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Paolo Martini,Tnb
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Vi svelo Tnb, la private bank nata da uno spin-off parziale della rete Azimut e partecipata da Fsi. Parla l’ad designato Martini

12 settembre 2025, 20:00

La private bank è pronta a partire. Ecco l’obiettivo di masse e consulenti a cinque anni

Mentre nel mondo del wealth management italiano tira ormai da mesi il vento del consolidamento, c’è qualcuno che ha deciso di muoversi controcorrente, iniziando un nuovo progetto (quasi) da zero. Con un approccio simile a quello di una startup. L’esperimento è quello di Tnb, acronimo di The Next Bank, la nuova banca rete che nascerà dallo spin-off parziale della rete di consulenti finanziari in Italia del gruppo Azimut. Annunciato a fine marzo 2024 e operativo commercialmente da maggio dello stesso anno, il progetto è ora in una fase avanzata dopo l’accordo vincolante siglato a maggio da Azimut con la società di private equity Fsi di Maurizio Tamagnini (all’80% della realtà sulla rampa di lancio, insieme a una serie di co-investitori) per la creazione di una «wealth fintech bank di nuova generazione», come la definisce Paolo Martini, ex ad di Azimut e oggi al timone di Tnb con la carica di amministratore delegato designato.

Domanda. A che punto è lo stato di avanzamento di Tnb?

Risposta. Come Tnb Project, in futuro The Next Bank secondo il disegno sottoposto e in attesa delle autorizzazioni dalle competenti autorità di vigilanza, dal 1° maggio 2024 operiamo come business unit indipendente all’interno del gruppo Azimut, con un selezionato perimetro di consulenti, clienti e dipendenti che ne fanno parte. Oggi questo perimetro ha 27 miliardi di masse, dai 24 miliardi dell’inizio, 920 consulenti, di cui 30 ingressi nel 2025, e circa 100 mila clienti.

D. Come avete scelto i consulenti da spostare sul progetto?

R. I consulenti hanno scelto autonomamente se fare parte o meno del progetto Tnb.

D. Quali sono gli obiettivi che vi siete posti?

R. Il piano industriale di Tnb prevede di arrivare a 45 miliardi di masse a cinque anni dalla partenza, con 8 miliardi di liquidità sui conti correnti, e di inserire circa 500 consulenti finanziari e private banker. L’idea, in linea con il nostro dna, è poi quella di valutare un’eventuale exit in borsa, sempre a cinque anni dalla partenza, condizioni di mercato permettendo.

D. Il vostro settore è in fermento e molti player stanno vagliando la strada del consolidamento. Voi però avete scelto un altro percorso: un progetto che parte da zero, come una startup. Perché?

R. Il mondo dei consulenti ha raddoppiato la quota di mercato negli ultimi 10 anni: siamo un attore propositivo, grazie anche alla presenza territoriale. Il mercato è sano e il contesto è positivo. Partendo da questo motivo macro, noi possiamo contare su vari vantaggi. In primo luogo azionisti forti, cioè Azimut al 19,9%, il fondo Fsi e altri partner all’80%. Il fatto di avere azionisti forti e molto credibili è un punto di vantaggio importante, oltre alla base di partenza di masse, clienti e consulenti che già abbiamo. Crediamo anche di avere un altro asso nella manica per portare da noi i consulenti e banker più capaci e motivati.

D. Cioè?

R. I consulenti finanziari, i dipendenti e i manager potranno arrivare ad avere fino al 20% di Tnb attraverso strumenti di co-investimento, replicando il modello partecipativo di Azimut. Quindi per chi vuole entrare in questo progetto c’è una grande opportunità economico-finanziaria di far proprio parte del valore creato. Molti professionisti hanno già capito la valenza di partecipare alla nascita di Tnb già da subito, nella fase di startup, diventandone soci fondatori. Noi rappresentiamo un’alternativa per tutti i consulenti che vogliono entrare in un progetto nuovo e partecipare alla sua crescita, ma anche ai bancari che vogliono godere di forme contrattuali che permettano loro di gestire in autonomia la propria clientela, da liberi professionisti.

D. Nel vostro settore essere al passo con l’innovazione tecnologica è vitale per resistere sul mercato. Come siete messi a riguardo?

R. Si tratta di uno dei nostri pilatri. Grazie al partner Ion stiamo costruendo in maniera innovativa la piattaforma, con l’obiettivo di dare vita a una wealth fintech bank di ultima generazione. La possibilità di partire ex novo con una piattaforma è un vantaggio enorme.

D. E gli altri pilastri?

R. Il secondo pilastro è il team: stiamo creando una squadra di persone molto competenti, orientate al business, che vivano l’attività professionale in Tnb come un progetto da costruire e di cui essere parte. Il terzo pilastro è la suite di prodotti e servizi di Azimut, che sarà messa a disposizione di Tnb che resterà comunque libera, indipendente e con un modello aperto a livello di prodotti e servizi.

D. A questo proposito, come si configura il rapporto con Azimut?

R. È chiaramente un rapporto privilegiato, visto che Azimut è anche nostro azionista: i clienti di Tnb hanno a disposizione i prodotti di Azimut, tra cui quelli sui mercati privati, suoi cavalli di battaglia.

D. Avrete anche una fabbrica prodotto interna?

R. Lato gestioni, partiremo con la parte di advisory che già pesa per quasi 3 miliardi di euro e gestiremo internamente alcune gestioni patrimoniali. Avremo poi l’offerta di Azimut e di altre case terze, focalizzandoci in gran parte su una distribuzione veloce e vicina alla clientela in logica di piattaforma aperta.

D. Qual è l’identikit del vostro cliente tipo?

R. Ci concentreremo su tre grandi tipologie di clientela: privata, corporate (quindi piccole e medie imprese, ndr) e istituzionali, cioè fondazioni, casse, enti e fondi pensione. All’interno della clientela privata abbiamo due target: High-Net e Ultra-High-Net, ai quali offriremo soluzioni di multi-banca depositaria, wealth planning, consulenza patrimoniale, family governance, passaggio generazionale, consulenza su asset presso terzi, welfare. E poi ci rivolgeremo alla clientela di fascia retail e private, dai 250 mila euro di patrimonio.

D. A livello di struttura organizzativa come vi state orientando?

R. La fascia alta viene presidiata dai director, che hanno già 6,5 miliardi di masse. La fascia private, per patrimoni dai 500 mila ai 2,5 milioni, è presidiata da circa 200 wealth manager. E poi c’è la fascia di private banking. Ci interessa crescere in tutti questi segmenti, considerando ovviamente che la fascia alta porta a bordo competenze e patrimoni importanti. A livello organizzativo ci sono per ora 12 ceo territoriali, che hanno le leve di crescita nelle aree locali in cui operiamo e che coprono tutta Italia. Ma il numero può variare, perché intendiamo continuare a crescere a partire dal nostro nucleo centrale, cioè la Lombardia. Da ottobre peraltro avremo anche la nostra nuova sede, in via Porrone a Milano. (riproduzione riservata)



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