provincia veramente ricca dell’impero e fu per secoli una delle maggiori fonti di approvvigionamento agricolo. Un viaggio in Algeria è dunque un viaggio a ritroso nel tempo, negli antichi Regni di Mauretania e Numidia, divenute province romane dopo la presa di Cartagine e la conquista da parte dei Romani del Nord Africa. La straordinaria bellezza delle città costruite in queste nuove terre doveva servire a confermare al mondo antico la grandezza di Roma e celebrarne il suo successo.
Facile e comoda da raggiungere dall’Europa, l’Algeria è una delle destinazioni preferite da chi cerca un viaggio all’insegna della storia e della cultura e il tour Algeria Archeologica della linea History di Made by Turisanda, con gruppi di pochi partecipanti e guida locale parlante italiano sono pensati proprio per soddisfare ogni esigenza e curiosità. Un tour completo per scoprire tutte le bellezze archeologiche, storiche, culturali e paesaggistiche di questa destinazione, di 8 giorni e 7 notti, percorrendo in totale 820 km con incluso tutte le prime colazioni, 1 pranzo e 7 cene.
La capitale, arroccata sulla costa, con i suoi palazzi coloniali affacciati sul porto opera dei francesi – del suo piano regolatore si occupò anche il noto architetto Le Corbusier – i grandi boulevard, le animate vie della Casbah edificata nella parte alta della città dagli ottomani nel Cinquecento e Patrimonio dell’Umanità, le case imbiancate dalla calce, è un fascinoso misto di Occidente e Oriente, un po’ Marsiglia un po’ Tangeri, con una storia antichissima da raccontare. Fondata da Ercole, come raccontano gli antichi greci, divenne un ricco porto punico, poi berbero, poi colonia romana e, sotto l’impero ottomano, rifugio dei corsari barbareschi, fino a raggiungere l’indipendenza solo nel 1962. Tappa obbligata il Museo nazionale delle Belle Arti, il più grande museo d’arte di tutta l’Africa, e il vicino giardino botanico El Hamma, che ha al suo interno più di 1.200 specie di piante. Dalla capitale si raggiungono in poche ore i siti archeologici di Tipasa e Cesarea sulla costa, ma anche quelli dell’interno, sugli altopiani dell’Atlante dove sorgono Djemila, Timgad e Lambaesis, antica residenza della Legio III Augusta. Emblema del crocevia culturale della città, la Basilique Notre-Dame d’Afrique, una chiesa cattolica che si affaccia sul Mediterraneo dalla cima di un promontorio a nord della capitale. Edificata a partire dal 1855 dal vescovo di Algeri, la basilica, in stile bizantino, ospita al suo interno una statua della Madonna Nera. Nell’abside semicircolare un’iscrizione recita: “Notre Dame d’Afrique priez pour nous et pour les Musulmans”, invocazione riportata sia in arabo sia in berbero.
“Tipasa abitata dagli dei e gli dei parlano nel sole e nell’odore degli assenzi.” Così definì il celebre scrittore Albert Camus questa città, splendidamente adagiata sulla costa, la cui storia abbraccia nelle sue stratificazioni almeno cinque civiltà successive, dal VI secolo a.C. al VI secolo d.C. Fenici, punici, romani, numidi e bizantini si insediarono in questo luogo strategico, lasciando ognuno delle preziose testimonianze, fino alla grande urbanizzazione in epoca romana, sotto gli imperatori Claudio e Adriano, che proseguì fino all’invasione dei Vandali. La città rifiorì per un breve periodo durante l’occupazione bizantina nel VI secolo, fino a decadere definitivamente, tanto che quando arrivarono gli Arabi la trovarono ormai abbandonata: da qui deriva il suo nome arabo, Tefassed, ossia “gravemente danneggiata”. Oggetto di grandi scavi archeologici nel Novecento, oggi presenta diverse aree in ottimo stato di conservazione, dal foro alle basiliche, dal decumano all’anfiteatro, a resti di colonne e sarcofagi. Alcuni mosaici e suppellettili rinvenuti sono conservati nel museo archeologico della città. Poco lontano dal sito archeologico principale, sorge il mausoleo reale di Mauretania (tombeau de la Chrétienne), il monumento più celebre costruito dai sovrani Mauretani Giuba II e Cleopatra Selene; è un tumulo di pietra di circa 80.000 metri cubi, di forma cilindrica alla base e troncoconica nella copertura, scoperto durante gli scavi condotti nel 1865 da Adrian Berbrugger, ispettore degli edifici storici, su richiesta di Napoleone III.
Lungo le strade di montagna di Lambese, che fu capitale della Numidia sotto Settimio Severo, si raggiunge l’antica città romana di Timgad, fondata dall’imperatore Traiano per i legionari che si ritiravano dalla vita militare. La città riprende la classica topografia delle città romane, con cardo e decumano – dove sono ancora visibili i solchi fatti dalle ruote dei carri che nel tempo hanno consumato la pietra – fiancheggiati da un colonnato corinzio parzialmente restaurato, e presenta ancora molte aree ben conservate: il foro, la biblioteca pubblica con la sua sala di lettura semicircolare, il tempio dedicato a Giove, il grande anfiteatro che poteva accogliere più di 3.000 spettatori e il maestoso arco trionfale di Traiano in arenaria e a tre volte, ancora ben conservato.
Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, Djemila in arabo significa “la bella”, ma in epoca romana il suo nome era Cuicul, e doveva essere una splendida città, unica per l’architettura sapientemente adattata al monte su cui si arrampica. Venne fondata alla fine del I secolo d.C su un piccolo centro berbero preesistente all’incrocio di due importanti assi stradali, su un’altura a 1.400 mt sul livello del mare, creandone una colonia romana per i veterani. È tra i siti archeologici algerini meglio conservati: si passeggia tra il Foro di Settimio Severo, il tempio per il dio Marte, l’Arco di Trionfo dedicato a Caracalla, le Grandi Terme commissionate dall’imperatore Commodo, e persino il quartiere a luci rosse (il lupanare), situato nelle vicinanze del vecchio foro, insieme al teatro, eretto al di fuori delle mura, Con l’affermarsi del cristianesimo nel IV secolo, la città non perse la sua vitalità e sul pendio della città sono ancor oggi visibili una basilica e un battistero, che costituiscono le rovine più importanti dell’intero sito.
L’ambiente insolito e il colore rosso (tiddis in arabo) del terreno la distinguono dagli altri siti archeologici romani del Nord Africa: e, in effetti, anche per topografia, la città ricorda più un villaggio berbero, sebbene si possano ancora individuare templi, fori e terme, tipici del mondo romano. Le rovine sono piuttosto estese, le più importanti sono le cisterne e i canali dell’acqua, di cui quasi ogni edificio era dotato per immagazzinare l’acqua piovana, a causa di assenza di sorgenti, testimonianza evidente della maestria dei Romani nella costruzione di reti idriche efficienti e moderne. Il Tempio di Mitra è uno dei suoi edifici più originali.
Arroccata su speroni di roccia scavati nei millenni dal fiume Rhumel, circondata da due lati da gole impressionanti, la terza città più popolosa dell’Algeria stupisce per il suo dedalo di passaggi aerei e ponti vertiginosi e la sua architettura che Alexandre Dumas arrivò a definire a “nido d’aquila”, proprio per la sua posizione privilegiata e l’incredibile casbah situata su uno sperone roccioso.
Un tempo questa città sulla costa nord-orientale dell’Algeria, vicino al confine con la Tunisia, si chiamava Hippo Regius ed era stata fondata dai Fenici di Tiro nel XII secolo a.C., come importante porto e centro commerciale. Fu residenza dei re di Numidia e successivamente governata dai Berberi e dai Romani, sotto il cui conobbe uno sviluppo economico significativo divenendo perfino sede episcopale, con Sant’Agostino come vescovo dal 396 al 430. Assediata dai Vandali nel 430 d.C, la città fu poi riconquistata dal generale bizantino Belisario nel 533 e rimase sotto il dominio romano d’Oriente fino a quando cadde sotto i musulmani. Gli Arabi la distrussero nel VII secolo e la ricostruirono con il nome di Annaba.
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